
Politica
«Il Coraggio di Cambiare: Barletta e la sfida del futuro»
La riflessionre di Luca Lacerenza, Partito Democratico
Barletta - mercoledì 29 luglio 2026
15.42 Comunicato Stampa
«Le prossime elezioni amministrative di Barletta non rappresentano una semplice scadenza elettorale, ma una vera e propria linea di demarcazione tra ciò che siamo stati e ciò che abbiamo l'opportunità di diventare. In un momento storico in cui le città devono reinventarsi tra transizione digitale, sostenibilità e inclusione sociale, a Barletta si respira la necessità di una svolta. Una svolta che non dimentica il passato, ma che ha il coraggio di guardare avanti con occhi nuovi». Così Luca Lacerenza, Partito Democratico.
«Parlare di futuro a Barletta significa inevitabilmente raccogliere il testimone delle grandi stagioni politiche del passato, come quelle di Raffaele Fiore, Ruggiero Dimiccoli, Francesco Salerno, Nicola Maffei e Pasquale Cascella. Periodi in cui la città ha saputo pianificare, crescere e darsi una visione di lungo termine, trasformando il tessuto urbano e culturale. Quella capacità amministrativa, fatta di competenza, ascolto e concretezza, è il patrimonio genetico da cui la coalizione progressista deve attingere. Tuttavia, la nostalgia da sola non basta a governare il presente. Il "buon governo" di ieri deve diventare il carburante per l'innovazione di oggi, traducendo i valori storici di solidarietà e sviluppo in risposte moderne per le sfide globali e locali.
L'attuale sindaco, nella sua azione amministrativa, ha mostrato tutti i limiti intrinseci alla sua esperienza, frenata e ostacolata dai partiti che sostengono la sua maggioranza. Le logiche di posizionamento e i veti incrociati hanno troppo spesso paralizzato i progetti più ambiziosi, dimostrando come anche le migliori intenzioni del singolo debbano cedere il passo di fronte ai freni di una coalizione priva di una reale spinta progressista.
Il vero elemento di rottura e di speranza per le prossime elezioni risiede nella forte spinta al rinnovamento generazionale. È una tendenza che ormai travalica i confini locali e che sta dimostrando come l'audacia e la giovane età dei leader non siano un limite, ma il valore aggiunto della politica contemporanea.
Pensiamo all'incredibile spinta impressa oltreoceano da Zohran Mamdani a New York, un giovane amministratore che ha rivoluzionato la narrazione politica mettendo al centro i bisogni reali delle persone con un linguaggio diretto e privo di vecchi schemi ideologici. O a figure trasversali e dinamiche come Silvia Salis a Genova, che incarnano il volto di un progressismo che non ha paura di sfidare l'ordine costituito. Ma per trovare esempi di questa "primavera" non serve guardare troppo lontano. Basta voltarsi verso la vicina Molfetta, che ha recentemente scelto la freschezza e l'energia di Manuel Minervini, eletto sindaco a soli 36 anni per ridare slancio e visione alla sua comunità. È la dimostrazione plastica che il territorio è pronto, che le comunità vicine stanno già tracciando la strada affidando le chiavi del proprio futuro a una nuova generazione.
Barletta ha bisogno di questa stessa energia. L'introduzione di figure giovani alla guida della macchina comunale non è una scelta di facciata, ma una necessità strategica. I giovani amministratori portano con sé caratteristiche precise: una comprensione nativa delle nuove tecnologie e dei modelli di sviluppo sostenibile; una maggiore libertà decisionale, lontana dalle vecchie logiche di potere e dai compromessi che per anni hanno frenato lo slancio della città; la capacità di intercettare le reali esigenze delle nuove generazioni, che troppo spesso scelgono di abbandonare la nostra terra per cercare fortuna altrove.
Per troppi anni la politica locale si è arroccata su posizioni di difesa, preferendo la gestione dell'ordinario alla lungimiranza della pianificazione. Il cambiamento richiede coraggio: il coraggio dei partiti di fare un passo di lato per far fare alla città un passo in avanti; il coraggio dei candidati di assumersi responsabilità enormi; e, soprattutto, il coraggio degli elettori di dare fiducia a un progetto di reale cambiamento.
Barletta è a un bivio. Da una parte c'è la palude della continuità; dall'altra c'è la scommessa di una primavera amministrativa che unisce la solidità della grande tradizione progressista all'entusiasmo e alla visione della gioventù. Scegliere il futuro significa scegliere il coraggio del cambiamento».
«Parlare di futuro a Barletta significa inevitabilmente raccogliere il testimone delle grandi stagioni politiche del passato, come quelle di Raffaele Fiore, Ruggiero Dimiccoli, Francesco Salerno, Nicola Maffei e Pasquale Cascella. Periodi in cui la città ha saputo pianificare, crescere e darsi una visione di lungo termine, trasformando il tessuto urbano e culturale. Quella capacità amministrativa, fatta di competenza, ascolto e concretezza, è il patrimonio genetico da cui la coalizione progressista deve attingere. Tuttavia, la nostalgia da sola non basta a governare il presente. Il "buon governo" di ieri deve diventare il carburante per l'innovazione di oggi, traducendo i valori storici di solidarietà e sviluppo in risposte moderne per le sfide globali e locali.
L'attuale sindaco, nella sua azione amministrativa, ha mostrato tutti i limiti intrinseci alla sua esperienza, frenata e ostacolata dai partiti che sostengono la sua maggioranza. Le logiche di posizionamento e i veti incrociati hanno troppo spesso paralizzato i progetti più ambiziosi, dimostrando come anche le migliori intenzioni del singolo debbano cedere il passo di fronte ai freni di una coalizione priva di una reale spinta progressista.
Il vero elemento di rottura e di speranza per le prossime elezioni risiede nella forte spinta al rinnovamento generazionale. È una tendenza che ormai travalica i confini locali e che sta dimostrando come l'audacia e la giovane età dei leader non siano un limite, ma il valore aggiunto della politica contemporanea.
Pensiamo all'incredibile spinta impressa oltreoceano da Zohran Mamdani a New York, un giovane amministratore che ha rivoluzionato la narrazione politica mettendo al centro i bisogni reali delle persone con un linguaggio diretto e privo di vecchi schemi ideologici. O a figure trasversali e dinamiche come Silvia Salis a Genova, che incarnano il volto di un progressismo che non ha paura di sfidare l'ordine costituito. Ma per trovare esempi di questa "primavera" non serve guardare troppo lontano. Basta voltarsi verso la vicina Molfetta, che ha recentemente scelto la freschezza e l'energia di Manuel Minervini, eletto sindaco a soli 36 anni per ridare slancio e visione alla sua comunità. È la dimostrazione plastica che il territorio è pronto, che le comunità vicine stanno già tracciando la strada affidando le chiavi del proprio futuro a una nuova generazione.
Barletta ha bisogno di questa stessa energia. L'introduzione di figure giovani alla guida della macchina comunale non è una scelta di facciata, ma una necessità strategica. I giovani amministratori portano con sé caratteristiche precise: una comprensione nativa delle nuove tecnologie e dei modelli di sviluppo sostenibile; una maggiore libertà decisionale, lontana dalle vecchie logiche di potere e dai compromessi che per anni hanno frenato lo slancio della città; la capacità di intercettare le reali esigenze delle nuove generazioni, che troppo spesso scelgono di abbandonare la nostra terra per cercare fortuna altrove.
Per troppi anni la politica locale si è arroccata su posizioni di difesa, preferendo la gestione dell'ordinario alla lungimiranza della pianificazione. Il cambiamento richiede coraggio: il coraggio dei partiti di fare un passo di lato per far fare alla città un passo in avanti; il coraggio dei candidati di assumersi responsabilità enormi; e, soprattutto, il coraggio degli elettori di dare fiducia a un progetto di reale cambiamento.
Barletta è a un bivio. Da una parte c'è la palude della continuità; dall'altra c'è la scommessa di una primavera amministrativa che unisce la solidità della grande tradizione progressista all'entusiasmo e alla visione della gioventù. Scegliere il futuro significa scegliere il coraggio del cambiamento».
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