
La città
Barletta ospita la prima tappa nazionale del Giro d’Italia per la Pace
Associazioni e scuole per promuovere una cultura della pace
Barletta - venerdì 29 maggio 2026
16.12
Questa mattina Barletta si è animata per la tappa locale del "Giro d'Italia per la Pace — Sui passi di San Francesco", che ha trasformato Piazza Aldo Moro in un punto di partenza per una giornata di impegno concreto. La Rete Nazionale delle Scuole di Pace, la Tavola della Pace e il Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, insieme al Comune di Barletta e a varie di associazioni locali – tra cui Libera, Unitalsi, Croce Rossa, Save The Children - hanno coinvolto gli istituti scolastici, le cittadine e cittadini per accogliere la Lampada della Pace di Assisi e marciare per le vie del centro fino all'Anfiteatro del Castello Svevo: un percorso denso di significato, che messo al centro le bambine e i bambini dell'Istituto "Musti‑Dimiccoli" e i loro "Doni di Pace", quali impegni concreti da portare avanti nelle scuole e in ogni singola città per migliorare il benessere della collettività tutta.
Ogni tappa del Giro è stata autonoma, ma è parte integrante di una rete nazionale che si pone l'obiettivo di trasformare i gesti simbolici in progetti concreti da realizzare: dalla dichiarazione di "Città per la pace" all'avvio di cantieri di pace nelle scuole, passando per percorsi di educazione civica che coinvolgono insegnanti, famiglie e associazioni.
Gli interventi dei e delle partecipanti, inoltre, hanno fatto emergere la chiara consapevolezza che la pace richiede scelte politiche coerenti ben precise e azioni di responsabilità collettiva: investire nell'educazione alla pace, sostenere reti di coesione territoriale che lavorino sul lungo periodo e politiche sociali inclusive, che siano pertanto un patrimonio per le future generazioni.
La marcia di Barletta, dunque, non è stato un gesto isolato: è un richiamo nazionale al risveglio della coscienza collettiva, che si inserisce in un quadro internazionale segnato da guerre, crisi umanitarie e negoziati diplomatici fragili – dal genocidio che si consuma in Palestina, all'aggressione statunitense in Iran, fino alle pressioni internazionali per isolare energeticamente Cuba e alle ripetute violazioni del diritto internazionale da parte di importanti membri del Governo e dell'esercito israeliano.
La pace, dunque, si può costruire solo operando su due piani paralleli e inseparabili: il lavoro quotidiano nelle comunità e nelle scuole, e l'impegno politico a livello locale, nazionale e internazionale per fermare le violenze, vietare le esportazioni di armi o apparecchiature militari verso Paesi aggressori, dando concretamente una chance per l'apertura di corridoi umanitari e il sostegno di negoziati credibili, che non siano solo un semplice bilanciamento di interessi economico-politici in gioco, ma ferree prese di posizione in difesa del diritto alla vita, alla pace e alla felicità di tutte e tutti.
Ogni tappa del Giro è stata autonoma, ma è parte integrante di una rete nazionale che si pone l'obiettivo di trasformare i gesti simbolici in progetti concreti da realizzare: dalla dichiarazione di "Città per la pace" all'avvio di cantieri di pace nelle scuole, passando per percorsi di educazione civica che coinvolgono insegnanti, famiglie e associazioni.
Gli interventi dei e delle partecipanti, inoltre, hanno fatto emergere la chiara consapevolezza che la pace richiede scelte politiche coerenti ben precise e azioni di responsabilità collettiva: investire nell'educazione alla pace, sostenere reti di coesione territoriale che lavorino sul lungo periodo e politiche sociali inclusive, che siano pertanto un patrimonio per le future generazioni.
La marcia di Barletta, dunque, non è stato un gesto isolato: è un richiamo nazionale al risveglio della coscienza collettiva, che si inserisce in un quadro internazionale segnato da guerre, crisi umanitarie e negoziati diplomatici fragili – dal genocidio che si consuma in Palestina, all'aggressione statunitense in Iran, fino alle pressioni internazionali per isolare energeticamente Cuba e alle ripetute violazioni del diritto internazionale da parte di importanti membri del Governo e dell'esercito israeliano.
La pace, dunque, si può costruire solo operando su due piani paralleli e inseparabili: il lavoro quotidiano nelle comunità e nelle scuole, e l'impegno politico a livello locale, nazionale e internazionale per fermare le violenze, vietare le esportazioni di armi o apparecchiature militari verso Paesi aggressori, dando concretamente una chance per l'apertura di corridoi umanitari e il sostegno di negoziati credibili, che non siano solo un semplice bilanciamento di interessi economico-politici in gioco, ma ferree prese di posizione in difesa del diritto alla vita, alla pace e alla felicità di tutte e tutti.
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