
"L'autunno - Commemorazione dei defunti": la poesia di Francesco Paolo Dellaquila
Una poesia intensa e suggestiva che, attraverso immagini, profumi e ricordi, racconta il legame con chi non c'è più
L'autunno non si attende più. Solo gli artisti lo sentono ancora, come anche chi lavora la terra, chi va per mare. Ce n'è una sola via che porta nel luogo dell'eterna pace ed è come un ritorno. Il luogo non attende, c'è chiamata trascinante sottovoce quando a fine ottobre l'aria si fa bassa, porta odore di terra ribaltata, di crisantemi recisi, di cera che brucia. Le tombe fumano sempre di un dolore caldo. Ogni lapide raccoglie lacrime d'altri, tante da colmare dune di terreno incolto. Un lumino resiste al vento di levante, un fiore dalla corolla china rende omaggio alla tomba accanto, un piccolo rosario appeso a una croce fa da cornice a una foto uguale a tutte le altre, è l'unica per chi la guarda ancora. Quando giunge la penombra della sera, quella vera del due di novembre, pipistrelli leggeri tagliano il viale, un fuoco fatuo gioca tra i cipressi e non fa paura. È l'autunno che fa l'arte. Ci insegna che ci sono foglie che si lasciano andare, altre che si credono sempreverdi, aggrappate al ramo per illusione di eternità. Ma sarà pur essa foglia morta, unita a ciò che la terra tutto divora e tutto muta. Allora, accendiamola questa luce, rimettiamo dritto quel vaso, diciamo sottovoce quel nome e una preghiera. Andiamo in quel luogo non solo per i nostri cari. Andiamo anche per noi, perché il luogo dell'eterna pace in autunno non è tristezza, è appartenenza: raccoglie anime sparse e le ritorna a noi vicine.
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