Calcio, Barletta-Catanzaro 1-1
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Barletta Calcio, calma (quasi) piatta in via Vittorio Veneto

Tra debiti e immobilismo, si registrano i primi contatti con l'imprenditoria locale

Un dato è certo. Al dottor Lorenzo Chieppa, il commercialista "designato" da Giuseppe Perpignano, presidente e amministratore unico del Barletta Calcio, per il controllo delle quote in suo possesso (l'80% della società), dal momento del mea culpa tracciato in una trasmissione televisiva dall'immobiliarista ligure, nei primi due giorni non sono arrivate manifestazioni di interesse. Era difficile immaginare il contrario, a una visione concreta e solida della realtà: il Barletta di oggi presenta un appeal legato al solo entusiasmo della piazza e al suo blasone, ma al tempo stesso sulla sua schiena gravano debiti pesanti nei confronti di Covisoc e Lega, altre negatività in bilancio equivalenti a rateizzazioni debitorie da 800mila euro e una fideiussione da versare entro due settimane, equivalente a 400mila euro, per presentarsi ai nastri di partenza del prossimo campionato di Lega Pro, categoria riconquistata con unghie e denti sette anni fa.

Un bagno di realismo si impone: conservare la terza serie del calcio italiano, ad oggi, appare impresa improba, per usare un eufemismo, tantomeno serve rimuginare sui tanti, troppi errori del passato. Nei fatti, si pensa già a come ripartire, consci che tifo e passione della città rappresentano un capitale umano importante. A questo, occorre affiancarne uno economico, oggi assoluto assente sulla scena: alle parole di Perpignano, che ancora una volta aveva minimizzato la situazione, sulla scorta di un "armiamoci e partite" che nemmeno Franco Franchi e Ciccio Ingrassia avrebbero saputo meglio interpretare, si contrappone la realtà. Tra i pochi calciatori rimasti sotto contratto (Liverani, Fall, Quadri, De Rose) c'è chi riscuote notevoli interessi da Lega Pro e cadetteria, ma ad oggi nessuna società pensa di sganciare un centesimo per tesserati che potrebbero svincolarsi dal primo luglio. E la "postilla" dell'inchiesta-calcioscommesse, come l'aveva ribattezzata l'attuale numero uno biancorosso, potrebbe portare in dote penalizzazioni da sommare al -2 già "garantito" dai mancati pagamenti che hanno condotto al terzo deferimento per Perpignano. Un quadro a tinte noir, che ha fatto sì che gli ultimi contatti con quotati imprenditori del posto abbiano avuto a tema la "ripartenza" dalla serie D più che la "preservazione" della Lega Pro.

Ombre lunghe sul futuro, che a passi lenti Barletta prova a scacciare o quantomeno ad assottigliare: da un lato si registrano i primi lenti passi delle istituzioni, comunali e non, nel tentativo di stimolare gli imprenditori del posto a contribuire alla ricostruzione. Grande assente sin qui, la politica locale è chiamata anch'essa a dir la sua e andar oltre le beghe legate al restyling del "Puttilli", di prossimo avvio, sulla solfa di quanto avvenuto in queste ore nella vicina Andria (pur essendo le due situazioni di natura estremamente differente); dall'altra parte, procede l'opera di public relations imbastita dalla Barletta 1922 srl, la società di recente costituzione con capitale sociale di 25mila euro che avrà il compito di affiancare i prossimi vertici societari. Nel mezzo, tanti rumors tra cui i più insistenti legati al nome di Pasquale Di Cosola, che in tempi recenti si sarebbe pubblicamente esposto di fronte a un gruppetto di stakeholders biancorossi, dando la propria disponibilità a partecipare fattivamente al processo di ripartenza. 300mila gli euro a fondo perduto necessari per iscriversi in D, 100mila quelli richiesti dall'Eccellenza. Il futuro biancorosso potrà conoscersi meglio solo dall'1 luglio in avanti, ma Barletta intanto si rimbocca le maniche e prova a rispondere "presente" a questo secondo, disperato appello.
(Twitter: @GuerraLuca88)
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