L'arte di Antonio Bernardini in mostra a Barletta
L'arte di Antonio Bernardini in mostra a Barletta
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Fino al 27 febbraio l'arte di Antonio Bernardini in mostra a Barletta

Inaugurata l'esposizione a Palazzo San Domenico

Dopo il grande successo dell'edizione romana presso l'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani a dicembre scorso, la mostra "Antonio Bernardini: la scoperta di un artista" inaugura a Palazzo San Domenico di Barletta. L'esposizione - in programma dal 24 gennaio al 27 febbraio 2026 e curata da Francesco Picca, Direttore del Museo Civico di Barletta - è stata presentata venerdì scorso alla presenza, fra gli altri, del Sindaco di Barletta Cosimo Damiano Cannito e l'Assessore alla Cultura del Comune di Barletta Oronzo Cilli.

Artista instancabile e figura centrale della vita culturale cittadina, Bernardini, è stato anche Direttore del Museo Civico e Pinacoteca "Giuseppe De Nittis", ruolo che ha interpretato come una vera e propria missione civile. Pittore e custode dell'arte, ha fatto sua una visione etica della promozione culturale, improntata alla tutela del patrimonio e a un'idea di museo come luogo vivo e necessario. Fu tra i primi a battersi per la salvaguardia di opere e collezioni dimenticate, denunciando il degrado dei musei e l'indifferenza delle istituzioni verso i poli culturali del territorio.

Così il Sindaco di Barletta, Cosimo Damiano Cannito: "Intitolare la mostra 'La scoperta di un artista' è la chiave di lettura più logica, l'approccio più consono per apprezzare la cifra stilistica di Antonio Bernardini, ammirarne le opere, valutare con immediatezza lo spessore del suo profondo rapporto con Barletta. Siamo entusiasti, come Ente civico, di patrocinare questo evento il cui prestigio, illuminando a ragion veduta la scena culturale locale, ripaga lo spirito diligente e la convergente azione di tutti i soggetti che lo hanno, ammirevolmente, concretizzato".

L'Assessore alla Cultura Oronzo Cilli dichiara: "L'esposizione che dedichiamo alla maiuscola figura di Antonio Bernardini è un ulteriore, prezioso tassello del mosaico di rilancio culturale che Barletta e la sua istituzione cittadina contribuiscono a svelare, progressivamente, all'interesse del pubblico appassionato d'arte come al neofita. Abbiamo intrapreso un itinerario di valorizzazione e promozione dell'identità cittadina e lo stiamo facendo nella nitida consapevolezza che l'arte e la cultura, in generale, sono due tra le direttrici di marcia prioritarie per affermare una comunità, condividere la grande bellezza del proprio patrimonio, ravvivarne globalmente l'immagine."

Il progetto espositivo riunisce circa una trentina di opere – tra dipinti a olio, disegni, grafiche, fotografie, lettere personali e manoscritti – e accompagna il visitatore in un percorso cronologico che attraversa la lunga parabola creativa dell'artista. Come spiega il curatore Francesco Picca, si tratta di una "realtà immaginata: una mostra che permette di scoprire Barletta attraverso l'occhio indagatore di Antonio Bernardini".

Dalle prime opere paesaggistiche degli anni Quaranta si arriva alla produzione matura degli anni Cinquanta e Settanta, dove le suggestioni realistiche della città e dei paesaggi pugliesi si intrecciano con i volti delle persone a lui care e con elementi di modernità – come la celebre serie dedicata alle automobili – riletti in chiave onirica. Il percorso si chiude negli anni Ottanta, quando Bernardini si apre al simbolismo e all'informale, senza mai abbandonare una solida base figurativa.

"Le opere di Antonio Bernardini si distinguono per una cromia ricchissima e vibrante, spesso associata a formati medio-grandi, che sembrano oltrepassare i limiti fisici della tela per entrare in dialogo diretto con l'osservatore", sottolinea Picca. Il colore – in particolare il blu – diventa così uno strumento espressivo centrale: non una semplice descrizione del reale, ma una sua trasformazione poetica, capace di evocare paesaggi, figure e memorie.

A ricordarne la forza espressiva anche Antonio Bernardini, ambasciatore e fondatore di Sestante Consulting, sponsor ufficiale del progetto culturale, nonché omonimo nipote dell'artista: "I suoi dipinti sono un'esplosione di colori che tradiscono il travaglio interiore di un uomo apparentemente pacato, capace di riversare sulla tela una creatività irruente e profonda".

Accanto alla dimensione artistica, la mostra restituisce il ritratto di un protagonista assoluto della cultura locale. Bernardini fu direttore del Museo Civico e Pinacoteca "Giuseppe De Nittis" dal 1965, in una fase cruciale per l'istituzione. Il suo incarico coincise con il rientro a Barletta di numerose opere che, durante il conflitto, erano state trasferite e accantonate nei depositi per proteggerle dai bombardamenti. Bernardini ne comprese immediatamente il valore e si batté per la loro salvaguardia, denunciando senza esitazioni il degrado degli spazi museali e l'indifferenza delle istituzioni. La sua dedizione fece di lui uno dei principali difensori dei poli culturali e del patrimonio artistico meridionale, un punto di riferimento per la tutela delle collezioni e per la promozione culturale della regione.

"Si alza il sipario su un grande artista meridionale del Novecento, dalla personalità unica, capace di unire la figura dell'artista a quella del difensore delle istituzioni culturali", afferma l'ambasciatore Antonio Bernardini. "Attraverso il suo impegno mirava a rendere il museo un organismo attivo e vitale, con una funzione sociale altissima. Per certi versi, una figura eroica e rivoluzionaria, animata da una passione autentica per l'arte e da una profonda insofferenza verso l'apatia culturale".

Cuore pulsante del progetto è il documentario "Antonio Bernardini: Io amo vivere", realizzato da Paola Bernardini, pronipote dell'artista e regista pluripremiata. "Mi hanno sempre parlato di zio Tonino", racconta. "Sapevo che, oltre alle opere appese in casa, ce ne fossero molte altre in cantina. Dopo un periodo all'estero, tornai a Barletta durante la pandemia: quel tempo sospeso mi fece capire che era il momento giusto". Quella scoperta si è trasformata in un'indagine artistica e umana: "Mi aspettavo pochi quadri impolverati, invece mi sono trovata davanti a centinaia di lavori potentissimi, contemporanei, rimasti invisibili per decenni. Poi sono arrivati i diari, altre cantine, altre tracce: da lì è nato il docufilm".

L'esposizione trova oggi una collocazione altamente simbolica: Palazzo San Domenico, sede storica del Museo Civico e della Pinacoteca De Nittis che Bernardini ha guidato e difeso per anni.

"È un modo per restituirgli spazio e riconoscimento", conclude Paola Bernardini. "Il docufilm racconta non solo un artista da riscoprire, ma una figura umana sorprendentemente contemporanea: fragile e tenace, un outsider che parla di identità, solitudine e bisogno di essere visti. Barletta è il punto di partenza, non quello di arrivo".

Il documentario, di prossima candidatura a importanti festival internazionali – tra cui Cannes, Toronto e la Mostra del Cinema di Venezia – ripercorre la vita artistica e professionale di Antonio Bernardini attraverso interviste a familiari, amici, esponenti politici e artisti, contribuendo a restituire al pubblico una figura complessa e ancora attualissima.

Un importante riconoscimento va ad onorare la memoria di Antonio Bernardini: da gennaio, una delle sale di Palazzo San Domenico porta il suo nome. Un tributo alla sua opera e al suo impegno per la cultura e per l'arte, che sancisce il legame profondo e duraturo con la città.

Per tutta la durata della mostra, sarà esposta al Castello di Barletta un'opera di Antonio Bernardini che ha come soggetto proprio il castello. La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di Megamark srl, Frantoio Paperella e SMP srl – Sfregola.

Antonio Bernardini nasce a Trinitapoli (Puglia) nel 1920 da una famiglia di origini toscane. Dopo aver conseguito il diploma di pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, si stabilisce a Barletta, dove diventa un protagonista della scena culturale locale. Oltre a essere un artista, Bernardini è stato docente di disegno e, dal 1965, direttore del Museo Civico e Pinacoteca "Giuseppe De Nittis", dove svolge un ruolo fondamentale nella valorizzazione del patrimonio artistico della città.

Nonostante fosse una persona molto colta e sensibile, la sua vita fu essenzialmente solitaria e discreta. Amante degli animali e della natura, Bernardini trascorreva il suo tempo libero in lunghe passeggiate per le campagne, che spesso diventarono soggetti delle sue opere. Al momento della sua morte, avvenuta nel 1989, la sua casa conteneva una vasta raccolta di tele, disegni, incisioni e scritti, molti dei quali sono stati successivamente conservati dai suoi familiari.

Francesco Picca, storico dell'arte, dottore di ricerca, ha studiato a Bari e Napoli. Attualmente responsabile del Museo Civico di Barletta, ha lavorato in diversi musei e istituzioni culturali. Autore di monografie e saggi, ha curato mostre e cataloghi su Francesco Saverio Altamura (2012), Domenico Caldara (2014), Giacomo Negri (2007), nonché sulla storia e le collezioni del Museo Civico di Barletta (2022).

L'Ambasciatore Antonio Bernardini, nato a Barletta nel 1957 ha lavorato presso le ambasciate italiane in India, Giappone. E le rappresentanze presso le Nazioni Unite a Ginevra e New York. E' stato Ambasciatore presso l'ONU, in Brasile e Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Parigi. Attualmente ricopre la carica di Capo di Gabinetto di IRENA, l'agenzia internazionale delle energie rinnovabili in Abu Dhabi.

Paola Bernardini è una filmmaker premiata, attiva tra regia e produzione per cortometraggi e advertising. Ha conseguito un BFA in Film alla School of Visual Arts (NY). I suoi film Città dei Sogni (Festival di Cannes Short Film Corner) e Solitaire (Menzione Speciale a Cortinametraggio) sono distribuiti sulla piattaforma WeShort. Ha collaborato con il noto produttore Andrew Fierberg. Attualmente vive a Roma e lavora tra Parigi e Londra nel branded content.
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