Sabrine Aouni
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“Mi chiamo Sabrine”, la giovane Aouni fa riflettere Barletta

La lotta al razzismo dalla trincea dell'adolescenza

Una storia di multiculturalità, di inte(g)razione e di razzismo quella mostratasi domenica scorsa a Barletta. Una storia ricca di temi caldi toccati in profondità dalla giovane scrittrice Barlettana. Senza timore e peli sulla lingua, ma con la forza tipica della sua età, emergono spontaneamente i sogni e le volontà di una donna italiana di seconda generazione. Sabrine è infatti figlia di entrambi genitori tunisini, ed è questa la marcia in più che permette di mostrare la sua visione di questo mondo a lungo dibattuto in politica, e nei media. Ed è per questo motivo che alla presentazione del libro sono presenti anche i due consiglieri comunali Giuliana Damato (Partito Democratico) e Carmine Doronzo (Sinistra unita per Barletta).

«Ho scritto questo libro perché sono esausta di tutte quelle false considerazioni sulla mia generazione, sulla seconda generazione», esordisce così l'autrice del libro edito da Radici Future, e capace di analizzare apertamente tutte le colorate sfaccettature di un argomento spesso ridotto ai colori politici più vivaci. «Viviamo in Italia e ci spetta essere socialmente presenti e riconosciuti. Invece non ci sentiamo ancora inclusi, e questo è causa di ripercussioni». In queste semplici parole si racchiudono i pensieri e le preoccupazioni di una ragazza che vuole mostrare la fatica per il raggiungimento del suo status di cittadina italiana, ma anche le difficoltà per ottenere una piena accettazione da parte della società. Le sue idee di politica e cultura di interazione, e non integrazione come ama sottolineare, si incontrano con la moderna casa editrice Radici Future attraverso Leonardo Palmisano, con l'aiuto di facebook. Nasce così uno scritto che rende Barletta vicina a temi come immigrazione ed emergenza nazionale, grazie ad una sua cittadina.

Le aspirazioni dell'autrice si allargano oltre la tutela di quelle minoranze citate nella Costituzione, ma che vogliono un'attivazione dei cittadini dalla duplice cultura, e di lotta al terrorismo attraverso la loro inclusione. Lo spiega la consigliera comunale Giuliana Damato che così sottolinea il profondo senso di questa lettura: «Non si parla di integrazione, con l'interazione si fà un passo in più. E' la capacità di considerare Sabrine contemporaneamente tunisina e italiana». A cui si aggiungono anche i ringraziamenti e le considerazioni del consigliere Carmine Doronzo, atte a sottolineare l'importanza delle politiche sociali per la tutela dei diritti che coinvolgono la seconda generazione.

Prima di interventi politici però, Sabrine ha buona premura di ricordare il passaggio fondamentale della lotta al razzismo, da lei combattuto in una trincea dura come quella dell'età adolescenziale e dell'era tecnologica, che si serve di mezzi quanto mai diretti e incisivi sulla persona. Il racconto, contenuto nel libro, di una registrazione ricca di pesanti insulti razziali su Whatsapp ricevuta dalla stessa Sabrine, è proprio simbolo di quanto Barletta sia ancora profondamente arretrata quando si parla di inclusione. Con fermezza la scrittrice accusa l'inadeguatezza di risposte da parte di enti, quali ad esempio le scuole, nell'arginare pericolose manifestazioni di odio e violenza, per lei da considerarsi a tutti gli effetti fasciste. Ancor più interdetta risulta quando ricorda come tali comportamenti profondamente radicati, siano portati avanti da personalità attive nella vita cittadina dei più giovani. Tra le fila di componenti studentesche coinvolte nelle recenti manifestazioni sarebbe presente proprio il responsabile della registrazione rivolta a Sabrine. Uno scenario che sicuramente richiede attenzione da parte della cittadinanza, per lo meno in termini di consapevolezza, da cui può costruirsi una società aperta al dialogo e al confronto. Un punto fondamentale da cui partire per realizzare una società come quella che vive negli occhi, e purtroppo ancora nei sogni, della nostra giovane concittadina.
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