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Barletta non esiste? «No: è la conoscenza di Barletta che sembra non essere pervenuta»
OAP BAT: «Diciotto ore possono bastare per raccontare un disservizio. Non per liquidare duemila anni di storia e insultare un’intera comunità»
Barletta - giovedì 20 agosto 2026
12.34 Comunicato Stampa
«Abbiamo letto l'articolo pubblicato oggi, 20 agosto 2026, su Linkiesta da Guia Soncini, dal titolo "Barletta non esiste, ma purtroppo ci sono stata". Un pezzo costruito intorno a una serie di disavventure personali che, se realmente accadute nei termini descritti, meritano certamente di essere raccontate, denunciate e, ove necessario, verificate. Ma c'è una differenza enorme tra raccontare ciò che non funziona e trasformare una brutta esperienza di diciotto ore nel pretesto per dileggiare una città, i suoi abitanti, la loro laboriosità e perfino la loro identità».
Così si legge nella nota a firma dell'avv. Michele Cianci, presidente "Operazione Aria Pulita BAT".
«La libertà di critica è sacrosanta. La satira può essere feroce. L'ironia può essere persino spietata. Ma nessuna di queste categorie trasforma automaticamente la superficialità in profondità, la battuta in analisi o la scarsa conoscenza di un luogo in un titolo di merito.
Leggendo l'articolo, più che l'inesistenza di Barletta emerge infatti una sorprendente povertà di conoscenza storica della città sulla quale si pretende di pronunciare una sentenza definitiva. E questo, per chi fa delle parole e del racconto il proprio mestiere, è forse il dato più sconcertante.
Scrivere che "Barletta non esiste", definirla un "cesso di posto", parlare dei suoi cittadini come "indigeni" e ricavare da alcuni incontri occasionali considerazioni sui "barlettani" e sulla loro voglia di lavorare non è una critica ai servizi turistici. È una generalizzazione sprezzante che nulla aggiunge alla legittima denuncia degli inconvenienti subiti.
E poi c'è la storia. Quella vera. Quella che forse sarebbe stato utile conoscere prima di spiegare ai lettori che Barletta non esiste.
Barletta esiste nel Colosso di Eraclio, nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore, nel Castello e nella straordinaria stagione federiciana. Esiste nel busto di Federico II. Esiste nella Cantina della Disfida, dove ebbe origine l'offesa che condusse al celebre certame del 1503. Esiste nella Pinacoteca Giuseppe De Nittis, uno dei grandi protagonisti della pittura europea dell'Ottocento. Esiste a Canne, dove nel 216 a.C. Annibale inflisse a Roma una delle sconfitte più studiate della storia militare.
Ed esiste in Pietro Mennea. La Freccia del Sud. Il barlettano che con il suo 19"72 è rimasto per diciassette anni primatista mondiale dei 200 metri e che continua a rappresentare, ben oltre lo sport, l'idea stessa del sacrificio, della disciplina e del lavoro. È quantomeno singolare impartire lezioni sulla presunta scarsa voglia di lavorare dei barlettani nella città che ha dato i natali a Pietro Mennea.
Persino la battuta sulla Disfida, liquidata con "si è svolta a Trani", tradisce una semplificazione che dovrebbe far riflettere. Il certame del 13 febbraio 1503 si svolse nelle campagne tra Trani e Corato, ma la vicenda nacque a Barletta, nella celebre Cantina, e a Barletta erano acquartierati gli spagnoli e i cavalieri italiani; da qui il nome con cui quell'evento è entrato nella storia: Disfida di Barletta. Non è campanilismo: è storia.
Operazione Aria Pulita BAT non ha bisogno di nascondere i problemi della città. Da anni li denuncia pubblicamente: ambiente, amianto, ex Cartiera, mare, Canale H, emissioni industriali, traffico pesante, degrado, carenza di verde e inciviltà. Proprio per questo possiamo parlare senza ipocrisie.
Barletta ha problemi. Barletta deve migliorare. Barletta deve pretendere servizi turistici migliori e un'accoglienza all'altezza del proprio patrimonio. Ma una città non coincide con un tassista, con una struttura ricettiva, con un bar chiuso o con due materassi che si separano durante la notte.
Soprattutto, una comunità di decine di migliaia di persone non può essere ridotta alla caricatura ricavata da diciotto ore trascorse male.
Soncini è una firma che ha scelto da tempo un registro caustico e provocatorio. Lo rispettiamo. Ma la provocazione non conferisce una competenza storica che non emerge dall'articolo, né autorizza a trasformare il sarcasmo in una patente per giudicare un'intera popolazione.
Forse il problema, dunque, non è che Barletta "non esiste". Forse il problema è che, prima di scriverne in questi termini, sarebbe stato opportuno conoscerla.
Per questo chiediamo al Sindaco e all'Amministrazione comunale di Barletta di assumere una posizione pubblica e netta a difesa della città e di valutare, con i propri uffici e nelle sedi competenti, se talune espressioni e generalizzazioni contenute nell'articolo abbiano superato i confini della legittima critica e della satira, arrecando un pregiudizio all'immagine della città e della sua comunità.
Non chiediamo censure. Non chiediamo bavagli. Chiediamo rispetto.
E alla giornalista rivolgiamo un invito: torni a Barletta. Ma non per diciotto ore, non soltanto per un concerto e non con una prenotazione alberghiera come unico metro di conoscenza.
Venga al Castello. Guardi Eraclio. Entri nella Cattedrale. Visiti Palazzo della Marra e la Pinacoteca De Nittis. Vada a Canne. Entri nella Cantina della Disfida. Legga la storia di Federico II e quella di Pietro Mennea. Poi incontri davvero i barlettani.
Troverà difetti, contraddizioni e problemi. Li racconti tutti. Saremo spesso i primi a darle ragione.
Ma scoprirà probabilmente ciò che diciotto ore di disavventure non possono insegnare: Barletta non solo esiste. Ha una storia, un'identità e una dignità che meritano rispetto.
E c'è un'ultima considerazione. Gli articoli passano. Le battute invecchiano. Le provocazioni vengono dimenticate. Eraclio resta. De Nittis resta. Canne resta. La Disfida resta. Pietro Mennea resta. Barletta resta».
Così si legge nella nota a firma dell'avv. Michele Cianci, presidente "Operazione Aria Pulita BAT".
«La libertà di critica è sacrosanta. La satira può essere feroce. L'ironia può essere persino spietata. Ma nessuna di queste categorie trasforma automaticamente la superficialità in profondità, la battuta in analisi o la scarsa conoscenza di un luogo in un titolo di merito.
Leggendo l'articolo, più che l'inesistenza di Barletta emerge infatti una sorprendente povertà di conoscenza storica della città sulla quale si pretende di pronunciare una sentenza definitiva. E questo, per chi fa delle parole e del racconto il proprio mestiere, è forse il dato più sconcertante.
Scrivere che "Barletta non esiste", definirla un "cesso di posto", parlare dei suoi cittadini come "indigeni" e ricavare da alcuni incontri occasionali considerazioni sui "barlettani" e sulla loro voglia di lavorare non è una critica ai servizi turistici. È una generalizzazione sprezzante che nulla aggiunge alla legittima denuncia degli inconvenienti subiti.
E poi c'è la storia. Quella vera. Quella che forse sarebbe stato utile conoscere prima di spiegare ai lettori che Barletta non esiste.
Barletta esiste nel Colosso di Eraclio, nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore, nel Castello e nella straordinaria stagione federiciana. Esiste nel busto di Federico II. Esiste nella Cantina della Disfida, dove ebbe origine l'offesa che condusse al celebre certame del 1503. Esiste nella Pinacoteca Giuseppe De Nittis, uno dei grandi protagonisti della pittura europea dell'Ottocento. Esiste a Canne, dove nel 216 a.C. Annibale inflisse a Roma una delle sconfitte più studiate della storia militare.
Ed esiste in Pietro Mennea. La Freccia del Sud. Il barlettano che con il suo 19"72 è rimasto per diciassette anni primatista mondiale dei 200 metri e che continua a rappresentare, ben oltre lo sport, l'idea stessa del sacrificio, della disciplina e del lavoro. È quantomeno singolare impartire lezioni sulla presunta scarsa voglia di lavorare dei barlettani nella città che ha dato i natali a Pietro Mennea.
Persino la battuta sulla Disfida, liquidata con "si è svolta a Trani", tradisce una semplificazione che dovrebbe far riflettere. Il certame del 13 febbraio 1503 si svolse nelle campagne tra Trani e Corato, ma la vicenda nacque a Barletta, nella celebre Cantina, e a Barletta erano acquartierati gli spagnoli e i cavalieri italiani; da qui il nome con cui quell'evento è entrato nella storia: Disfida di Barletta. Non è campanilismo: è storia.
Operazione Aria Pulita BAT non ha bisogno di nascondere i problemi della città. Da anni li denuncia pubblicamente: ambiente, amianto, ex Cartiera, mare, Canale H, emissioni industriali, traffico pesante, degrado, carenza di verde e inciviltà. Proprio per questo possiamo parlare senza ipocrisie.
Barletta ha problemi. Barletta deve migliorare. Barletta deve pretendere servizi turistici migliori e un'accoglienza all'altezza del proprio patrimonio. Ma una città non coincide con un tassista, con una struttura ricettiva, con un bar chiuso o con due materassi che si separano durante la notte.
Soprattutto, una comunità di decine di migliaia di persone non può essere ridotta alla caricatura ricavata da diciotto ore trascorse male.
Soncini è una firma che ha scelto da tempo un registro caustico e provocatorio. Lo rispettiamo. Ma la provocazione non conferisce una competenza storica che non emerge dall'articolo, né autorizza a trasformare il sarcasmo in una patente per giudicare un'intera popolazione.
Forse il problema, dunque, non è che Barletta "non esiste". Forse il problema è che, prima di scriverne in questi termini, sarebbe stato opportuno conoscerla.
Per questo chiediamo al Sindaco e all'Amministrazione comunale di Barletta di assumere una posizione pubblica e netta a difesa della città e di valutare, con i propri uffici e nelle sedi competenti, se talune espressioni e generalizzazioni contenute nell'articolo abbiano superato i confini della legittima critica e della satira, arrecando un pregiudizio all'immagine della città e della sua comunità.
Non chiediamo censure. Non chiediamo bavagli. Chiediamo rispetto.
E alla giornalista rivolgiamo un invito: torni a Barletta. Ma non per diciotto ore, non soltanto per un concerto e non con una prenotazione alberghiera come unico metro di conoscenza.
Venga al Castello. Guardi Eraclio. Entri nella Cattedrale. Visiti Palazzo della Marra e la Pinacoteca De Nittis. Vada a Canne. Entri nella Cantina della Disfida. Legga la storia di Federico II e quella di Pietro Mennea. Poi incontri davvero i barlettani.
Troverà difetti, contraddizioni e problemi. Li racconti tutti. Saremo spesso i primi a darle ragione.
Ma scoprirà probabilmente ciò che diciotto ore di disavventure non possono insegnare: Barletta non solo esiste. Ha una storia, un'identità e una dignità che meritano rispetto.
E c'è un'ultima considerazione. Gli articoli passano. Le battute invecchiano. Le provocazioni vengono dimenticate. Eraclio resta. De Nittis resta. Canne resta. La Disfida resta. Pietro Mennea resta. Barletta resta».
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