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Stop al calcetto col nuovo DPCM: è davvero la soluzione giusta?

Vietate tutte le forme di sport di contatto amatoriale e le feste casalinghe con più di 6 persone

Si scrive ottobre, ma si potrebbe quasi leggere marzo 2020. L'emergenza COVID-19 continua a condizionare pesantemente la vita comune e costringe a prendere delle precauzioni. Tra i settori essenziali che, fortunatamente, continuano a fornire i loro servizi da un lato, e dall'altro invece lavoratori che restano in attesa di tornare alla normalità o addirittura di riprendere a lavorare (come accade ad esempio nel settore dello spettacolo e delle manifestazioni pubbliche), i nuovi divieti toccano lo sport amatoriale.

Le misure stilate avranno valore per 30 giorni e colpiscono solo una ristretta parte del settore amatoriale degli sport di contatto: salvi i professionisti, salvi i dilettanti, salve le palestre e le piscine, salvi anche gli amatoriali che appartengono ad associazioni riconosciute dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico), i maggiori bersagli di queste misure sono i cosiddetti "campi di calcetto".

Ma sono davvero questi i settori critici per combattere l'emergenza da Coronavirus? Davvero non ci sono rischi maggiori di un gruppo di persone, da un minimo di 10 ad un massimo di 18, che di tanto in tanto praticano del sano sport?

Queste misure sono un'umiliazione per i fruitori, ma ancora di più per i gestori dei campi di calcetto, che hanno rispettato il lockdown di marzo, aprile, maggio e hanno riaperto a metà giugno. Costoro hanno ripreso le loro attività nel completo rispetto delle misure, facendo fronte ai rischi sanitari, ma anche a quelli penali e civili per non incorrere in multe; hanno stilato dei protocolli ad hoc per le situazione e adesso rischiano di restare chiusi per altri 30 giorni, senza incassare denaro dal loro lavoro, mentre i ragazzini si ammasseranno comunque al parchetto, a scuola, nelle case e cercheranno, in tutti i modi, una scorciatoia per dare quattro calci a un pallone.

Il calcetto come "gli untori da bloccare". Il calcetto come "esempio di cattiva gestione del distanziamento". Ma è davvero questa la soluzione giusta?

L'invito è a farsi un giro in questi centri sportivi in una sera qualsiasi in cui si sono svolte e si svolgeranno queste partite e a trovare qualcosa che sia rappresenti davvero un rischio così elevate per la salute pubblica tanto da decretarne uno stop forzato, senza provare invece a rafforzare il sistema dei controlli e premiare quanti rispettano le regole.
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