
Politica
«Il paradosso dello sport a Barletta: se la pioggia indoor diventa la normalità di una città senza visione»
La nota di Gennaro Rociola
Barletta - venerdì 6 novembre 2026
0.22 Comunicato Stampa
«A Barletta siamo ormai arrivati al paradosso: non serve più uscire all'aperto per giocare sotto la pioggia. Questa amministrazione comunale, dopo aver proposto e poi ritirato un simile approccio "sensoriale" per la piscina comunale – una struttura che la città attende da tempo e che ancora non esiste –, ha ben pensato di far praticare lo sport da pioggia indoor, direttamente all'interno del palazzetto dello sport». Così l'avvocato Gennaro Rociola.
«Al netto del facile sarcasmo, che non tutti coglieranno, mentre l'acqua piovana scivola inesorabilmente sul parquet del PalaDisfida "MarioBorgia", ciò che continua drammaticamente a mancare è una risposta concreta. Una risposta dovuta a chi, da decenni, dedica tempo, passione, risorse economiche e sacrifici personali allo sport cittadino. La dura realtà che siamo costretti ad affrontare non è soltanto un tetto che perde, ma tutto quello che manca a monte: una visione d'insieme.
Nel corso degli anni, abbiamo assistito a una programmazione amministrativa profondamente lacunosa; è mancata la manutenzione ordinaria, è mancata l'attenzione reale verso le associazioni sportive, è mancato il rispetto per le famiglie e, soprattutto, si è ipotecato il futuro dei nostri ragazzi. Il PalaMarchiselli, sbarrato dal 2024, ci ricorda quanto possa diventare cronica e insostenibile l'assenza di una struttura sul territorio; Il PalaDisfida "MarioBorgia" versa in condizioni precarie, con un parquet e una copertura fatiscenti che non garantiscono il minimo comfort né agli atleti e ai loro staff, né ai tifosi di casa e ospiti. In questo scenario, le società sportive barlettane dimostrano ogni singolo giorno quanto sia difficile e logorante continuare l'attività agonistica in totale assenza di certezze.
Le ultime notizie e le immagini dei match rinviati non devono creare un finto scalpore dell'ultimo minuto. Questo non è un episodio da liquidare come un semplice e imprevedibile inconveniente meteorologico. Le criticità della copertura del palazzetto erano note da tempo e ampiamente documentate. Solo dopo svariate e insistenti segnalazioni da parte dei club, lo scorso maggio l'amministrazione comunale aveva pubblicamente illustrato l'intenzione di procedere alla sua sostituzione integrale. A distanza di mesi, l'immagine di una partita ufficiale rinviata per la pioggia all'interno di un impianto coperto pone interrogativi politici inevitabili.
Tuttavia, c'è qualcosa che considero ancora più grave delle infiltrazioni d'acqua: la progressiva normalizzazione delle difficoltà. Il basket barlettano, la pallavolo e molte altre discipline della nostra comunità stanno vivendo un lento declino strutturale da troppo tempo, accettato con una rassegnazione che non possiamo permetterci. La pallacanestro nella nostra città non è nata ieri. Non è una disciplina occasionale, né un'attività da ricordare soltanto quando c'è da riempire un calendario di eventi o, peggio, qualche manifesto elettorale in vista di imminenti scadenze politiche.
Lo sport a Barletta è una storia solida. È fatta di imprenditori che hanno investito risorse proprie, di dirigenti che hanno dedicato una parte importante della propria vita a una società, di allenatori che hanno formato generazioni di giovani togliendoli dalla strada, di giocatori che hanno indossato con orgoglio i colori della città e di famiglie che, stagione dopo stagione, sostengono sacrifici economici e organizzativi enormi. A tutte queste persone Barletta deve profonda riconoscenza.
A questo quadro già critico si aggiunge una gestione dei grandi eventi o grandi bluff (caso Jovanotti) che sembra penalizzare lo sport locale anziché valorizzarlo. Le recenti contestazioni delle società cestistiche cittadine per l'indisponibilità del PalaDisfida"MarioBorgia" – in occasione dell'incontro internazionale di calcio a 5 tra Italia e Kosovo del 10 novembre – ne sono la prova: sei giorni di innumerevoli disagi logistici scaricati interamente sulle realtà del territorio.
Sia chiaro (prima che qualcuno venga ad additare) ospitare una manifestazione internazionale è una bellissima opportunità di prestigio per Barletta. Ma il valore di un evento non si misura soltanto dall'importanza delle squadre che arrivano da fuori; si misura, anzi soprattutto, dalla capacità della città ospitante di rispettare e tutelare le società che in quell'impianto lavorano e producono valore sociale ogni giorno dell'anno.
Che senso ha promuovere la città attraverso lo sport se, contemporaneamente, chi pratica sport a Barletta denuncia la mancanza di spazi vitali e di tutele?
Continuare a considerare lo sport come una questione secondaria, quasi un fastidio burocratico, significa non comprenderne fino in fondo la funzione sociale, educativa ed economica.
Significa non capire quale modello di città vogliamo costruire per il domani.
Per questo motivo, è necessario un cambiamento radicale e verificabile nel modo in cui vengono affrontati i problemi dell'impiantistica sportiva. Non servono più promesse estemporanee. L'istituzione e la convocazione di tavoli permanenti di concertazione con tutte le società sportive del territorio deve diventare la base amministrativa minima da cui ripartire. Solo attraverso il dialogo costante e una programmazione seria potremo ridare dignità allo sport locale e ai nostri giovani».
«Al netto del facile sarcasmo, che non tutti coglieranno, mentre l'acqua piovana scivola inesorabilmente sul parquet del PalaDisfida "MarioBorgia", ciò che continua drammaticamente a mancare è una risposta concreta. Una risposta dovuta a chi, da decenni, dedica tempo, passione, risorse economiche e sacrifici personali allo sport cittadino. La dura realtà che siamo costretti ad affrontare non è soltanto un tetto che perde, ma tutto quello che manca a monte: una visione d'insieme.
Nel corso degli anni, abbiamo assistito a una programmazione amministrativa profondamente lacunosa; è mancata la manutenzione ordinaria, è mancata l'attenzione reale verso le associazioni sportive, è mancato il rispetto per le famiglie e, soprattutto, si è ipotecato il futuro dei nostri ragazzi. Il PalaMarchiselli, sbarrato dal 2024, ci ricorda quanto possa diventare cronica e insostenibile l'assenza di una struttura sul territorio; Il PalaDisfida "MarioBorgia" versa in condizioni precarie, con un parquet e una copertura fatiscenti che non garantiscono il minimo comfort né agli atleti e ai loro staff, né ai tifosi di casa e ospiti. In questo scenario, le società sportive barlettane dimostrano ogni singolo giorno quanto sia difficile e logorante continuare l'attività agonistica in totale assenza di certezze.
Le ultime notizie e le immagini dei match rinviati non devono creare un finto scalpore dell'ultimo minuto. Questo non è un episodio da liquidare come un semplice e imprevedibile inconveniente meteorologico. Le criticità della copertura del palazzetto erano note da tempo e ampiamente documentate. Solo dopo svariate e insistenti segnalazioni da parte dei club, lo scorso maggio l'amministrazione comunale aveva pubblicamente illustrato l'intenzione di procedere alla sua sostituzione integrale. A distanza di mesi, l'immagine di una partita ufficiale rinviata per la pioggia all'interno di un impianto coperto pone interrogativi politici inevitabili.
Tuttavia, c'è qualcosa che considero ancora più grave delle infiltrazioni d'acqua: la progressiva normalizzazione delle difficoltà. Il basket barlettano, la pallavolo e molte altre discipline della nostra comunità stanno vivendo un lento declino strutturale da troppo tempo, accettato con una rassegnazione che non possiamo permetterci. La pallacanestro nella nostra città non è nata ieri. Non è una disciplina occasionale, né un'attività da ricordare soltanto quando c'è da riempire un calendario di eventi o, peggio, qualche manifesto elettorale in vista di imminenti scadenze politiche.
Lo sport a Barletta è una storia solida. È fatta di imprenditori che hanno investito risorse proprie, di dirigenti che hanno dedicato una parte importante della propria vita a una società, di allenatori che hanno formato generazioni di giovani togliendoli dalla strada, di giocatori che hanno indossato con orgoglio i colori della città e di famiglie che, stagione dopo stagione, sostengono sacrifici economici e organizzativi enormi. A tutte queste persone Barletta deve profonda riconoscenza.
A questo quadro già critico si aggiunge una gestione dei grandi eventi o grandi bluff (caso Jovanotti) che sembra penalizzare lo sport locale anziché valorizzarlo. Le recenti contestazioni delle società cestistiche cittadine per l'indisponibilità del PalaDisfida"MarioBorgia" – in occasione dell'incontro internazionale di calcio a 5 tra Italia e Kosovo del 10 novembre – ne sono la prova: sei giorni di innumerevoli disagi logistici scaricati interamente sulle realtà del territorio.
Sia chiaro (prima che qualcuno venga ad additare) ospitare una manifestazione internazionale è una bellissima opportunità di prestigio per Barletta. Ma il valore di un evento non si misura soltanto dall'importanza delle squadre che arrivano da fuori; si misura, anzi soprattutto, dalla capacità della città ospitante di rispettare e tutelare le società che in quell'impianto lavorano e producono valore sociale ogni giorno dell'anno.
Che senso ha promuovere la città attraverso lo sport se, contemporaneamente, chi pratica sport a Barletta denuncia la mancanza di spazi vitali e di tutele?
Continuare a considerare lo sport come una questione secondaria, quasi un fastidio burocratico, significa non comprenderne fino in fondo la funzione sociale, educativa ed economica.
Significa non capire quale modello di città vogliamo costruire per il domani.
Per questo motivo, è necessario un cambiamento radicale e verificabile nel modo in cui vengono affrontati i problemi dell'impiantistica sportiva. Non servono più promesse estemporanee. L'istituzione e la convocazione di tavoli permanenti di concertazione con tutte le società sportive del territorio deve diventare la base amministrativa minima da cui ripartire. Solo attraverso il dialogo costante e una programmazione seria potremo ridare dignità allo sport locale e ai nostri giovani».
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