Carmela Peschechera
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Politica

Carmela Peschechera: «Dopo aver conosciuto la politica di casa nostra, ho detto no»

L'ex presidente del consiglio comunale spiega il perché della rinuncia a una candidatura

«Ho deciso di non candidarmi perché…». Titola così la nota diramata dall'avvocato ed ex presidente del consiglio comunale Carmela Peschechera. «Il 3 Maggio 2018, divenute efficaci le dimissioni del Sindaco Pasquale Cascella, è terminata l'esperienza politico-istituzionale al Comune di Barletta che cominciò, per me, a fine Aprile del 2013 quando accettai la proposta di candidarmi al Consiglio Comunale.

Il 1 Maggio di quell'anno scrivevo pubblicamente: "Ho deciso di candidarmi perché credo che ognuno di noi è responsabile del suo destino di cittadino e perciò deve mettersi a disposizione della collettività per provare a migliorare il funzionamento delle istituzioni e per controllarle, senza lasciarsi contaminare dalle negatività presenti spesso nelle abitudini di molti". Era l'inizio di un impegno verso la Città di Barletta in cui ho creduto con forza e speranza. Ecco perché, in ogni istante, ho cercato di utilizzare al meglio, al servizio di tutti noi Cittadini, quella che era la mia competenza professionale, la mia passione politica, la mia concretezza pratica di donna, il mio Amore per la vita.

In apertura della seduta consiliare del 22 Marzo scorso, ho ritenuto doveroso ripercorrere, seppure in maniera molto sintetica, i miei cinque anni quale membro e presidente della massima Assise cittadina. Ho voluto che il mio pensiero e la mia lettura di alcuni fatti da me vissuti nell'esercizio di un ruolo pubblico, rimanessero fissati nei verbali consultabili da ogni cittadino sul sito del Comune di Barletta. In quelle mie dichiarazioni esponevo anche i probabili elementi che, principalmente, spinsero coloro che mi invitarono a candidarmi a scegliere proprio me.

I motivi erano il mio essere donna unito ad un aspetto docile e sufficientemente gradevole. Insomma caratteristiche utili per ottenere il massimo da un utilizzo infelice della legge sulla doppia preferenza. Senonché a quei fattori superficiali si unirono altri più profondi che sfuggirono a politici un po' distratti.

Nel 2013, infatti, ero una donna già adulta, con vent'anni di attività professionale di avvocato e oltre vent'anni di impegno nel volontariato determinato da una storia familiare, di dolore e di Fede, nota in città. La conseguenza di queste variabili non calcolate fu che risultai la più suffragata e che, il 19 Luglio 2013, divenni altresì la Presidente del Consiglio Comunale. Date però le premesse innanzi narrate, per la mia elezione a Presidente servirono 3 votazioni travagliate che furono foriere di tutto ciò che poi sarebbe accaduto negli anni a venire, fino alla fine, e cioè numeri di maggioranza sempre minimi o mancanti. Ho compreso con lo scorrere dei giorni che quello scranno fosse molto ambito e avesse rappresentato in passato un semplice oggetto di contrattazione c.d. politica. Tale conclusione l'ho dedotta dai fatti e dai comportamenti che ho avuto modo di osservare, analizzare ma anche subire, non avendo mai rivestito la parte di "contraente". Nonostante le difficoltà e gli ostacoli connessi al ruolo e/o frappostimi, mi sono impegnata per esercitarlo secondo legittimità, sforzandomi di avere quella neutralità politica necessaria a garantire il corretto funzionamento dell'organo istituzionale che presiedevo.

Grazie ad un lavoro di squadra con dipendenti, funzionari, dirigenti, volontari, abbiamo potuto consegnare alla Città e ai futuri Consiglieri comunali una Sala Consiliare moderna, finalmente accessibile a chiunque, con potenzialità tecnologiche e strutturali che la prossima amministrazione potrà sviluppare e completare. Ma ho conseguito anche un altro obiettivo, importante per me ed indirettamente pure per chi rappresentavo: non aver consentito a niente e nessuno di stravolgere la mia dignità. Ho detto "No" quando ho valutato che fosse giusto secondo il mio sentire e la mia competenza, senza farmi intimorire dalle urla di chicchesia. E' chiaro che tutto ciò, nel peculiare ambito politico cittadino, mi ha portata ad essere ritenuta in alcuni momenti "inadeguata". Di tale inadeguatezza ed inadeguabilità, però, vado fiera visto che il termine di paragone è un mondo che non è il mio né di tanta altra gente semplice ed onesta che comunque esiste e resiste. Proprio la conoscenza della politica di casa nostra acquisita in questi anni, mi ha consentito di rispondere "No", con consapevolezza e convinzione, a tutte le proposte di candidatura che mi sono state fatte perché in esse non ho rinvenuto nessuna novità che rinvigorisse in me motivazioni ed entusiasmo.

Ho detto "No" perché non posso fare qualcosa in cui non credo e in questo momento non credo che ci potrà essere, almeno nell'immediato, un mutamento in positivo davvero importante del quale la politica cittadina avrebbe invece urgente bisogno. La ragione è palese. Gli attori principali resteranno, con elevata probabilità, in gran parte, gli stessi, coadiuvati da altri vecchi attori che torneranno, direttamente o indirettamente, in scena. La mia presenza da candidata non serve in questa tornata elettorale colma di numeri. Nei cinque anni trascorsi, invece, esserci è servito a "contenere", seppure in minima parte, coloro che si sentono padroni delle sorti della città per una loro presunta superiore esperienza politica che li renderebbe esclusivi detentori del "verbo" politico-amministrativo in Barletta.

Accogliendo il prezioso consiglio di un mio sincero ed autorevole confidente, questa volta voglio "recuperare non solo la serenità ma soprattutto la capacità di leggere la storia del momento e di comprendere i bisogni". Osserverò, potrò valutare ciò che accadrà e ciò che verrà fatto nel Palazzo della Città con la cognizione che mi deriva dall'esperienza di questi cinque anni. Ora che di quel Palazzo conosco ogni meandro, potrò continuare a controllare ma dalla postazione dei cittadini comuni, che dovrebbe essere una postazione privilegiata e non sottoposta e sottomessa a quella dei consiglieri comunali loro semplici rappresentanti.

Alle persone libere, anche dall'ossessione del c.d. potere, non serve avere una poltrona istituzionale in modo continuativo per essere al servizio della collettività. Per lavorare al miglioramento del nostro vivere sociale, politico, culturale, abbiamo sedie e banchetti nelle nostre case, nelle nostre botteghe, nei nostri studi professionali, nelle nostre associazioni: basta continuare a mantenere la voglia di fare per la collettività e quindi per noi stessi. Insieme possiamo esserci in tanti modi e in tante forme e l'esperienza anche di vita politica di ognuno di noi può divenire spunto di riflessione ed arricchimento per chi sarà al servizio diretto, non al potere, della Città. Il testimone della Democrazia all'interno degli organi istituzionali sta per passare a chi verrà eletto. La speranza, nonostante tutto, voglio mantenerla accesa perchè Barletta è la mia Città.

Se è vero che i tempi per un cambiamento effettivo non sono ancora maturi, se è vero che forse ci vorranno decenni di piccoli passi per avere miglioramenti percepibili, se è vero che il percorso sarà lungo, è bene che lo si inizi una volta per tutte. Perciò auguro ardentemente a coloro che sono candidati "candidi" di avere uno spirito libero e carico di entusiasmo ma anche razionale e ragionevole; di rappresentare una novità per davvero rispetto ad un passato non luminoso che è presente da troppi decenni condizionando ed ostacolando la crescita completa della nostra Città; di contribuire ad arginare la deriva etica che come una maledizione invade la nostra vita cittadina e non solo, iniziando dallo svolgimento di una campagna elettorale educata e rispettosa delle altrui idee e posizioni. Ad maiora a tutti!».
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