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Barletta, il punto dopo la clamorosa rimonta sul Siracusa

Dalla disperazione alla gloria in 90'

Non è affatto facile trovare qualche minuto per buttar giù queste righe. Non è facile perché rischierei, sull'onda travolgente dell'incredibile rimonta di ieri, di risultare poco attendibile ed eccessivamente euforico. Ma ci provo lo stesso a fare i conti con l'adrenalina e quindi eccoci qui su queste pagine virtuali a commentare i pazzi novanta minuti che ieri hanno deciso Barletta-Siracusa e forse una stagione.

La più classica delle rimonte, nella migliore delle cornici possibili, rilancia i colori biancorossi in quella quinta posizione tanto preziosa per la qualificazione play-off ed offre anche lo spunto per sviscerare il momento di una squadra che, a dispetto delle attese, pare prendere sempre più quota.

Barletta dai due volti
Partendo dall'analisi tattica è logico intuire semplicemente dal parziale del primo tempo che ieri mister Di Costanzo ha sbagliato più di qualcosa a inizio gara. Contro un Siracusa cortissimo tra i reparti e abile nelle ripartenze, le scelte incriminate hanno riguardato soprattutto la fase offensiva. A cominciare dalla fascia destra dove un incolpevole Guerri si è dovuto sobbarcare per la seconda volta il ruolo di esterno alto di destra nella batteria dei 3 incursori deitro l'unica punta. Una mossa che, se nella trasferta di Crema si era rivelata azzeccata, stavolta ha invece costretto il Barletta a dover soffrire la mancanza di profondità e di cambio di passo proprio sulla corsia in cui un ispiratissimo Longoni, poco pressato e libero in fase di ripartenza, ha avuto vita facile nel seminare il panico dal primo al quarantacinquesimo minuto. L'altra nota stonata è risuonata da Cerone, che conferma il momento non proprio esaltante di forma, avendo palesato nuovamente un'eccessiva lentezza nei disimpegni. Per il fantasista romano era forse il caso di partire dalla panchina, in una partita in cui i ritmi di gioco della linea mediana aretusea si sono comunque mantenuti mediamente alti per tutta la partita. Bravo comunque mister Di Costanzo a tornare sui suoi passi e a ribaltare la formazione nella ripresa, con due campi che hanno orientato il modulo coerentemente con la sua idea di gioco: un 4-2-4 ultraoffensivo, magari improponibile dal primo minuto ma che non ha lasciato punti di riferimento per un avversario che dopo la prima rete è letteralmente andato in bambola. Tralasciando il modulo, sarebbero stati probabilmente questi gli uomini migliori per approcciare una gara che andava condotta all'attacco sin dal primo minuto.

Forma al top
Quel che ulteriormente impressiona della prestazione di ieri è la condizione fisica generale della squadra. I biancorossi infatti, nonostante un parziale di 0-2, hanno comunque condotto un primo tempo in costante gestione del pallone, correndo a vuoto alla vana ricerca del pertugio giusto per pungere il Siracusa. C'era quindi da aspettarsi un secondo tempo dall'autonomia limitata ma così non è affatto stato. I biancorossi hanno invece alzato ulteriormente i ritmi dopo la rete del 2-2 senza rifiatare un secondo. Ciò è testimoniato non solo dalla rete di Schetter, giunta dopo un azione tambureggiante sul finire di gara, ma anche dai raddoppi a tutto campo effettuati da Romondini, Migliaccio, Mazzarani e Mengoni solo per citarne alcuni. Un fattore da tenere assolutamente in considerazione in questo finale di stagione in cui probabilmente avrà la meglio proprio chi correrà di più. Nella speranza che questa pausa pasquale non possa in un certo modo smorzare questo momento di grazia.

La carica del presidente
In conclusione una nota di merito va fatta al presidente, ieri giustamente osannato al triplice fischio finale. Quello strattone e quei buffetti dati a Infantino, da lui espressamente richiesto in campo nel secondo tempo, sono lo specchio di una società e di una squadra che non vogliono affatto mollare fino alla fine. Il risultato finale è lì a testimoniare come spesso nel calcio le forti motivazioni possano ribaltare anche i pronostici più scontati. Con questa vittoria il Barletta ha lanciato un segnale forte: siamo vivi più che mai!

[Marco Bruno]
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