Canne della Battaglia
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La città

L'acquisto della collina di Canne, ma «Barletta non valorizza il patrimonio culturale»

Michele Grimaldi: «Se 83 anni fa il Comune non avesse acquistato quel terreno, oggi non si sarebbe potuto celebrare niente nella nostra città»

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«A proposito di acquisizioni di beni culturali che hanno lasciato il segno nella Storia barlettana e di impropri voli pindarici su agognati acquisti che hanno tutti i prodromi per rivelarsi vere e proprie bufale, debbo a malincuore sottolineare che in tanti, specie quelli preposti a svolgere questa incombenza, hanno scarsa memoria per avvenimenti vere e proprie pietre miliari della Storia barlettana. Mi riferisco, in questo caso specifico, alla data del 26 giugno 1937, allorquando un'illuminata amministrazione comunale, ebbe la fondamentale idea di acquistare il terreno ove sorgeva la cittadella di Canne». A scrivere è il responsabile sezioni Archivio di Stato di Barletta e Trani, Michele Grimaldi.

«Non è confutabile la dura e cruda realtà che c'è scarsissima attenzione sulla Storia della nostra Città ed in particolar modo quando si tratta lo spinosissimo caso di Canne. Solo i barlettani non hanno percepito questa grossissima lacuna. Infatti solo qualche anno fa, durante una conferenza organizzata per delineare un bilancio della mostra "Annibale. Un Viaggio", il giornalista e saggista Paolo Rumiz, profondo conoscitore del patrimonio culturale italiano e soprattutto dei personaggi che quel tesoro dovrebbero curare e gestire, ha immaginato scenari non certo felici "…se non ci sarà una larga e propositiva "coalizione" che lavori per risollevare le sorti dei luoghi che videro Annibale assoluto protagonista". Purtroppo Rumiz in quella occasione ha sentenziato che "gli Italiani, dal punto di vista storico, hanno un'autostima pari a zero" ed io sommessamente aggiungo che non conoscono affatto la Storia!

Ebbene si, signori perché se ottantatré anni fa il Comune non avesse acquistato quell'appezzamento di terreno, oggi ma anche ieri e l'altro ieri ancora, non si sarebbe potuto celebrare un bel niente nella nostra città, bensì qualche altro luogo la farebbe da padrone per organizzare simili manifestazioni. Pensate stia esagerando? Bene, vi porto a conoscenza di una lettera inviata al Commissario Prefettizio del Comune di Barletta il 23 aprile 1935 dal dott. Vito Lattanzio, Presidente dell'Associazione fra gli Amici dell'Arte e della Storia Barlettana il quale avvisava che "…Alla fine del corrente mese di aprile sarà tenuto in Avezzano il consiglio di famiglia dell'interdetto Nicola Cocco, proprietario della Collina di Canne. Per poter con facilità concludere le opportune trattative per l'acquisto della predetta collina da parte di codesta Amministrazione, sarebbe indispensabile inviare di urgenza la relativa proposta di acquisto. Anche perché, da sopralluogo effettuato da incaricati, mi è stato riferito che dalla distruzione delle tombe eseguita dai nuovi proprietari della masseria Cocco" e concludeva " Solo con l'acquisto potremo avere la possibilità di salvare almeno una parte di una zona di grande interesse nazionale e di compiere il nostro dovere verso quei morti che da duemila anni giacciono inosservati in terra nostra". Più chiaro di così si muore!

Per fortuna che l'accorato appello lanciato da ogni parte del settore cultura della società civile barlettana, venne accolto e il 26 giugno del 1937 il Comune di Barletta nella figura del Podestà dott. Michele Picardi, acquistava dall'avv. Alfredo Tomassetti, tutore del sig. Cocco Nicola proprietario, una zona di terreno denominata "Monte Canne" in contrada omonima, della superficie di ettari 8.79.40 iscritta in catasto alla partita n. 2327, foglio 43, particella 13, per la somma complessiva di £. 9.784,44. Non si pensi, però, che da quel momento per Canne tutto divenne facile e bello…macché!

Infatti la sorte del sito archeologico annibalico è stato sempre, eufemisticamente, poco felice. Infatti 71 anni fa, il 15 febbraio del 1949, sulle pagine del quotidiano romano Il Messaggero, il giornalista e scrittore Aldo Valori, commentatore e storico di fatti d'arme, con un pezzo dal titolo "Allarme a Canne" effettuava una segnalazione al Ministro della Pubblica Istruzione Gonella con la quale lo informava che "… dove si svolse la più famosa battaglia dell'antichità ... i contadini stanno rovinando la più impressionante necropoli che esista in Italia, quella di più alto valore storico. Quei poveri villici piantano viti e seminano grano sulle colline dove si svolse la battaglia che mentre cinse di immortali allori il capo di Annibale, diede ancora la dimostrazione della ferrea resistenza morale di Roma e della Lega italica".

E terminava con una richiesta che faccio sicuramente mia "E tuttavia, se si deve evitare una distruzione totale vada per la recinzione e magari per l'ossario. Ma sarebbe stato tanto più bello, più decoroso, più conveniente anche sotto l'aspetto turistico (tengo a ribadire che si parla di 71 anni fa!) conservare la sterminata necropoli nel suo aspetto originario. Si fa ancora in tempo a rimediare? Al Ministro Gonella (oggi Franceschini) uomo di cultura e di studio non sfuggirà questa occasione per acquistarsi una benemerenza presso gli archeologi, gli amatori di storia patria ed anche presso i poeti, se ce ne sono".

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l'interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica. Si dovrebbe infatti puntare sulla semplice messa in opera della normalità di funzionamento che, quasi sempre, latita in una programmazione culturale mettendo da parte fantomatici ed improbabili attrattori, cercando di realizzare le piccole cose e tralasciando i faraonici, dispendiosi, inutili e pericolosi progetti»

Michele GRIMALDI
Responsabile Sezioni Archivio di Stato di Barletta e Trani
3 fotoAcquisto collina Canne della Battaglia
Atto dacquisto Collina di CanneFoto primi scavi a CanneArticolo Momento Sera JPG
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