villa Bonelli. <span>Foto Massimiliano Cafagna</span>
villa Bonelli. Foto Massimiliano Cafagna
La città

Biblioteca e orto didattico per villa Bonelli a Barletta, le proposte

Un futuro nuovo per un luogo dimenticato. Una rinascita su cui poter ragionare dopo la grande sfida Covid-19

Ogni via, palazzo e statua della città di Barletta ha in sé una storia tutta sua da raccontare. I segni del passaggio di quella casata o della valorosa battaglia restano lì sospesi. Per i luoghi più fortunati si conoscono i cenni del suo splendore, per altri il tempo, come fosse una patina, ha reso opachi i colori, cancellando nomi e date. In un momento così particolare per tutti, in cui l'isolamento forzato tra le mura di casa ha allontanato la comunità dai suoi luoghi, vogliamo guardare a Villa Bonelli perché la rinascita che pian piano investirà la città possa riguardare anche lei.

Sorge lontana dal centro storico di Barletta. Costruita dai signori Bonelli, entra a far parte della storia della città alla fine del XVIII secolo. Abitante poi del quartiere Borgovilla ha vissuto tante vite, alcune non felici come il suo abbandono e l'occupazione da parte di famiglie colpite da sfratto dieci anni dopo la donazione al Comune di Barletta del '79. In molti conoscono i giardini della villa, pochi le volte del suo salone e le decorazioni parietali. Vi sono figure danzanti, il mare al tramonto e i cavalieri della Disfida collocati al piano nobile dell'ala in stile pompeiano il cui accesso è precluso. Qualche anno fa, l'istituto scolastico "Garrone" di Barletta ha partecipato al progetto "Scuole aperte" il cui obiettivo era stimolare l'approfondimento di un monumento cittadino per prendere coscienza del patrimonio culturale del territorio. Fu scelta villa Bonelli perché convinti che ricerca e conoscenza siano alla base del processo di valorizzazione. Le immagini e la documentazione sono racchiuse nel testo: "Villa Bonelli: la storia e le immagini": un lavoro puntuale che è a disposizione di tutti presso la Biblioteca comunale di Barletta (quando tutto sarà finito).

«Villa Bonelli può rappresentare un punto di ripartenza – spiega l'architetto Massimiliano Cafagna. Partire dalle sue mura vorrebbe dire riappropriarsi di un monumento della città, di un bene della nostra comunità. Un punto a capo questa volta dalla periferia di Barletta. Quando immagino la sua rinascita, vedo una biblioteca al primo piano, mentre al piano terra un bar e una piccola libreria. Penso a quanti studenti potrebbero vivere questo luogo. Grande è stata la fortuna che ha investito la biblioteca della parrocchia della S. S. Trinità. Ma i posti non bastano e il quartiere Borgovilla può accogliere un nuovo "porto". Anche le scuderie potrebbero investire un ruolo tutto speciale: un ampio spazio di coworking per i giovani professionisti. Insieme alla zona bar e libreria potrebbe infatti rappresentare un'entrata fissa per il Comune di Barletta, basterà dare in concessione gli spazi designati. E ancora penso alla serra che un fioraio potrebbe utilizzare come punto vendita così da riconsegnare l'area alla sua originaria funzione. E infine i giardini, le scuole presenti in zona, avviando una collaborazione con il Comune, avrebbero la possibilità di realizzare un orto didattico».

Solo se consegniamo ai luoghi una funzione, seppur diversa dalla sua iniziale, si può parlare di una vera riqualificazione. L'architetto Cafagna immagina le diverse generazioni che si guardano, percorrono i sentieri del giardino e i grandi saloni ricostituiti. Un futuro nuovo per villa Bonelli. Un nuovo inizio su cui ragionare dopo la grande sfida Covid-19.

«Villa Bonelli è oggi un'oasi di verde inserita in un congestionato ambiente urbano. L'intero complesso è sottoposto a vincolo ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio dalla locale Soprintendenza ai Beni Ambientali Architettonici Artistici e storici. Il bene è costituito da un esteso giardino ci circa 2.4 ettari. Il complesso risale, nella versione attuale, ad un'epoca compresa tra la fine del' 700 e la seconda metà dell'800.
Villa Bonelli, composto da spazi edificati e ampie aree verdi rappresenta una straordinaria emergenza monumentale, artistica e botanica, rara e preziosa per la nostra città. Questo praticoni possiede tutte le caratteristiche per diventare polo ti attrazione della vita sociale e culturale cittadina.
Nel 1795 la "torre" con vigne e giardino si è trasformata in un "casino" adatto alle villeggiatura di una famiglia aristocratica. Il casino era, appunto una costruzione a due piani, modellata sui palazzi urbani con ampio portone finestre in posizione simmetrica, balconi, fregi architettonici, eletta a dimora temporanea della aristocrazia che vi si recava per brevi periodi in coincidenza, appunto, dell'intensificarsi dei lavori agricoli e in estate.
Nel 1857 è il celebre Achille Bruni a descriverci questa parte del territorio rurale di Barletta come poteva osservarsi provenendo da Canosa:

«eccoci dolcemente scendere in una ridente vallata assai fertile. Gli è quella di Casavecchia cosi detta. La vedete quanto è larga? Due, tre in quattro mila palmi? Continuano i vigneti cogli stessi alberi frutteti. Ma beh! La villa Bonelli ne mostra a sinistra. La ridente e graziosa».

La villa dei signori Bonelli entra nella storia documentaria della città alla fine del XVIII secolo. Negli '80 del Settecento è l'allora sindaco della città Tommaso Pecorari, nel descrivere il territorio agricolo di Barletta, a censire una proprietà detta "Torre Palica ora di Bonelli" con 49 vigne e terre da semina e giardino. Allo scoccare della metà dell'800 la Villa possedeva ampie scuderie, locali di deposito, il forno, camere per la servitù e, sembra, anche un mattatoio. Al piano terra i Bonelli avevano sale da pranzo, la cucina e dispense; al primo. piano: camere da letto, altre numerose stanze, ma anche il celebre salone "delle feste", un ampio terrazzo, balconi e numerosi ambienti secondari, nel piccolo secondo piano, composto da soli tre ambienti con tetto a terrazzo, dovevano essere collocati altri alloggi per il personale di servizio. Il giardino era dotato di un ampio e profondo pozzo, di fontane, di un campo da minigolf o croquet, di spazi per la sosta e il relax, di alberi da frutta ed elementi decorativi, ed entro la fine XIX secolo fu dotato di un'ampia serra in ferro secondo le tecniche architettoniche più aggiornate.
La villa sarebbe stata chiusa al pubblico allo scoccare del '900 ma fu certamente frequentata dai Bonelli nei primi decenni del secolo, come testimoniano alcune fotografie degli anni '10.
Un primo grave colpo alle strutture deve farsi risalire al biennio 1943-45, anni in cui la villa fu requisita ed occupata dai militari inglesi acquartierati in Barletta. A questo episodio segui la vera propria fase di decadenza in seguito al venir meno di una discendenza maschile e della residenza stabile in città. La disaffezione verso la villa ormai in degrado, l'onore economico di un restauro, la di stanza dalla abituale sede di residenza degli ultimi Bonelli a Roma, furono le probabili cause della donazione al Comune di Barletta nel 1979.
Riaperta al pubblico fu occupata da alcune famiglie di sfratti dal 1982 al 1985. Dopo la definitiva liberazione dagli spazi occupati le entrate dell'edifico padronale vennero murate. L'edificio è oggi disabitato e presenta un pesante livello di degrado».
Villa Bonelli, La storia e le immagini, a cura di Antonio Massimo Diviccaro.
12 fotoLe immagini di Villa Bonelli a Barletta
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