Francesco Di Cataldo
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San Vittore sarà intitolata al barlettano Francesco Di Cataldo

Il maresciallo maggiore fu assassinato mentre usciva dalla sua abitazione

La Casa Circondariale di Milano "San Vittore" sarà intitolata alla memoria del barlettano Francesco Di Cataldo, Maresciallo Maggiore del Corpo degli Agenti di custodia, che lì ricopriva il ruolo di vicecomandante di Polizia Penitenziaria quando, il 20 aprile del 1978, pochi giorni dopo il sequestro Moro, fu assassinato mentre usciva dalla sua abitazione.

Alla cerimonia, in programma il prossimo mercoledì 25 ottobre, alle ore 11.00 nel vecchio carcere milanese, insieme ai figli, Alberto e Paola, parteciperanno il Sottosegretario di Stato alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Presidente Santi Consolo, il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Lombardia, Luigi Pagano, il Direttore della Casa Circondariale di Milano, Gloria Manzelli e il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria dell'Istituto milanese, Commissario Coordinatore Manuela Federico, mentre la delegazione dell'Amministrazione comunale di Barletta sarà guidata dal sindaco Pasquale Cascella e vi farà parte il consigliere comunale Sabino Di Cataldo, nipote del Maresciallo vittima, 40 anni fa, dell'omicidio rivendicato dalle Brigate Rosse. Alla memoria di Francesco Di Cataldo, riconosciuto "Vittima del dovere", il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito il 15 giugno del 2004 la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Il 20 aprile 2013, nel trentacinquesimo anniversario dell'attentato, era già stato intitolato alla sua memoria, a Milano, il parco di via Tremelloni, mentre a Barletta gli è stata dedicata una strada.

«Condividiamo e apprezziamo – dichiara il sindaco Cascella – la scelta compiuta dall'Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia. Ricordare Di Cataldo là dove ha pagato con la vita il rispetto dei principi costituzionali di rieducazione della detenzione, salvaguardando la tenuta delle istituzioni in un periodo difficile per il tessuto unitario della nazione e per la democrazia. Il coraggio di persone come Francesco Di Cataldo, sacrificatosi con umiltà nell'esercizio del proprio compito, rimane, a distanza di tanti anni, un esempio da trasmettere alle giovani generazioni a compiere il percorso di crescita umana e culturale all'insegna dei valori morali e del progresso civile».

Per il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, l'intitolazione dello storico Istituto Penitenziario milanese di Piazza Filangieri alla memoria del Maresciallo Maggiore Francesco Di Cataldo è tributato all'estremo sacrificio di un uomo del dialogo che, col suo lavoro, cercava di trasformare il carcere ispirandosi ai valori della umanità. «Se oggi le carceri, pur tra le mille difficoltà e contraddizioni esistenti, sono anni luce lontane da quei tempi - ha dichiarato il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Lombardia, Luigi Pagano - lo dobbiamo principalmente a queste persone che credevano in quegli ideali dando forma e coerenza alla loro azione. Lo dobbiamo al maresciallo Di Cataldo, al suo senso del dovere, a chi come lui ha svolto e svolge ogni giorno il proprio lavoro in silenzio e fuori dal cono di luce dei riflettori».

Nel pomeriggio del 25 ottobre sono previste nel carcere milanese iniziative sul significato di quel sacrificio e sul processo di profonda trasformazione che ha interessato il sistema penitenziario, permettendo a chi opera all'interno delle carceri di poter mostrare e dimostrare che queste oggi non sono più realtà chiuse al mondo esterno ma in dialogo con la città.
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