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Cronaca

L'altro lato di Barletta, la tragedia che deve far riflettere la città

Dopo anni di lassismo e di allarmi inascoltati Barletta è chiamata ad un serio esame di coscienza

Inevitabile che si arrivasse a questo. Quasi ineluttabile, purtroppo, che prima o poi ci scappasse il morto. A prescindere da quelli che saranno gli sviluppi delle indagini sulla tragica morte del giovane Claudio Lasala, ci tocca purtroppo amaramente ricordare ciò che da anni puntualmente documentiamo e denunciamo, a proposito di centro storico e movida, e cioè uno stato di assoluto degrado civico e morale di quella parte di Barletta che, da oltre un ventennio, di giorno funge da "salotto buono" della città da mostrare con orgoglio a questo o quel ministro o esponente nazionale di partito (oltre che da comodo biglietto da visita per campagne elettorali all'insegna del "noi abbiamo fatto"), e che di notte, purtroppo, diventa praticamente zona franca, terra di nessuno. Un vero e proprio paradiso in terra per gente in cerca di sballo, di sbronze, di risse e di "guadagno facile". Un vero e proprio inferno dantesco per chi invece deve alzarsi alle sei per andare a lavoro e per famiglie che magari vivono li da qualche generazione, a cui qualche genio in passato ha persino consigliato di traslocare.

In questi anni trascorsi nel ruolo di "cassandre" (o "tirapiedi", secondo gli aedi della fù "Barletta turistica" e dell'inevitabile prezzo da pagare sotto forma notti passate in bianco) abbiamo quasi quotidianamente narrato di residenti costretti nelle ore della cosiddetta movida a gimkane tra chiazze di vomito, ed "allietati" nelle ore notturne dall'immancabile sinfonia di rutti e suoni gutturali assortiti. Sempre a proposito di via Duomo e dintorni, abbiamo inoltre raccontato più e più volte di episodi di spaccio, di schiamazzi, di baby gang che picchiano, di vandalismo, di risse e addirittura di pistolettate.

Cari lettori, care istituzioni e cara classe dirigente barlettana, una volta tanto cerchiamo di essere onesti con noi stessi: ma davvero qualcuno credeva che questo triste crescendo rossiniano fatto di inciviltà, di maleducazione e di criminalità non portasse prima o poi a terribili e nefaste conseguenze come quelle dell'altra notte? Siamo ben consci che in tragiche circostanze come queste, con una famiglia che in queste ore piange un figlio, un fratello o un fidanzato, recitare la parte del "ve l'avevamo detto" può essere antipatico, quando non sconveniente.

Ma da cittadini barlettani crediamo che di fronte ad una giovane vita così barbaramente spezzata sarebbe ancora più antipatico e sconveniente assistere nei prossimi giorni ai soliti e irritanti "diremo" e "faremo" di circostanza; ai soliti moti di indignazione che durano quanto un paio di guanti in lattice; e ai soliti tavoli tecnici tanto strombazzati quanto, alla luce dei fatti, inconcludenti. Perché il tempo delle chiacchiere stavolta è davvero finito: c'è innanzitutto una famiglia che piange un figlio morto, e poi c'è una città, Barletta, che a questo punto - dal primo dei politici all'ultimo dei cittadini - deve farsi un serio esame di coscienza.
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