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Scuola e Lavoro

Inail Barletta: i dipendenti danno il via all’agitazione contro il “declassamento” della sede provinciale

La decisione della Direzione Centrale dell’Istituto è immotivata. I tagli del Governo mal si conciliano con le esigenze della tutela del lavoro

Il rischio paventato da tempo è ormai una certezza. Il 2010 si è chiuso con l'ufficializzazione del "declassamento" della sede provinciale dell'Inail di Barletta trasformata così in un semplice sportello di front-office. Il futuro dell'Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro della provincia di Barletta – Andria – Trani è stato scritto da un provvedimento adottato dalla Direzione Centrale dell'Istituto. "L'immotivata decisione", che la burocrazia chiama "declassamento", altro non è che un ridimensionamento del numero dei lavoratori e delle funzioni. Il provvedimento è "a dir poco discutibile" perché non tiene conto del carico di lavoro che connota l'operato della sede e l'impegno profuso dai dipendenti in linea con gli obiettivi "sempre più ambiziosi" del piano aziendale puntualmente perseguiti.

Non solo, sono i numeri che dimostrano la "superficialità" di questa scelta: la realtà della sede Inail di Barletta è ben diversa da quella denunciata dalla Direzione per giustificare il "declassamento". Il portafoglio aziendale, per esempio, è di gran lunga superiore rispetto a quello descritto nel report dell'Istituto in cui compaiono oltre 1000 unità in meno. La Direzione Centrale trascura anche il fatto che i dati nella Bat sono in crescita: da qualche mese il Comune di Spinazzola è passato sotto la competenza della sede provinciale di Barletta. Stessa cosa tra qualche tempo accadrà anche per i Municipi di Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando.

Nel report, tra le voci che concorrono a formare il portafoglio complessivo delle sedi regionali, si prende in considerazione anche il dato delle pratiche di risarcimento di infortuni derivanti da presenza di amianto nei posti di lavoro. Numeri "inammissibili" non solo perché rappresentano una componente "statica" ma anche perché si riferiscono ad un impegno estemporaneo che sta andando "ad esaurimento". A testimonianza della "superficialità" con la quale è stato stilato questo resoconto c'è anche il dato sulle "pratiche di amianto" che include il totale delle domande presentate e non quelle realmente in gestione. Molte delle richieste per ottenere i benefici collegati all'amianto sono state da tempo evase. Altrettanto scarsa è la realisticità del dato relativo al processo aziendale, non tanto per i numeri, quanto per il fatto che non sempre le cifre corrispondono all'effettiva mole di lavoro: la sede di Barletta è anche punto di riferimento di professionisti dei Comuni che operano in provincia di Bari.

Ed è così che, per tutte queste ragioni ed alla luce delle sconfortanti prospettive derivanti da una sterile politica di tagli portata avanti dal Governo Berlusconi, i rappresentanti sindacali della sede di via Amerigo Vespucci, in una riunione, hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione del personale dell'Inail di Barletta.

"I lavoratori rivendicano con questa iniziativa di protesta – dice Luigia Manzi, segretaria aziendale della Funzione Pubblica Cgil Bat – il riconoscimento dell'impegno che hanno profuso nel tempo e chiedono un immediato intervento sul "declassamento" al fine di salvaguardare il proprio futuro e non snaturare l'identità della sede dell'ente previdenziale della nuova provincia pugliese. È una vicenda al limite del paradosso – conclude la Manzi – per la quale preannunciamo ulteriori iniziative di protesta.

"Ancora una volta – commenta Massimo Marcone, segretario della Funzione Pubblica della Cgil Bat – i tagli del Governo mal si conciliano con le esigenze della tutela del lavoro di un istituto che da oltre 25 anni è punto di riferimento di tutto il territorio del Nord Barese/Ofantino. Con la nascita della sesta provincia, la sede dell'Inail di Barletta, vista la sua storia e i numeri che la caratterizzano, avrebbe dovuto essere ampliata, invece, al contrario, ci troviamo a ragionare di un declassamento che creerà grandi difficoltà all'utenza di un territorio di oltre 400mila abitanti e caratterizzato da un importante tessuto di aziende. Noi della Cgil Bat – prosegue Marcone – siamo pronti a condurre in maniera infaticabile le battaglie per la difesa dei diritti dei lavoratori soprattutto in un caso come questo dove in gioco c'è anche l'attenzione della politica rispetto al tema della sicurezza sul lavoro".
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