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Servizi sociali

Un fiocco rosso per non dimenticare e reagire alla violenza sulle donne

L’Osservatorio “Giulia e Rossella” ha celebrato la giornata mondiale con un open day d’incontri

Verità sottaciute, sorrisi tristemente forzati, incontri irrimediabilmente amari, che spesso insinuano il dubbio della paura sotto una spessa coltre di correttore, ingenuo rimedio a ferite ben più profonde. Degli incorreggibili e meschini atti di violenza dei prima mariti(nel 48% dei casi), conviventi (nel 12% dei casi) amanti, amici, ex (nel 23% dei casi), poi aguzzini, resta nell'ombra dell'intimità femminile quella inestinguibile angoscia che caratterizza ormai l'esistenza di un'altissima percentuale di donne italiane. E' per i loro timori, per le loro storie, per il ricordo del loro ultimo ansante respiro che ieri si è celebrata la "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne". In questa particolare e commossa occasione, l'Osservatorio "Giulia e Rossella"di Barletta, che gestisce il Centroantiviolenza, ha scelto di proporre un open day volto alla trasmissione dell'informazione per il contrasto e la prevenzione, attraverso la disponibilità di figure professionali tra cui psicologhe, psicoterapeute, operatrici esperte, educatrici, consulenti legali, mediatrici e referenti, che hanno tenuto durante tutta la giornata incontri formativi.

Qualcosa d'irreparabile come i femminicidi, ormai all'ordine del giorno, ricordati in questa giornata con un fiocco rosso, vessillo del dolore e della comprensione, che orgogliosamente le donne dell'Osservatorio hanno deciso di portare sul proprio petto. Un "posto vuoto", riservato tra quelli a disposizione, con delle scarpette rosse posate sul pavimento, porta invece il ricordo di un'utente che ha dovuto dimenticare la sua lotta, perché sopraffatta e assassinata dal delirio della malvagità. Abbiamo posto alcune domande, durante la sessione mattutina degli incontri presso l'Osservatorio Giulia e Rossella, alla Dottoressa Claudia Ciccarelli, appartenente al personale sempre disponibile presso la struttura.

In che modo è stata accolto l'open day da parte della cittadinanza? C'è stata affluenza di utenti?
«Nella giornata abbiamo accolto numerosi utenti e ospiti, molti dei quali in giovane età. Ci hanno fatto visita le studentesse degli ultimi anni dell'ITC di Barletta, a cui abbiamo esposto le iniziative a livello nazionale, volte al contrasto della violenza sulle donne. Alle scolaresche è stata mostrata una "simulata", in seguito alla quale ci sono state poste numerose domande dalle ragazze che hanno espresso tanta rabbia, solitamente nascosta sotto il dolore; è stato mostrato un video prodotto da una scolaresca della città di Andria, in collaborazione all'osservatorio Ri-scoprirsi. E' stato mostrato loro come e a chi rivolgersi, numerose ragazze infatti non sapevano nemmeno dell'esistenza degli osservatori».

Una città come Barletta, apparentemente serena, cela delle realtà di violenza domestica?
«In realtà a Barletta c'è un sommerso molto numeroso, ci sono tantissimi casi problematici di cui non si conosce l'esistenza che noi trattiamo nel pieno rispetto della privacy personale. Le utenti barlettane che si rivolgono a noi appartengono a tutte le fasce d'età. Nonostante l'utenza sia variegata in media si rivolgono maggiormente a noi le donne tra i 20 e i 40 anni».

In questo importantissimo giorno, che appello si potrebbe rivolgere alla popolazione femminile?
«Il nostro appello è quello di rispettarsi, non mettendosi mai dietro le quinte. Bisogna essere sempre protagoniste della propria vita e del proprio mondo femminile».

Nel pomeriggio hanno fatto visita alla struttura il Sindaco, l'assessore alle Politiche sociali Francabandiera, l'assessore Azzurra Pelle, l'assessore Antonio Rizzi e il segretario generale comunale Porcelli.
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