
La città
Dalle cronache del nostro territorio a storie di vita e coraggio, «l'omertà è il più grande nemico»
“Cronache dal fronte invisibile”: nel libro di Saverio Santoniccolo, 41 anni nell’Arma dei Carabinieri, fatti di vita vissuta, tra notti insonni e lotte alla criminalità
Barletta - sabato 31 gennaio 2026
Esistono fatti di grande dolore, di silenzioso coraggio, di lavoro faticoso che che, pur avendo segnato profondamente un territorio, restano spesso confinate nelle carte giudiziarie o nei ricordi di chi c'era, oppure in vecchie e sgualcite pagine di giornale. Il Luogotenente Carica Speciale dei Carabinieri, oggi in congedo, Saverio Santoniccolo, molti di quei fatti li ha visti da vicino, e con la scrittura di un libro ha scelto di donare loro una sorta di "immortalità".
"Cronache dal fronte invisibile. Storie di vita vissuta" è il titolo del libro di Saverio Santoniccolo, che nasce dall'idea di restituire voce, contesto e umanità a decenni di indagini che hanno attraversato Barletta e la sua provincia, tra episodi meno nomi e vicende indelebili. Per altro con un obiettivo nobile: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto agli orfani, figli dei colleghi caduti in servizio.
Santoniccolo ha servito lo Stato per 41 anni, 30 dei quali nella Sezione Operativa dei Carabinieri di Barletta: un arco di tempo che coincide con alcune delle pagine più complesse e dolorose della cronaca locale e nazionale. Operazioni contro la mafia, traffici internazionali di droga, omicidi che hanno lacerato intere comunità, catture di latitanti, assalti ai portavalori. E poi il prezzo più alto, quello che non fa notizia: la perdita di colleghi, di innocenti, di certezze.
Oggi Saverio Santoniccolo è un Luogotenente dei Carabinieri in congedo che continua a lavorare svolgendo attività di sicurezza in una azienda il cui titolare, qualche anno fa, rimase vittima di un tentativo estorsivo e a lui si rivolse, mentre era ancora in servizio, per sporgere denuncia. Grazie a quella denuncia, grazie al coraggio di questo imprenditore, furono operati molti arresti, fu sventata una rapina a un furgone portavalori, furono evitati molti furti di autovetture e conseguirono severe condanne di primo grado. Attualmente svolge anche attività di volontariato come consulente per la sicurezza del Monastero di Colonna di Trani.
Il libro "Cronache dal fronte invisibile" non è un semplice elenco di fatti, ma è un racconto personale dentro le notti di lavoro, le scelte difficili, i dubbi, il dietro le quinte di un mestiere complesso, tra legalità e violenza, con racconti che si presterebbero perfettamente alla trasposizione in una serie televisiva capace di raccontare il "dietro le quinte" delle indagini, senza filtri.
Particolarmente forte è il legame con Barletta, città che ha rappresentato il cuore operativo dell'esperienza professionale di Santoniccolo. Qui si sono concentrate molte delle indagini raccontate, come anche nella vicina Andria. Tra queste, anche il caso di Graziella Mansi, sicuramente una delle vicende di cronaca più sconvolgenti degli ultimi trent'anni nel nostro territorio.
Considerando che i racconti del libro partono da fatti veri, come ha scelto quali episodi raccontare e quali lasciare fuori?
«La scelta dei racconti è stata assolutamente causale, sono talmente tante le cose che potrei ancora raccontare che non ho utilizzato un criterio nella scelta. Chissà, forse, sto scrivendo ancora…».
Quali sono gli obiettivi che spera di raggiungere nei lettori del suo libro? Un risveglio delle coscienze, la divulgazione del lavoro svolto, il racconto dei sacrifici imposti dal lavoro o altro?
«Per quanto riguarda gli obiettivi che mi sono prefisso sono sicuramente riconducibili alla forte convinzione che, come hai già scritto nel testo dell'articolo, a un certo punto, il lavoro duro, lungo e rischioso degli operatori di polizia giudiziaria che si cela dietro un operazione di Polizia Giudiziaria, debba essere condiviso per far sì che la cittadinanza sappia quali sacrifici affrontano queste persone pagate con stipendi non adeguati all'impegno profuso e ai rischi che corrono ogni giorno escono di casa senza sapere se ci faranno ritorno. In particolare nel contrasto alla mafia il lavoro degli operatori di PG deve essere a maggior ragione condiviso e recepito perché il contrasto alla criminalità organizzata non deve rimanere di esclusiva competenza delle forze di polizia ma deve essere una questione di responsabilità civile e di coscienza da parte di tutti. L'omertà è il più grande nemico delle forze dell'ordine nel contrasto alle mafie. Questo scritto vuole essere anche un grido d'allarme sulla situazione della sicurezza pubblica in questo paese dove i cittadini non sono più tranquilli, neanche nelle loro case, dove il diffuso senso di impunità, generato dalla mancata certezza della pena, sta determinando una escalation criminale sempre più pericolosa. Vuole essere un appello alla riflessione sulle affermazioni di quanti si imbarcano in campagne diffamatorie e d'odio nei confronti delle forze di polizia, sempre più spesso prese di mira, nell'esercizio onesto delle loro funzioni, da parte investigatori e analisti, criminologi improvvisati o da censori da salotto televisivo che, al caldo delle loro case, non conoscono neanche lontanamente cosa significhi passare una notte a bordo di autoradio o di una volante».
Lei è stato impegnato nelle ricerche della piccola Graziella Mansi, uno dei casi di cronaca più forti degli ultimi trent'anni nel nostro territorio. Cosa ricorda di quel giorno?
«Di quel maledetto 19 agosto ricordo ogni maledettissimo istante. La spasmodica ricerca di una bambina scomparsa, la folla di persone disperate che si era unita alle ricerche, le ore perse a cercare in mezzo a rovi e sterpaglie, il fumo che ci ha investito quando abbiamo cominciato la penetrazione di quella radura in fiamme dove poi abbiamo trovato Graziella, il fortissimo calore, il sudore che bruciava, la visione del corpo di quella povera creatura, la faccia inebetita di Pasquale Tortora dall'inizio delle ricerche fin quando non l'abbiamo arrestato e portato in carcere, il suo avvocato d'ufficio, una donna, che a un certo punto si rifiutò di difenderlo e ha abbandonato l'ufficio e, per finire, i vestiti che indossavo, strappati, lacerati dai rovi e dalle sterpaglie, impuzzoliti di fumo e gettati nella spazzatura».
"Cronache dal fronte invisibile. Storie di vita vissuta" è il titolo del libro di Saverio Santoniccolo, che nasce dall'idea di restituire voce, contesto e umanità a decenni di indagini che hanno attraversato Barletta e la sua provincia, tra episodi meno nomi e vicende indelebili. Per altro con un obiettivo nobile: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto agli orfani, figli dei colleghi caduti in servizio.
Santoniccolo ha servito lo Stato per 41 anni, 30 dei quali nella Sezione Operativa dei Carabinieri di Barletta: un arco di tempo che coincide con alcune delle pagine più complesse e dolorose della cronaca locale e nazionale. Operazioni contro la mafia, traffici internazionali di droga, omicidi che hanno lacerato intere comunità, catture di latitanti, assalti ai portavalori. E poi il prezzo più alto, quello che non fa notizia: la perdita di colleghi, di innocenti, di certezze.
Oggi Saverio Santoniccolo è un Luogotenente dei Carabinieri in congedo che continua a lavorare svolgendo attività di sicurezza in una azienda il cui titolare, qualche anno fa, rimase vittima di un tentativo estorsivo e a lui si rivolse, mentre era ancora in servizio, per sporgere denuncia. Grazie a quella denuncia, grazie al coraggio di questo imprenditore, furono operati molti arresti, fu sventata una rapina a un furgone portavalori, furono evitati molti furti di autovetture e conseguirono severe condanne di primo grado. Attualmente svolge anche attività di volontariato come consulente per la sicurezza del Monastero di Colonna di Trani.
Il libro "Cronache dal fronte invisibile" non è un semplice elenco di fatti, ma è un racconto personale dentro le notti di lavoro, le scelte difficili, i dubbi, il dietro le quinte di un mestiere complesso, tra legalità e violenza, con racconti che si presterebbero perfettamente alla trasposizione in una serie televisiva capace di raccontare il "dietro le quinte" delle indagini, senza filtri.
Particolarmente forte è il legame con Barletta, città che ha rappresentato il cuore operativo dell'esperienza professionale di Santoniccolo. Qui si sono concentrate molte delle indagini raccontate, come anche nella vicina Andria. Tra queste, anche il caso di Graziella Mansi, sicuramente una delle vicende di cronaca più sconvolgenti degli ultimi trent'anni nel nostro territorio.
Considerando che i racconti del libro partono da fatti veri, come ha scelto quali episodi raccontare e quali lasciare fuori?
«La scelta dei racconti è stata assolutamente causale, sono talmente tante le cose che potrei ancora raccontare che non ho utilizzato un criterio nella scelta. Chissà, forse, sto scrivendo ancora…».
Quali sono gli obiettivi che spera di raggiungere nei lettori del suo libro? Un risveglio delle coscienze, la divulgazione del lavoro svolto, il racconto dei sacrifici imposti dal lavoro o altro?
«Per quanto riguarda gli obiettivi che mi sono prefisso sono sicuramente riconducibili alla forte convinzione che, come hai già scritto nel testo dell'articolo, a un certo punto, il lavoro duro, lungo e rischioso degli operatori di polizia giudiziaria che si cela dietro un operazione di Polizia Giudiziaria, debba essere condiviso per far sì che la cittadinanza sappia quali sacrifici affrontano queste persone pagate con stipendi non adeguati all'impegno profuso e ai rischi che corrono ogni giorno escono di casa senza sapere se ci faranno ritorno. In particolare nel contrasto alla mafia il lavoro degli operatori di PG deve essere a maggior ragione condiviso e recepito perché il contrasto alla criminalità organizzata non deve rimanere di esclusiva competenza delle forze di polizia ma deve essere una questione di responsabilità civile e di coscienza da parte di tutti. L'omertà è il più grande nemico delle forze dell'ordine nel contrasto alle mafie. Questo scritto vuole essere anche un grido d'allarme sulla situazione della sicurezza pubblica in questo paese dove i cittadini non sono più tranquilli, neanche nelle loro case, dove il diffuso senso di impunità, generato dalla mancata certezza della pena, sta determinando una escalation criminale sempre più pericolosa. Vuole essere un appello alla riflessione sulle affermazioni di quanti si imbarcano in campagne diffamatorie e d'odio nei confronti delle forze di polizia, sempre più spesso prese di mira, nell'esercizio onesto delle loro funzioni, da parte investigatori e analisti, criminologi improvvisati o da censori da salotto televisivo che, al caldo delle loro case, non conoscono neanche lontanamente cosa significhi passare una notte a bordo di autoradio o di una volante».
Lei è stato impegnato nelle ricerche della piccola Graziella Mansi, uno dei casi di cronaca più forti degli ultimi trent'anni nel nostro territorio. Cosa ricorda di quel giorno?
«Di quel maledetto 19 agosto ricordo ogni maledettissimo istante. La spasmodica ricerca di una bambina scomparsa, la folla di persone disperate che si era unita alle ricerche, le ore perse a cercare in mezzo a rovi e sterpaglie, il fumo che ci ha investito quando abbiamo cominciato la penetrazione di quella radura in fiamme dove poi abbiamo trovato Graziella, il fortissimo calore, il sudore che bruciava, la visione del corpo di quella povera creatura, la faccia inebetita di Pasquale Tortora dall'inizio delle ricerche fin quando non l'abbiamo arrestato e portato in carcere, il suo avvocato d'ufficio, una donna, che a un certo punto si rifiutò di difenderlo e ha abbandonato l'ufficio e, per finire, i vestiti che indossavo, strappati, lacerati dai rovi e dalle sterpaglie, impuzzoliti di fumo e gettati nella spazzatura».

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