Nicola Maffei Smanaccia
Nicola Maffei Smanaccia
Politica

Post consiglio: non è vero ma ci crediamo

Spietato digiuno al Pd di Mennea. Durerà?

Esistono ore perfette. Fotogrammi che racchiudono il senso di un'esistenza, o almeno di una sua epoca. La foto del matrimonio dei nonni o del primo viaggio in auto dei genitori. In quelle immagini siamo in grado di leggere i dolori che poi sarebbero venuti, le fatiche, le delusioni e che erano già annunciati in quei volti ingenui e fiduciosi. Questa consapevolezza nasce dalla capacità di leggere il tempo, qualche volta, in modo sincronico invece che diacronico. In un istante c'è tutto ciò che è già accaduto in passato e tutto ciò che avverrà in futuro. Anche in politica a volte esistono ore perfette. Come la serata di ieri al Consiglio comunale.

Perfetta per l'elezione a presidente del Consiglio di Enzo Delvecchio. Seduti uno accanto all'altro, il presidente del consiglio e il sindaco. Due democristiani, perché i democristiani non sono mai ex, ex Margherita, ex Ppi. Da quanto tempo non accadeva che la Balena bianca occupasse entrambi gli scranni più alti del Comune? Si è chiusa ieri, con una strana eterogenesi dei fini, la visione strategica di Francesco Salerno. Lo sdoganamento della sinistra ex PCI si conclude così. Con la mediazione determinante di Filippo Caracciolo, prodotto del nuovismo del defunto sindaco, con lo scettro consegnato a Enzo Delvecchio e con il divorzio definitivo tra Maffei e Mennea (anch'egli ex DC).

Perfetta nel segnare il fallimento, l'estinzione della sinistra istituzionale in tutte le sue versioni. Ha perso la sinistra parolaia e dogmatica; ha perso la sinistra pragmatica e decisionista; ha perso la sinistra disinvolta e astuta. La sinistra ha riposto la bandiera rossa e ha sollevato la bandiera bianca della resa. Una resa non proprio incondizionata: un assessore, qualche posto nei Cda delle partecipate o nei collegi dei revisori. Narcotici, o polpette avvelenate. A questo centrosinistra, che ritrova unità solo di fronte allo spacchettamento degli incarichi, la minoranza ha risposto ieri in modo più acceso del solito, ma comunque inadeguato. Di fronte alla lottizzazione partitica di tutti gli incarichi pubblici, il centrodestra ha risposto chiedendo una quota parte per sé o nel migliore dei casi mettendo in guardia dal familismo. Mentre invece la parola d'ordine più calzante (tattica, ma anche strategica) sarebbe stata: "Fuori la politica dalle municipalizzate!" Solo il consigliere Lomuscio ha proposto un albo di imprese e professionisti, mentre nei banchi della maggioranza si sbadigliava o si sorrideva sornioni. Se esistesse a Barletta una cittadinanza attiva, sarebbe il caso di inondare di curricula di giovani brillanti non compromessi le caselle mail di sindaco, staff e uffici competenti. Ma tant'è.

Delvecchio ha tenuto ieri sera un discorso di insediamento da Sindaco, più che da Presidente del Consiglio. Forse è stata una svista, un eccesso dovuto all'emozione. O forse piuttosto un presagio. Un'ora perfetta, appunto. Un momento di tempo sincronico. Presentandosi come uomo del dialogo e della mediazione, facendo ammenda del proprio passato partigiano, Delvecchio si è mostrato leader. Ma mostrare non è sinonimo di dimostrare. A volte l'immagine che si mostra è perfino ingannevole e si trasforma nel suo contrario. Per dimostrare occorre convincere, servono buoni argomenti e azioni conseguenti. Insomma per vincere bastano 19 voti in Consiglio comunale. Convincere, beh, è tutta un'altra faccenda.
Ultimo aggiornamento
Pubblicata la definitva lista di deleghe ed assessori, che sembra stia generando più di una reazione all'interno del palazzo.
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