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Dai consultori ai centri antiviolenza, la fatica della presidente Tina Arbues

L'impegno femmilie a Barletta, oltre la ricorrenza dell'otto marzo. Colloquio con la referente dell'osservatorio "Giulia e Rossella"

"Quello che le donne non dicono" è una straordinaria canzone, portata al successo da Fiorella Mannoia nel 1987, e da allora rimasta a rappresentare il mondo interiore delle donne, sempre misterioso e interessante. Del resto il titolo della canzone può suggerirci una riflessione sul fatto che per molto tempo le donne non hanno detto niente perché non hanno avuto le possibilità per farlo, e purtroppo ancora in molti paesi del mondo si è in tale situazione, se non peggiore.

La giornata internazionale della donna è stata istituzionalizzata per l'8 marzo a partire dal Secondo Dopoguerra, anche se già nei primi del Novecento era richiamata questa giornata dalle donne socialiste e comuniste, che con i loro partiti andavano lottando soprattutto per il suffragio universale e il riconoscimento della parità dei diritti sul lavoro rispetto agli uomini. Il percorso che ha visto donne sgomitare per farsi posto e alzare la voce rivendicando diritti e assistenza per quel sesso, che non si è più dimostrato tanto debole, ha avuto un percorso molto lungo e complesso, e per molti aspetti non si può dir concluso. Anche a Barletta possiamo vantare esperienze pionieristiche in tale direzione. Nel 1979, ad esempio, un gruppo di coraggiose e determinate volontarie della nostra città ha dato vita ad un consultorio femminile, quando non si sapeva ancor bene cosa significasse, rappresentando la prima esperienza di questo genere nel nostro territorio. Infatti la legge nazionale risale proprio a quegl'anni attribuendo poi le competenze alle Regioni e dunque alle varie Asl locali. Di questo gruppo di volontarie ha fatto parte Tina Arbues, oggi presidente dell'Osservatorio Giulia e Rossella, che gestisce il centro antiviolenza comunale a Barletta, e ci parla così di quell'esperienza: «Le donne ora cinquantenni ricordano le grandi battaglie dalla metà degli anni settanta a tutt'oggi, le rivendicazioni femminili e femministe: la legge sul divorzio, l'aborto, l'istituzione dei consultori, il nuovo diritto di famiglia. Innovativo- continua Arbues -per quel periodo storico è stata la gestione dei Consultori Familiari, che vedeva la partecipazione attiva, nei consigli di gestione di quel servizio, delle donne delle associazioni del territorio. I Consultori sono nati perché si dovevano occupare di prevenzione: pap-test, prevenzione e sostegno all'aborto, sostegno medico e psicologico alle donne prima e dopo la nascita dei propri figli, attività di cura e prevenzione dei bambini. Una esperienza bellissima che ha visto tante donne protagoniste insieme agli uomini della vita sociale e politica di questa città».

E' stato difficile, per voi donne, portare avanti un discorso così innovativo in quel periodo storico?
«Se devo essere sincera no, perché in quel periodo storico, che è durato cinque o sei anni, le donne soprattutto sembravano essersi svegliate da un lungo letargo, finalmente quella era primavera».

L'idea dei centri antiviolenza, oggi fiore all'occhiello di molte realtà locali, è figlia di quel periodo, rafforzando quegli stessi obiettivi?
I centri antiviolenza, in Europa prima e in Italia dopo, sono nati dalla volontà delle donne di diffondere e favorire la cultura della non violenza,dei diritti delle donne e dei minori. Un luogo concreto in cui vengono accolte le donne, molte volte accompagnate dai propri figli, che hanno subito violenza. Un fenomeno assai diffuso e devastante non solo nei conflitti armati, ma anche intorno a noi, tra le mura domestiche. I fatti luttuosi di questi giorni ne sono testimonianza: due donne assassinate dai propri o ex mariti. I centri antiviolenza sono certamente figli di un pensiero che progredisce che permette l'affermazione di un proprio legittimo diritto "DIRITTO ALLA VITA". Leggi importanti sono state approvate in questi anni frutto anche del lavoro dei centri antiviolenza, riconoscendo così la "Violenza Sessuale" un reato contro la persona, punibili con pene severe,o anche la legge sullo Stalking (comportamento persecutorio). E' importante sottolineare i dati nazionali delle donne che vengono uccise per mano di un uomo: nel 2005 84, nel 2006 101, nel 2007 107,nel 2008 113, nel 2009 119. Un tragico aumento di vittime che diventa irragionevole di fronte alle esigue somme assegnate ai centri che con grande difficoltà devono condurre il proprio lavoro».

E per quanto riguarda la nostra città?
«Di tutto questo si occupa l associazione femminile "Osservatorio Giulia e Rossella Centro Antiviolenza ONLUS I.S.", di cui sono la presidente. Anche il centro di Barletta vive quel disagio a cui mi riferivo, ma nonostante la penuria di mezzi economici, riusciamo a resistere perché forte è la motivazione che ci sorregge. Dal 1999 il Centro Antiviolenza a Barletta ha assistito e supportato centinaia di donne e minori, figli delle stesse, che hanno denunciato maltrattamenti quasi sempre ad opera del partner. Il centro offre spazi e strumenti nuovi alle donne che guardano con sofferenza al futuro, verso la nuova vita. Collaborano al suo funzionamento tutte donne volontarie, con diverse professionalità, offrendo servizi come il gratuito patrocinio da parte di un legale del centro, sostegno psicologico, ascolto, ecc. Tanti, forse troppi, sono i casi che ci siamo trovati davanti in questi anni. È opportuno ricordare che ci potete trovare in p\zza A. Moro 16 Barletta il lunedì dalle ore 9.30alle 12.30, il mercoledì e il venerdì dalle ore 18 alle 21, inoltre è attiva una segreteria telefonica attiva 24\24 ( 0883\310293 fax 0883\313554 cell.3803473374 e-mail centroantiviolenza@libero.it)».

Sono esperienze come queste che rendono orgogliose le donne, ma anche gli uomini del territorio, aiutando a ricordare il vero senso della giornata della donna.

  • 8 marzo
  • Festa della donna
  • Intervista
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