
La città
Giuseppe De Nittis, lettera d’amore a Leòntine
Il testo di Giuseppe Lagrasta
Barletta - domenica 15 febbraio 2026
3.07
Il prof. Giuseppe Lagrasta, dopo aver indagato, attraverso i dialoghi immaginari, le interviste immaginarie e le autointerviste immaginarie le passioni e la creatività e la figura prismatica di Giuseppe De Nittis, oggi pubblica una lettera d'amore immaginaria indirizzata dal grande pittore barlettano alla moglie Léontine Lucile Gruvelle. Continua – con la lettera d'amore immaginaria spedita da Londra – l'esplorazione del prof. Giuseppe Lagrasta – tra gioco dei richiami artistici e autobiografici, ed ecologia letteraria e pittura narrativa. L'autore di questa lettera – in più saggi ha esplorato la vena creativa del De Nittis, offrendo agli osservatori, una figura denittisiana speciale, intrisa di una intensa vita interiore e di una voce poetica e umana, spesso, dimenticata.
Marlborough Road, Londra 1875
Cara Léontine, eppure quante volte ci siamo tenuti per mano e siamo stati insieme, sempre,sempre, sempre, eppure questi sentimenti che ti scrivo, credo di non essere riuscito a dirli, non so, se per pudore, per timore, per paura di perderti, per l'ansia di un abbandono imprevisto e imprevedibile. Non so dire, ma sento questa sera di scriverti e di parlarti con la magia dei miei sogni e del mio cuore, a te, legato, nell'infinito.
Ho sempre amato le tue malinconie e le tue nostalgie, la tua splendida ironia, ho sempre amato i tuoi sentimenti nascosti per me, il senso della tua meraviglia, e quella gioia di vivere che mi hai sempre donato, quando ero in balia d'un problema, di un desiderio da realizzare, di un'opera tanto agognata e finalmente riuscita.
Eppure, credo, e penso, che non sono mai stato capace di dimostrarti il mio amore, infinito, per i tuoi occhi, per le tue mani, per la gioia che mi hai regalato, per la gioia che mi hai dato con la nascita di Jacques, io che ti amo, e ti amai, di una follia segreta e di una segreta gelosia, indescrivibile.
E quando leggevi brani dai miei appunti, spesso, io tacevo, commosso, perché quello che avevo scritto non rispecchiava tutto il mio tormento interiore e tutta la mia desiderata passione per te, che spesso, non riuscivo adescrivere, perché, come ben sai, mi sono sempre espresso con maggiore attitudine con le figure che con le parole.
E tu, dal cuore della tua meraviglia hai donato la tenerezza del tuo destino frammista alla linfa del tuo sangue vivo e giovane, così, da regalarmi giorni e giorni di felicità segreta che nessuno degli astanti, nei momenti più disparati della via quotidiana, riusciva a scoprire.
Léontine, quando ci siamo incontrati, il tuo sguardo, - con i tuoi occhi segreti, viventi di una luce vivace, ma segreta e dolce soltanto per me - , ha catturato il mio cuore, stringendolo in una dolce morsa di emozioni; e nonostante la mia esperienza fosse nata in luoghi di luce, la luce dei tuoi occhi, (che ho poi trasfigurato nelle mie opere, dipingendoti), mi ha fatto sentire come s'io fossi a casa. E Parigi per me è stata la prima e la seconda casa della vita e tu, Lèontine, mi hai insegnato a vedere la luce, in una nuova luce seconda, che ha rappresentato, ed è stata per me, fonte della mia seconda nascita e anche sviluppo emotivo per la costruzione di una grammatica artistica per l'umanità, una umanità più viva, volitiva e prorompente.
Léontine, mio cuore, non trovo le parole, per dirti anche di quale passione il mio cuore a te si stringe e la tua vita a me si lega di doppia vitalità e di doppia profonda, passione, e il mio cuore, or ora, che da te è lontano, mi sta insegnando a riscoprire ciò che tu sei per me e quale musa desiderabile, per me sei, ora che sei lontana. Musa lieve e dolce, musa poetica e sognante, bianca perla nata in una conchiglia, testimone della mia passione per te.
Ora che da te sono lontano, non vedo l'ora di partire da Londra e tornare a Parigi, per essere con te e con Jacques e parlare e parlare per ore di questa mia esperienza londinese ma anche, di ricordi, di quando, per esempio, siamo stati ospiti a Napoli, e tu hai avuto occasioni di esprimere tutto il tuo amore per il teatro napoletano e le sue figure.
Anche allora, io fui geloso di te e dei tuoi canovacci teatrali, delle parole che usavi per il tuo teatro ironico, appassionato, tutto interiore e, in quel periodo da te ho appreso la bellezza dell'uso delle parole dialogiche e teatrali e dell'uso delle figure e dei corpi che abitano il teatro.
E poi, i tuoi romanzi. I tuoi eroi e le tue eroine. Quanto li amo!
E quando la sera, nel cuore delle riflessioni e delle meditazioni, i miei pensieri si espandono nei territori dell'amore, la passione mi rinvigorisce la forza di vivere e mi ripeto che devo resistere per esistere e per dipingere, devo osservare, leggere il reale, stringere il nodo delle onde degli abissi interiori, disegnare, cantare l'universo con le parole dei colori.
E tu, che mi hai insegnato a conoscere i colori delle parole, attraverso i tuoi racconti, in questa sera londinese, in cui mi sento tanto solo, mi viene voglia di cantare, e immaginare di venirti incontro con fiori di primavera londinesi, per dedicarti tutta l'immensa molteplicità colorata che l'anima della tavolozza, della mia tavolozza, racconta, ed esprime solo e soltanto, per te! E mi vien il desiderio di dedicarti dei versi, di immaginarti, qui con me, mentre qualcuno fuori ci canta una serenata come a Napoli, come a Posillipo, oppure a Portici, mentre tu leggi i miei versi scaturiti dalla mia mente appassionata e colorata di te.
Ma il tempo fugge e mi chiedo se saprò contenere l'irruenza della vita cittadina, quotidiana e rumorosa parigina, ancora per tanto tempo, oppure, dovrò fare una pausa, tornare a Posillipo, tornare con voi, con te e Jacques a Barletta e fare delle passeggiate lungo l'Ofanto, oppure tra le pagliare delle Saline? Léontine, però devo confessarti, che il tempo non lascia scampo, che il tempo mi ricorda sempre quell'opera che dipinsi, Bambino al sole, e che mi diede la possibilità di essere e di crescere, di capire i miei compagni di gioco e di come si comportavano, avendo una madre e di come io mi comportavo orfano di madre e, avendo solo al mio fianco, mio padre ammalato.
Lèontine, mentre il tempo si sconta lottando per la vita e per i propri sogni, io offro a te e a Jaques, tutto l'amore che io un tempo, nell'infanzia barlettana, invano desiderai. Ma devo confessarti, che in quel periodo, ho cominciato a guardarmi intorno e a vedere ciò che gli altri non vedevano, a sentire ciò che gli altri non sentivano, a scoprire sofferenze che gli altri neanche immaginavano.
E' stato in quel momento che ho scoperto che la natura ha un anima, che il mare ha una sua divinità, che i fiumi possiedono le loro anime inquiete e che gli uomini e le donne, anche in compagnia di altre persone, lo vedevo, lo sentivo, e osservavo, accusavano una solitudine, intollerabile.
Ed è stato in quei momenti che ho scoperto il valore della solitudine e tu, quando sono arrivato a Parigi, mai mi facesti sentire la solitudine di un viaggiatore, che in una notte oscura, cerca una via per il rifugio. E se rifugio io cercai, lo trovai in te, nel tuo grande cuore di donna appassionata e amorevole, silenziosa e dolce, innamorata e felice, donna mia angelicata, rivoluzionaria.
E tu, Léontine sei stata e sarai sempre la mia luce, il mio orgoglio, la mia infinita passione. E non potrò mai scordare la luce che emanano i tuoi occhi, e anche questa sera, in cui la stanchezza non mi lascia scampo, anche in questa notte malinconica londinese, mi sforzo di immaginare la luce dei tuoi occhi per poterne scrivere in questa lettera, ormai nostro scrigno di parole che parlano del nostro amore segreto. Che ci lega da sempre e che nessuno saprà mai scoprire fino in fondo, perché è intimo e tutto interiore, perché si legge soltanto, segretamente, in una sola opera a te dedicata ed è quella di Figura di donna, dove sei luce, perla e conchiglia del mio amore, passione e tenerezza, gioventù in fiore, mia poesia. E a cuore aperto, Lèontine, mio eterno amore, io ti ho donato, il colore del cielo di Barletta, il colore dell'azzurro cilestrino adriatico, l'ironia e la verde acqua del Fiume Ofanto, la bellezza di una sera d'amore a Parigi, e la bellezza di una notte sul mare nel Golfo di Posillipo, sognando di dipingere un autoritratto in forma di segreti poetici. E la tua poesia ho amato e la tua poesia mi ha donato la gioia di vivere e la gioia di dipingere, e non solo all'aria aperta. Eora che sento la mia vena poetica ampliare gli orizzonti della mia malinconia, non mi resta che perdermi nel sonno e tra i sogni londinesi, consegnando a te, tutto il mio segreto amore per i tuoi occhi.
Tuo Giuseppe
@Riproduzione riservata
Marlborough Road, Londra 1875
Cara Léontine, eppure quante volte ci siamo tenuti per mano e siamo stati insieme, sempre,sempre, sempre, eppure questi sentimenti che ti scrivo, credo di non essere riuscito a dirli, non so, se per pudore, per timore, per paura di perderti, per l'ansia di un abbandono imprevisto e imprevedibile. Non so dire, ma sento questa sera di scriverti e di parlarti con la magia dei miei sogni e del mio cuore, a te, legato, nell'infinito.
Ho sempre amato le tue malinconie e le tue nostalgie, la tua splendida ironia, ho sempre amato i tuoi sentimenti nascosti per me, il senso della tua meraviglia, e quella gioia di vivere che mi hai sempre donato, quando ero in balia d'un problema, di un desiderio da realizzare, di un'opera tanto agognata e finalmente riuscita.
Eppure, credo, e penso, che non sono mai stato capace di dimostrarti il mio amore, infinito, per i tuoi occhi, per le tue mani, per la gioia che mi hai regalato, per la gioia che mi hai dato con la nascita di Jacques, io che ti amo, e ti amai, di una follia segreta e di una segreta gelosia, indescrivibile.
E quando leggevi brani dai miei appunti, spesso, io tacevo, commosso, perché quello che avevo scritto non rispecchiava tutto il mio tormento interiore e tutta la mia desiderata passione per te, che spesso, non riuscivo adescrivere, perché, come ben sai, mi sono sempre espresso con maggiore attitudine con le figure che con le parole.
E tu, dal cuore della tua meraviglia hai donato la tenerezza del tuo destino frammista alla linfa del tuo sangue vivo e giovane, così, da regalarmi giorni e giorni di felicità segreta che nessuno degli astanti, nei momenti più disparati della via quotidiana, riusciva a scoprire.
Léontine, quando ci siamo incontrati, il tuo sguardo, - con i tuoi occhi segreti, viventi di una luce vivace, ma segreta e dolce soltanto per me - , ha catturato il mio cuore, stringendolo in una dolce morsa di emozioni; e nonostante la mia esperienza fosse nata in luoghi di luce, la luce dei tuoi occhi, (che ho poi trasfigurato nelle mie opere, dipingendoti), mi ha fatto sentire come s'io fossi a casa. E Parigi per me è stata la prima e la seconda casa della vita e tu, Lèontine, mi hai insegnato a vedere la luce, in una nuova luce seconda, che ha rappresentato, ed è stata per me, fonte della mia seconda nascita e anche sviluppo emotivo per la costruzione di una grammatica artistica per l'umanità, una umanità più viva, volitiva e prorompente.
Léontine, mio cuore, non trovo le parole, per dirti anche di quale passione il mio cuore a te si stringe e la tua vita a me si lega di doppia vitalità e di doppia profonda, passione, e il mio cuore, or ora, che da te è lontano, mi sta insegnando a riscoprire ciò che tu sei per me e quale musa desiderabile, per me sei, ora che sei lontana. Musa lieve e dolce, musa poetica e sognante, bianca perla nata in una conchiglia, testimone della mia passione per te.
Ora che da te sono lontano, non vedo l'ora di partire da Londra e tornare a Parigi, per essere con te e con Jacques e parlare e parlare per ore di questa mia esperienza londinese ma anche, di ricordi, di quando, per esempio, siamo stati ospiti a Napoli, e tu hai avuto occasioni di esprimere tutto il tuo amore per il teatro napoletano e le sue figure.
Anche allora, io fui geloso di te e dei tuoi canovacci teatrali, delle parole che usavi per il tuo teatro ironico, appassionato, tutto interiore e, in quel periodo da te ho appreso la bellezza dell'uso delle parole dialogiche e teatrali e dell'uso delle figure e dei corpi che abitano il teatro.
E poi, i tuoi romanzi. I tuoi eroi e le tue eroine. Quanto li amo!
E quando la sera, nel cuore delle riflessioni e delle meditazioni, i miei pensieri si espandono nei territori dell'amore, la passione mi rinvigorisce la forza di vivere e mi ripeto che devo resistere per esistere e per dipingere, devo osservare, leggere il reale, stringere il nodo delle onde degli abissi interiori, disegnare, cantare l'universo con le parole dei colori.
E tu, che mi hai insegnato a conoscere i colori delle parole, attraverso i tuoi racconti, in questa sera londinese, in cui mi sento tanto solo, mi viene voglia di cantare, e immaginare di venirti incontro con fiori di primavera londinesi, per dedicarti tutta l'immensa molteplicità colorata che l'anima della tavolozza, della mia tavolozza, racconta, ed esprime solo e soltanto, per te! E mi vien il desiderio di dedicarti dei versi, di immaginarti, qui con me, mentre qualcuno fuori ci canta una serenata come a Napoli, come a Posillipo, oppure a Portici, mentre tu leggi i miei versi scaturiti dalla mia mente appassionata e colorata di te.
Ma il tempo fugge e mi chiedo se saprò contenere l'irruenza della vita cittadina, quotidiana e rumorosa parigina, ancora per tanto tempo, oppure, dovrò fare una pausa, tornare a Posillipo, tornare con voi, con te e Jacques a Barletta e fare delle passeggiate lungo l'Ofanto, oppure tra le pagliare delle Saline? Léontine, però devo confessarti, che il tempo non lascia scampo, che il tempo mi ricorda sempre quell'opera che dipinsi, Bambino al sole, e che mi diede la possibilità di essere e di crescere, di capire i miei compagni di gioco e di come si comportavano, avendo una madre e di come io mi comportavo orfano di madre e, avendo solo al mio fianco, mio padre ammalato.
Lèontine, mentre il tempo si sconta lottando per la vita e per i propri sogni, io offro a te e a Jaques, tutto l'amore che io un tempo, nell'infanzia barlettana, invano desiderai. Ma devo confessarti, che in quel periodo, ho cominciato a guardarmi intorno e a vedere ciò che gli altri non vedevano, a sentire ciò che gli altri non sentivano, a scoprire sofferenze che gli altri neanche immaginavano.
E' stato in quel momento che ho scoperto che la natura ha un anima, che il mare ha una sua divinità, che i fiumi possiedono le loro anime inquiete e che gli uomini e le donne, anche in compagnia di altre persone, lo vedevo, lo sentivo, e osservavo, accusavano una solitudine, intollerabile.
Ed è stato in quei momenti che ho scoperto il valore della solitudine e tu, quando sono arrivato a Parigi, mai mi facesti sentire la solitudine di un viaggiatore, che in una notte oscura, cerca una via per il rifugio. E se rifugio io cercai, lo trovai in te, nel tuo grande cuore di donna appassionata e amorevole, silenziosa e dolce, innamorata e felice, donna mia angelicata, rivoluzionaria.
E tu, Léontine sei stata e sarai sempre la mia luce, il mio orgoglio, la mia infinita passione. E non potrò mai scordare la luce che emanano i tuoi occhi, e anche questa sera, in cui la stanchezza non mi lascia scampo, anche in questa notte malinconica londinese, mi sforzo di immaginare la luce dei tuoi occhi per poterne scrivere in questa lettera, ormai nostro scrigno di parole che parlano del nostro amore segreto. Che ci lega da sempre e che nessuno saprà mai scoprire fino in fondo, perché è intimo e tutto interiore, perché si legge soltanto, segretamente, in una sola opera a te dedicata ed è quella di Figura di donna, dove sei luce, perla e conchiglia del mio amore, passione e tenerezza, gioventù in fiore, mia poesia. E a cuore aperto, Lèontine, mio eterno amore, io ti ho donato, il colore del cielo di Barletta, il colore dell'azzurro cilestrino adriatico, l'ironia e la verde acqua del Fiume Ofanto, la bellezza di una sera d'amore a Parigi, e la bellezza di una notte sul mare nel Golfo di Posillipo, sognando di dipingere un autoritratto in forma di segreti poetici. E la tua poesia ho amato e la tua poesia mi ha donato la gioia di vivere e la gioia di dipingere, e non solo all'aria aperta. Eora che sento la mia vena poetica ampliare gli orizzonti della mia malinconia, non mi resta che perdermi nel sonno e tra i sogni londinesi, consegnando a te, tutto il mio segreto amore per i tuoi occhi.
Tuo Giuseppe
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