Barletta: una questione urbanistica, di Michele Porcelluzzi
Barletta: una questione urbanistica, di Michele Porcelluzzi
La città

Barletta, spazi urbani e visioni a lungo termine

Un contributo da parte dello studente barlettano Michele Porcelluzzi

"Barletta: una questione urbanistica". Si intitola così la corposa e interessante riflessione di uno studente barlettano, Michele Porcelluzzi, di cui pubblichiamo il contributo relativamente a un argomento assolutamente centrale per la vita presente e futura della città. Classe 1994, Michele Porcelluzzi studia Architettura al Politecnico di Milano dal 2013 e si occupa di progettazione architettonica e di ricerca teorica, con un focus sui rapporti tra architettura e società e sui meccanismi attraverso cui lo spazio della città contemporanea reagisce a forze politiche ed economiche.

«Uno dei temi maggiormente dibattuti dall'opinione pubblica barlettana è la condizione dello spazio pubblico della città; tuttavia, quasi sempre ci si limita ad evidenziare lo stato di degrado e incuria di alcune aree senza discutere delle effettive questioni urbanistiche alla base di queste problematiche. Neanche le amministrazioni comunali che si sono succedute da diversi mandati sono state in grado di fornire risposte serie su questi temi. Le linee programmatiche presentate dal sindaco Cannito lo scorso 27 novembre dimostrano che all'attuale giunta comunale, in perfetta continuità con i propri predecessori, manca una visione a lungo termine sulla qualità dello spazio urbano. Da anni si tira avanti con varianti e aggiornamenti del P.R.G. (Piano Regolatore Generale) che aggiungono di volta in volta parti di città all'agglomerato urbano in modo disorganico e senza un intento di pianificazione lungimirante. La giunta Cannito dichiara di voler portare a compimento il P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) rimanendo però sul vago in merito agli effettivi processi e progetti da mettere in atto. Il problema principale è che spesso le decisioni vengono prese pensando più al bene di pochi privati che al bene collettivo; non c'è una visione per la città perché le logiche del mercato edilizio e immobiliare prevalgono su quelle della qualità architettonica e paesaggistica dell'ambiente urbano. Architetti e urbanisti sono poco coinvolti dall'amministrazione e - ad eccezione di alcuni giovani architetti attivi negli ultimi mesi - intervengono poco nel dibattito pubblico barlettano attorno a questi temi.

Le problematiche di carattere urbanistico di Barletta si riferiscono principalmente a tre ambiti:
1. le caratteristiche del tessuto urbano dei quartieri periferici della città,
2. la scarsità di spazi pubblici di qualità,
3. la vasta presenza di aree dismesse ed edifici abbandonati.


Solo avviando un dialogo su questi temi è possibile giungere a delle soluzioni a lungo termine che possano rendere Barletta una città più vivibile per tutti. L'area più esterna della città, la zona 167, è stata oggetto di un grande boom edilizio negli ultimi dieci anni soprattutto grazie al sistema delle cooperative (edilizia convenzionata). Questo sistema si è rivelato virtuoso perché ha permesso a numerose famiglie barlettane di acquistare un'abitazione a un prezzo accessibile, ma dal punto di vista della pianificazione urbanistica ha dato origine ad alcune problematiche: il nuovo quartiere sembra infatti pensato ad hoc per essere e rimanere una periferia. Gli edifici compongono un tessuto urbano rigido e ripetitivo, dettato unicamente dalla disposizione dei lotti di proprietà delle diverse cooperative/società di costruzione, e sono presenti pochi spazi di ritrovo per la collettività - ad eccezione del Parco dell'Umanità, che è comunque sottodimensionato in proporzione alla quantità di abitanti dell'area in quanto era stato inizialmente pensato come "intersettore pedonale attrezzato" e poi chiamato parco, come per coprire la lacuna di spazi verdi nelle nuove aree pianificate. Lo schema urbano adottato ricorda quello delle città moderniste del XX secolo, interamente basato sull'uso dell'automobile, al contrario dei piani urbanistici contemporanei in cui la mobilità sostenibile è privilegiata e agli edifici è affiancata una vasta quantità di spazi pubblici, come piazze e aree verdi. Considerando che ormai la zona 167 è stata edificata in questo modo e che, discutibile o meno che sia, il tessuto urbano non si può cambiare, bisogna lavorare negli spazi tra gli edifici per aumentare la qualità dello spazio pubblico di quest'area di Barletta. Ciò emerge con grande chiarezza dall'interessante progetto di ricerca/reportage fotografico "Horror vacui, horror pleni" degli architetti Giuseppe Tupputi, Massimiliano Cafagna e Anna Maria Campese.

Il secondo tema fondamentale, strettamente collegato al primo, è quello della scarsità di spazi pubblici di qualità. Quest'osservazione non si riferisce solo alla "nuova" periferia di Barletta ma all'intera città: nonostante la grande diffusione di luoghi di ritrovo che caratterizza il centro storico, in alcune zone c'è ancora tanto lavoro da fare per incrementare la quantità e la qualità degli spazi pubblici presenti. Provare a lavorare in questa direzione contribuirebbe anche a dare una risposta ad alcune questioni sociali che si stanno manifestando a Barletta negli ultimi anni, in primis il discusso svuotamento di alcuni quartieri del centro in favore delle aree periferiche che genera situazioni di degrado: investire sullo spazio pubblico migliorerebbe le condizioni dei quartieri non solo dal punto di vista del decoro urbano ma anche da quello della socialità e dell'integrazione. Ciò riguarda in particolar modo le grandi aree verdi, ovvero parchi e giardini (mappatura 1): in alcuni casi si fa fatica a considerarli parchi a causa della scarsa vegetazione e l'esiguo numero di alberi presenti, si pensi per esempio ai giardini "Baden Powell" di via Leonardo da Vinci o al già citato Parco dell'Umanità. Un altro caso rilevante è quello del giardino di Villa Bonelli, che al contrario dei precedenti è un vero polmone verde per Barletta ma è in stato di degrado e inutilizzato anche dagli stessi abitanti dell'area. Per contrastare queste problematiche, un approccio interessante nell'ottica della futura pianificazione della città sarebbe non considerare queste aree verdi come episodi isolati, ma metterle a sistema in una catena di spazi pubblici sfruttando anche gli spazi residuali e interstiziali della città. Un buon esempio di quest'approccio progettuale è dato dal progetto "Oltre le mura" di Massimiliano Cafagna, Mariacristina Agnello, Maria Rosario Bruno e Vincenzo Salierno, che prevede una serie di spazi pubblici che mettono in relazione il centro storico della città con la litoranea di Ponente attraverso la valorizzazione delle Mura del Carmine.

Un altro tema che dovrebbe essere centrale nel dibattito sulle questioni urbanistiche di Barletta è, infine, quello delle aree dismesse ed edifici inutilizzati presenti sul nostro territorio. Dopo il boom di nuove costruzioni che si è verificato negli ultimi anni, è bene riflettere anche su come utilizzare le risorse già presenti sul territorio. Il numero di tali manufatti è talmente ampio che meriterebbe di essere raccontato in modo ben più approfondito, ma in sintesi va detto che questo patrimonio comprende dai grandi complessi industriali (mappatura 2) a edifici di dimensioni più contenute (mappatura 3), spesso dal grande valore storico-monumentale come le ex Poste di piazza Caduti o Palazzo Bonelli. Molti di questi sono di proprietà privata, ma è bene farli rientrare nel ragionamento in vista di possibili cambiamenti di scenario. Sarebbe opportuno non limitarsi alla ricerca di una nuova funzione per questi edifici - obiettivo che dovrebbe comunque rappresentare il punto di partenza - ma pensare al loro ruolo per Barletta nell'ottica di un ampio progetto di rinnovamento della città. È bene che questi edifici e queste aree dismesse entrino in dialogo con la città contemporanea dando un contributo positivo allo spazio e alla comunità degli abitanti grazie alla loro riattivazione.

È dunque necessario avviare una discussione su questi temi riunendo forze politiche e figure professionali, ma anche coinvolgendo i cittadini in prima persona. Solo così si potrà giungere a una visione più ampia per Barletta, che vada oltre gli strumenti basilari dell'urbanistica classica, che spesso da soli non sono sufficienti a fornire risposte per migliorare la condizione della collettività».
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