Liceo Cafiero di Barletta. <span>Foto Ida Vinella</span>
Liceo Cafiero di Barletta. Foto Ida Vinella
Scuola e Lavoro

La memoria salvata a scuola: gli studenti del Cafiero di Barletta hanno ridato voce alla resistenza

Il progetto ha portato alla ricostruzione di numerose biografie di partigiani locali e alla creazione della Banca dati provinciale

Gli studenti della 5ªD del Liceo Scientifico "Carlo Cafiero" di Barletta sono stati protagonisti di un importante lavoro di ricerca storica sulla Resistenza e sulla memoria civile del nostro territorio. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l'ANPI provinciale Barletta-Andria-Trani e con altri istituti scolastici della BAT, ha portato alla ricostruzione di numerose biografie di partigiani locali e alla creazione della Banca dati provinciale, oggi consultabile online.

C'è un pregiudizio duro a morire: quello che descrive la Generazione Z come disinteressata, distratta, incapace di misurarsi con la "fatica della memoria". L'esperienza che ho vissuto con le studentesse e con gli studenti dimostra esattamente il contrario.

Tre anni fa, in occasione dell'anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, quello che avrebbe dovuto essere un semplice approfondimento didattico guidato dalla brava professoressa Anna Valente si è trasformato in un percorso civile che ha superato i confini della scuola. I ragazzi hanno dedicato tempo, energie e passione per restituire dignità a storie che rischiavano di essere dimenticate.

La Resistenza non fu solo "vento del Nord"
Uno dei cardini del progetto è stato lo smantellamento di un mito storiografico diffuso: l'idea che la Resistenza sia stata un fenomeno esclusivamente settentrionale. Attraverso ricerche negli archivi, consultazioni di testi e un lavoro meticoloso sui faldoni dell'archivio storico dell'ANPI BAT, gli studenti hanno riportato alla luce la partecipazione della nostra terra - la Puglia, la BAT, Barletta - alla lotta di Liberazione.

Il loro lavoro ha permesso di ricostruire le vicende di circa 1.200 partigiani della provincia, di cui 300 barlettani. Tra le storie riscoperte, quella di Nicola Filannino, padre della loro docente di Italiano, Filomena Filannino: dopo l'8 settembre rifiutò di consegnare le armi, fu catturato dai Tedeschi, evase, venne nascosto dalla famiglia Moroni di Voghera e si unì alla Brigata garibaldina "Casotti". Nuovamente catturato dai Calmucchi, subì torture nelle carceri di Piacenza prima di essere liberato dai partigiani di Giustizia e Libertà.

Il Colonnello Grasso e il valore della scelta
Gli studenti hanno approfondito anche la figura del colonnello Francesco Grasso, protagonista della difesa di Barletta nel settembre 1943. Deportato nei lager nazisti per 20 mesi, al suo ritorno fu paradossalmente processato per "resa", reato punito con la fucilazione. Fu prosciolto perché riconosciuto pienamente rispettoso delle leggi militari e umane. Per onorarne la memoria, i ragazzi gli hanno dedicato le prime due puntate del podcast "ResiStories", trasformando la ricerca storica in un racconto accessibile ai loro coetanei.

Una banca dati per il futuro
Il progetto non si è fermato alla ricerca. In collaborazione con l'Istituto Tecnico "Onofrio Jannuzzi" di Andria e il Liceo Classico "Francesco De Sanctis" di Trani, gli studenti hanno contribuito alla creazione della "Banca dati dei partigiani della provincia di Barletta-Andria-Trani". Un vero "giardino della memoria" digitale, dove ogni nome è un seme che continua a germogliare.

Custodi della Costituzione
Questo viaggio nella storia ha permesso ai ragazzi di comprendere che la Costituzione non è un documento ingiallito, ma il testamento morale di chi scelse la libertà. In un tempo segnato da sfide globali – dalla pace al rispetto del diritto internazionale, fino alle riforme istituzionali – questi giovani hanno dimostrato di possedere gli anticorpi civili necessari per affrontare il presente con consapevolezza.

Le ragazze e i ragazzi della 5ª D non sono stati semplici studenti: sono diventati "custodi della memoria", consapevoli che la libertà è un esercizio quotidiano e che la democrazia vive solo se alimentata dalla partecipazione.

Partigiani del XXI secolo
Come presidente onorario dell'ANPI BAT, ho visto nei loro occhi non solo curiosità, ma senso di responsabilità. Il loro impegno dimostra che la Resistenza non è un capitolo chiuso, ma un presente che continua a camminare sulle gambe di chi ha vent'anni e non ha paura di ricordare.

Oggi, con i testimoni diretti che scompaiono per ragioni anagrafiche, la missione dell'ANPI è quella di formare "Partigiani del XXI secolo": giovani capaci di trasformare i valori della Resistenza in strumenti per costruire una democrazia moderna, viva e pienamente antifascista.
I ragazzi del Cafiero hanno raccolto un testimone prezioso e lo stanno portando nel futuro con i linguaggi della contemporaneità.
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