Ruota degli esposti
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Attualità

Ruota degli esposti: parla Sardaro dell'Ambulatorio Popolare di Barletta

Un approfondimento in vista dell'incontro di questa sera

Barletta tra passato e presente, storie conosciute e vicende tramandate oralmente.

In vista dell'incontro "Ruota degli esposti - Storie di abbandono, pregiudizi, riscatti", che si terrà in città questa sera, abbiamo intervistato Tonia Sardaro, volontaria dell'Ambulatorio Popolare di Barletta che sta curando l'organizzazione della conferenza.

Ci sono testimonianze della ruota degli esposti nel nostro territorio?
«Abbiamo fatto delle ricerche in alcuni istituti, di preciso la scuola di San Ruggiero e la chiesa Monte di Pietà a Barletta. Per quanto riguarda la nostra zona risultano testimonianze scritte delle ruote soltanto inerenti al cibo: le ruote erano il punto di riferimento per sfamare i più bisognosi. Tutto ciò che sappiamo della ruota degli esposti è affidato alla tradizione orale, ai racconti di nonni e bisnonni. Anche a Cerignola ci sono racconti orali che testimoniano la presenza di carretti che trasportavano i neonati alla ruota degli esposti».
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Con quale obiettivo nasce la conferenza?

«Vogliamo parlare degli umili e dei poveri da tutti i punti di vista. Ci siamo messi in contatto con un museo di Napoli dove conservano testimonianze scritte relative all'abbandono dei neonati, nati fuori da matrimonio. Una volta lasciati, i bambini venivano battezzati, in presenza di chi li abbandonava, a una fonte, un semplice rubinetto, per poi finire nella ruota degli esposti».

Cosa succedeva, poi, ai bambini?

«Attraverso interviste a suore che raccontano il disagio dell'abbandono e la difficoltà nel risalire alle proprie radici, abbiamo individuato dei cognomi che venivano dati dalle stesse suore ai bambini abbandonati. Tra questi cognomi il più diffuso è Esposito, ma ci sono anche Acquaviva e Amore. Nella maggior parte dei casi i bambini venivano affidati a famiglie di nobili che ne garantivano il sostegno economico in maniera riservata, conoscendone la storia delicata».
  • Ambulatorio popolare
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