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Calcio serie D: l’ipotesi ripartenza è sempre più lontana

La FIGC ha iniziato a stilare un protocollo di sicurezza per contenere i rischi di contagio

Elezioni Regionali 2020
Ufficialmente, il calcio italiano a ogni livello è in quarantena dal 10 marzo scorso. A più di un mese di distanza, la FIGC ha così iniziato a stilare un protocollo di sicurezza per contenere i rischi di contagio da coronavirus, in vista di una ripresa degli allenamenti. Un documento pensato su misura della Serie A e difficilmente sostenibile con le esigue risorse a disposizione dei club dilettantistici.

Tornare a giocare a calcio, a guardarlo in televisione e a emozionarsi tifando la propria squadra del cuore: sarebbe davvero bello, ma allo stato attuale, anche molto difficile. Soprattutto per le società della Lega Nazionale Dilettanti, disarmate di fronte alla possibilità di aderire ai protocolli di sicurezza sanitaria elaborati dalla Commissione medico-scientifica della FIGC.

L'ipotesi sul tavolo è quella di un'iniziale ripresa degli allenamenti, secondo modalità volte a ridurre al minimo il rischio di contagi. Per la prima volta dal 10 marzo, data dello stop ufficiale a tutte le competizioni sportive nazionali, si ricomincia dunque a discutere della possibilità che il pallone torni a rotolare sui campi da calcio. Con l'ultima parola che, naturalmente, spetterà alle autorità governative competenti.

Le regole da rispettare per la ripartenza del calcio

Dopo aver esaminato il protocollo federale – e come anticipava un'indiscrezione riportata da Sky Sport prima ancora della diretta di Giuseppe Conte di domenica 26 aprile – il Comitato tecnico-scientifico del Governo ha lavorato a una riprogrammazione degli allenamenti individuali e di gruppo, che ripartiranno rispettivamente il 4 e il 18 maggio. È chiaro che tornare a prendere a calci il pallone servirebbe a mettere una toppa al buco economico che l'emergenza Covid-19 ha causato al sistema calcio nazionale (un business che, da solo, riversa nelle casse italiane 1,2 miliardi di euro all'anno). Ma è impensabile farlo senza garantire, in primo luogo, la sicurezza di tutti: calciatori, staff e arbitri.

Si intuirà facilmente, quindi, che le misure di prevenzione studiate per il contenimento del contagio sono davvero ingenti. Per elencarne solo alcune, si pensi che il ritiro assumerebbe le fattezze di un vero e proprio bunker, i calciatori sarebbero sottoposti a periodici test di screening con isolamento di eventuali positivi, mentre continue operazioni di sanificazione degli ambienti andrebbero attuate secondo rigide regole. Conseguenza? Soltanto i club di A e B avrebbero la forza e la capacità di sostenere e rispettare i protocolli di sicurezza.

Il destino della Serie D

Se per il calcio professionistico quelli del coronavirus sono tempi duri, per quello dilettantistico potrebbero esserlo ancora di più. Mai come ora è evidente l'incolmabile divario che separa le due categorie. Ne sono consapevoli dirigenti di club e federazioni, sempre più convinti che Serie D, Eccellenza e Promozione possano difficilmente entrare in una "fase 2". Si è espresso in merito il presidente della LND Cosimo Sibilia, che ha ipotizzato una ripartenza soltanto se si pensasse a un nuovo protocollo.

Qualora, invece, si andasse verso lo stop definitivo, rimarrebbe un nodo sostanziale da sciogliere: quello relativo a promozioni e retrocessioni. Normalmente, sono playoff e playout a decidere le sorti delle squadre al confine tra professionismo e dilettantismo, in un'emozionante roulette di pronostici su promozioni e retrocessioni dalla Serie C. Con l'emergenza sanitaria in atto, tuttavia, l'intero meccanismo andrà sicuramente rivisto.

Il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli chiederà lo stop definitivo al campionato. La proposta è quella di far salire 4 squadre in B, bloccare le retrocessioni e mantenere le 9 promozioni dai dilettanti previste dalle norme organizzative federali. Sibilia ha prontamente risposto a queste dichiarazioni sottolineando che, nelle sedi ufficiali, la LND si opporrà a qualsiasi decisione penalizzante per la sua categoria, che vada a stravolgere l'attuale format dei campionati professionistici a discapito di quelli dilettantistici.

Eccellenza e Covid-19: il futuro del Barletta

Il dibattito tra sospensione o ripresa, insomma, è un tema caldo. Dai professionisti ai dilettanti, tutti meritano di sapere che cosa aspettarsi dal futuro.

In Eccellenza ci si interroga sul futuro del Barletta e delle squadre locali. A 5 giornate dal termine della regular season, i biancorossi di Massimiliano Tangorra (quinti a 39 punti) erano in piena corsa per tentare l'assalto ai playoff. Archiviato un avvio di campionato non certo brillante, il ruolino di marcia pre-quarantena si attestava su numeri che lasciavano ben sperare per il finale di stagione, con 10 vittorie, 9 pareggi e 6 sconfitte, 35 gol fatti (18 in casa, 17 in trasferta) e una media punti in costante crescita. Allo stato attuale della classifica e in vista di una sospensione, a meritare il salto di categoria sarebbero Molfetta e Corato. Il sogno resta per ora incerto e sospeso.

Sì, perché sospensione e incertezza sono forse i termini che meglio descrivono lo stato attuale del calcio italiano – e non solo. Addetti ai lavori e opinione pubblica si dividono tra favorevoli e contrari al ritorno in campo. Ripartire o non ripartire, fermarsi o non fermarsi sono i dilemmi che hanno bisogno di una soluzione. Quella che si sta giocando fuori dagli stadi è una partita tra tutela della sicurezza e sostegno all'economia. Le federazioni si sono espresse, ma spetterà al Governo pronunciare l'ultima e definitiva parola.
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