Scuola ed emergenza Covid, capitolo 2021
Scuola ed emergenza Covid, capitolo 2021
Scuola e Lavoro

Scuola ed emergenza Covid-19: capitolo 2021, voce ai professori

Come è cambiata in questi mesi la didattica a distanza? Lo abbiamo chiesto ai professori dei Licei di Barletta

A marzo era stata una soluzione obbligata, nel nuovo anno scolastico una scelta che per qualche tempo si è voluta evitare, tra turnazioni e soluzioni di emergenza. All'alba del 2021 i ragazzi di scuole medie e superiori di Barletta, che sono tornati a far lezione dopo le vacanze invernali, la possono reputare una vera e propria compagna di vita, ormai. Stiamo parlando della didattica a distanza, conosciuta anche con l'abbreviazione DAD, che ormai da quasi un anno accompagna le metodologie di studio e di insegnamento con la garanzia della sicura distanza, non solo fisica ma anche emotiva e sentimentale, per chi ha sostituito le mura dell'aula con quelle della sua camera da letto o cucina.

Abbiamo raccolto le impressioni di professori su questo argomento, con un occhio al passato ed uno alle speranze del futuro. A tutti è stata posta la stessa domanda:

"Ormai quasi un anno fa le scuole di tutta Italia si sono dovute adeguare alla DAD, la didattica a distanza che permette ai prof e agli alunni di seguire le lezioni dalle proprie case. Innanzitutto, crede che questa sia stata la migliore soluzione che si poteva trovare, per garantire un adeguato insegnamento e un adeguata comprensione? Poi come è cambiato il modo di agire da marzo e aprile, quando è stata una decisione praticamente obbligata, a settembre e ottobre, quando è stato possibile una maggiore organizzazione, e come pensa che possa migliorare la situazione nei prossimi mesi?"

Partiamo dal Liceo Classico "A. Casardi" e dalla professoressa Fiore: "La didattica a distanza è stata una risposta efficace per fronteggiare l'emergenza COVID, perché non si ponevano alternative di fronte alle classi numerose e ai mezzi di trasporto pubblico inefficienti. E' stata un'esperienza che ci ha colto tutti un po' impreparati, sebbene la scuola da tempo stesse cercando di potenziare la tecnologia per rendere la didattica più adeguata alla sensibilità e alla forma mentis delle nuove generazioni. All'inizio eravamo molto disorientati, perché si trattava di mutare repentinamente le nostre abitudini, azzerando tutte le nostre certezze non solo in campo scolastico. Per questo è stato molto faticoso intraprendere il nuovo percorso, che ci imponeva tempi rapidi e ci poneva davanti a strade sconosciute. E' stato encomiabile lo sforzo di tutti, dal Dirigente Scolastico, prof. Giuseppe Lagrasta, alla classe docente. Per la scuola poi si pongono anche problemi di tutela della privacy e dei minori, un aspetto che è stato curato attentamente. E' stato fondamentale anche il ruolo dei collaboratori scolastici che hanno monitorato gli studenti con l'utilizzo di mascherine e termo-scanner.

Gli alunni hanno mostrato senso di responsabilità e capacità di adattamento sorprendenti ed è stato molto emozionante vedere gli studenti affrontare a Luglio gli esami di stato in presenza e si auspicava che con gli applausi e le congratulazioni per i maturandi si fosse conclusa questa fase, anche se abbiamo visto i nostri ragazzi alla debita distanza e sempre muniti di mascherina. Purtroppo l'estate è stata un'incubatrice di nuove insidie. Dopo una ripresa a Settembre delle lezioni in presenza, sia pure con classi ridimensionate, in alcuni casi per la mancanza di aule adeguate, come tutti sanno, ci siamo nuovamente ritrovati con la didattica a distanza. Nel momento della ripresa della DAD abbiamo affrontato la situazione più fiduciosi, forti dell'esperienza pregressa per cui è stato tutto molto più semplice, anche per gli studenti, che hanno sperimentato insieme a noi questo nuovo modo di fare scuola. Certo il computer è stato uno strumento insostituibile che ci ha consentito di proseguire le lezioni e di mantenere i contatti, per non interrompere quell'indispensabile dialogo che costituisce l'aspetto più importante delle dinamiche educative. In questo frangente così difficile, tutti abbiamo capito quanto sia importante la scuola, quella in presenza intendo, quella con la "S" maiuscola, perché le conoscenze si possono trasmettere tramite le piattaforme, ma solo a scuola si fa esperienza della vita di comunità. La scuola è il luogo dove soprattutto si impara a vivere e questo non è possibile dietro uno schermo.

In ogni caso una lezione il COVID ce l'ha impartita: ha fatto emergere le storture della nostra politica che ha sempre considerato la scuola un settore in cui non vale la pena investire risorse, obbligandoci alle classi-pollaio, ingestibili se non con la DAD; ha insegnato a noi docenti e agli studenti che la scuola è insostituibile perché è il luogo della socialità che è quello che più manca a tutti, giovani e non. Il mio più grande desiderio è che si torni presto alla normalità perché i rapporti umani richiedono un confronto con la realtà così diversa dal mondo virtuale. Sono convinta che riusciremo, prima o poi, a "riveder le stelle!".
Restando sempre nell'ambito del "Casardi", anche la docente Marina Falcone, insegnante per l'indirizzo Scienze Umane, ha dato la sua impressione: "Credo che non sia ancora giunto il momento di esprimere un giudizio di merito sulle decisioni assunte in un periodo di emergenza tragica come quello della scorsa primavera: sono ancora vive le immagini delle file di automezzi delle Forze Armate in uscita dal cimitero di Bergamo. E del resto siamo ancora nel vivo della pandemia. Posso comunque affermare con sicurezza che la scuola si è prontamente adeguata alla nuova situazione, reagendo con flessibilità, attenzione agli alunni più fragili, grande capacità organizzativa: il liceo Casardi ha prontamente messo a disposizione di discenti e insegnanti gli strumenti adatti a svolgere adeguatamente la DAD e la grande capacità di risposta autonoma dei singoli ha trovato gli spazi opportuni per potersi esprimere al meglio. Gli alunni e le alunne hanno dimostrato da subito una grande capacità di adattamento e hanno dato una risposta attiva e consapevole, assumendo atteggiamenti improntati a maturità e senso di responsabilità. La DAD ha consentito, inoltre, di potenziare metodologie didattiche già in uso nella prassi quotidiana, quali la "flipped classroom", ed è stata e continua ad essere, a mio parere, come una palestra che consentirà sicuramente notevoli progressi e aggiornamenti nella condotta didattica degli anni futuri. Ogni docente in questi frangenti ha speso tutto se stesso per dare vita alla DAD e mettere a proprio agio alunni e alunne nell'ottica di una prassi educativa incardinata sempre sulla centralità dei processi di apprendimento, attraverso la didattica laboratoriale attiva, basata sull'agire delle alunne e degli alunni, impegnati in prima persona nella costruzione delle competenze, nonché nell'imparare a gestire le proprie emozioni. La Scuola ha continuato a rimanere aperta e continua a rimanere aperta, in forme diverse, ma aperta.

La DAD è stata la soluzione migliore? Si sarebbe potuto fare di meglio? Si potrebbe discutere a lungo di risorse aggiuntive o di spazi scolastici più adeguati a classi numerose o alternativi o ancora di potenziamento dei mezzi di trasporto o di screening o infine di una nuova idea di organizzazione complessiva della didattica, ed è nota a tutti l'importanza dello stare insieme, in presenza, nella comunità scolastica, ma è fuori di dubbio che docenti e discenti non si sono tirati indietro di fronte alla gravità della situazione e con grande coraggio e notevole capacità di adattamento continuano a costruire con successo il percorso formativo. L'inizio del corrente anno scolastico sicuramente ci ha trovati maggiormente preparati, più motivati e reattivi: il Liceo Casardi ha ulteriormente potenziato la strumentazione attraverso l'adozione di una nuova piattaforma digitale, più agile e più completa; le attività didattiche procedono speditamente, soprattutto in vista della meta degli Esami di Stato. E la scuola era ed è un luogo sicuro: il mio augurio in occasione della ripresa delle attività dopo la pausa natalizia è che tutta la comunità cittadina mantenga comportamenti corretti e sicuri, perché, in caso contrario, sostenere che la scuola sia la priorità rimarrebbe un'affermazione vuota e priva di contenuto. Affinché queste non restino solo parole, mi aspetto l'impegno attivo di ogni livello della società civile, dei singoli come degli enti pubblici, della politica come delle famiglie: solo da questa sinergia può scaturire il successo del processo di formazione, come il frutto del superamento delle difficoltà, sempre con entusiasmo ed energia".

Spostandosi invece al Liceo Scientifico "Carlo Cafiero", abbiamo la testimonianza del professor Casanelli: "Non si tratta di capire se è la migliore soluzione, perché era l'unica praticabile per non accettare un'interruzione radicale dell'attività didattica. Chiaramente come tutte le soluzioni nuove e improvvise, ha comportato un cambio nella capacità di apprendere e comprendere dei ragazzi. Perciò è stato un banco di prova sia per noi, che per i ragazzi. Indubbiamente a settembre e ottobre ci siamo trovati ad adottare delle soluzioni che avevamo già sperimentato mesi prima, perciò tutto è stato più semplice e spedito. L'auspicio era quello di trovare tutti un po' più pronti, sia alunni sia docenti, sulla pratica di questa didattica e credo che questo sia avvenuta: tante sbavature, tante fallacie, tanti errori commessi a marzo-aprile 2020 siamo riusciti ad evitarli, sempre però, con i limiti strumentali e metodologici che una pratica a distanza comporta e la rende inevitabilmente distinta e diversa da una pratica in presenza, soprattutto per quanto riguarda i processi di valutazione dei ragazzi. Nei prossimi mesi ritengo che la DAD possa essere ulteriormente perfezionata, senza mai pensarci he possa essere sostitutiva o alternativa a quella in presenza, ma integrativa. E' ovvio che la didattica una presenza continuativa, finché le curve di contagio non attestino un netto, oggettivo e irreversibile miglioramento sarà una scelta molto difficile da attuare. Il mio personale parere è quello che si completasse il primo quadrimestre a distanza e ai primi di Febbraio si possa fare una valutazione della situazione, ma è un mio personalissimo parere. Vediamo come il quadro generale andrà evolvendo e poi ci auguriamo di poter tornare quanto prima ad una didattica in presenza".

Spostandoci su un altro indirizzo, abbiamo la testimonianza della professoressa Rizzo del Liceo Artistico "Nicola Garrone". "La didattica a distanza ha rappresentato, a mio avviso, l'unica strada percorribile durante i mesi di lockdown, sebbene abbia colto molte scuole d'Italia impreparate. Per quanto riguarda la realtà in cui io opero, l'IISS Nicola Garrone, la DAD, nonostante tutti gli sforzi profusi dal nostro dirigente e dallo staff per garantire un servizio di qualità, bisogna dirlo, ha acuito le diseguaglianze, sia tra gli studenti sia tra i docenti, non tutti pronti a raccogliere la sfida del digitale per mancanza di mezzi e formazione specifica.

Il nostro istituto ha investito da subito in tal senso, cercando di riallineare le competenze pedagogiche finalizzate alla didattica a distanza: un gruppo di docenti si è fatto carico di approfondire le modalità di realizzazione delle lezioni on-line, presentando le caratteristiche della piattaforma utilizzata (G-Suite) e socializzando alcune significative buone prassi. Al termine dell'anno scolastico, dopo gli Esami di Stato, anch'essi oggetto di revisione normativa tardiva, abbiamo sperato non nella risoluzione del problema Covid-19, ma quanto meno nel tentativo di affrontare la questione in maniera meno emergenziale e sistemica. Purtroppo non è andata così e la DAD è stata soppiantata da una Didattica Digitale Integrata che di integrato aveva poco dal momento che dal 28 ottobre le scuole superiori erano di nuovo a distanza. E prima di quella data avevamo sostenuto doppi turni per ritardi nella consegna degli ambienti ubicati presso il Polivalente. Saremo fortunati se potremo tornare in aula con una frequenza del 50% che dovrebbe estendersi al 75% in un futuro che mi sembra sempre più lontano. Io sono per la frequenza e sono sicura che pagheremo a caro prezzo la prolungata assenza dai banchi di scuola.

La didattica digitale è una grande risorsa ma non può in alcun modo sostituire la frequenza, al massimo integrarla. Occorre tornare al più presto a scuola tentando di recuperare quei pezzi di apprendimento che a distanza non possono essere svolti. Ma io voglio tornare anche per un altro motivo: perché me lo chiedono i miei studenti, che non ce la fanno più a stare sempre davanti al tablet! Nonostante i lavori creativi che ci inventiamo di continuo, per promuovere quelle competenze così tanto proposte a livello ministeriale, le competenze emotive come la motivazione, l'empatia, l'abilità sociale, sono state profondamente umiliate dalla didattica a distanza. Non ho certezze per il futuro ma come ho letto nel rapporto dell'ONU 'Education during Covid-19' nessuno dovrebbe essere lasciato indietro e se la politica non dimostra a fatti e non solo a parole che la scuola è il volano verso il futuro, le disuguaglianze si acuiranno restituendoci un mondo post-Covid diviso tra chi avrà la possibilità di accedere al diritto allo studio, garantito peraltro dalla Costituzione, e chi non avrà questa possibilità. I poveri e i fragili sono le vere vittime di questa pandemia. Loro i grandi dimenticati dal mondo economico e politico".
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