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Scuola e Lavoro

I Corecom contro la “cattiva televisione”

Il direttore ha tracciato con la ricerca “la strada giusta per la Media Education”. 344 sono le scuole pugliesi rientrate nel campione della ricerca

Uno "schermo" contro la cattiva televisione, una lente correttiva dei messaggi che attraverso i media e internet possono raggiungere in particolare i giovani e i giovanissimi. Nelle parole del presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna, è il ruolo che i comitati per le comunicazioni (Corecom) svolgono a tutela degli utenti più esposti ai contenuti diseducativi.
Il presidente Introna ha introdotto il convegno ospitato in Aula consiliare, su iniziativa del Corecom Puglia, per la presentazione della ricerca "Le buone pratiche della Media Education nella scuola di base". Proposta dall'Università di Bologna, ha coinvolto Emilia, Lombardia e Puglia che, "superando confini politici e geografici", hanno condotto una verifica dell'uso dei media nella scuola dell'obbligo. Uno studio "all'insegna del confronto, che metterà a disposizione risultati qualificati", ha osservato Introna.

La Media Education è un'attività didattica ed educativa. Punta a sviluppare nei giovani una comprensione critica dei mezzi di comunicazione. Il Corecom Puglia, in collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale e le Università, ha promosso corsi destinati agli insegnanti, mentre altri interventi in cinque scuole pugliesi sono stati riservati ai ragazzi.

Per il presidente del Consiglio regionale "è la testimonianza della capacità d'incidere sulla realtà che i vertici dell'organismo hanno saputo imprimere al Comitato pugliese, facendone una struttura perfettamente in grado di interpretare la sua missione". Un ruolo che sarà "potenziato in questa legislatura, rispetto alle molteplici attività a garanzia degli utenti".

"Già venti anni fa, secondo i ricercatori americani, gli adolescenti avevano potuto vedere in televisione circa 18mila omicidi". Le statistiche sono inquietanti ha osservato il presidente del Corecom, Giuseppe Giacovazzo. "Mi chiedo – ha continuato – cosa fa la società per arginare la deriva. Di fronte a questi fenomeni una cosa è certa: la pedagogia è una scienza 'bambina'. Purtroppo oggi la questione educativa è estranea alla tv, di questa sensibilità non c'è traccia". Un commento amaro ma realistico che non perde però di vista l'impegno principale del Comitato per le comunicazioni: "Non siamo un organismo burocratico, né apolitico. Siamo un organismo apartitico socialmente responsabile della qualità della produzione televisiva", ha chiarito Giacovazzo.

La ricerca, durata due anni, è nata da un'intuizione di Renato Farné, ordinario di didattica generale dell'università di Bologna ed evidenzia, secondo la vicepresidente Corecom Anna Montefalcone: "la consapevolezza, tra gli insegnanti, che la Media Education deve entrare nei curricula scolastici". "Se è vero – ha detto – che i media non sono solo tecnologia ma anche luoghi di socializzazione, allora è chiaro che la scuola non può solo aggiungere una disciplina, ma deve cambiare la sua prospettiva pedagogica".

Per il direttore Domenico Giotta "oggi come ieri, si vive di pane e televisione specie al Sud". Alle domande poste da Farné nella ricerca – ha spiegato – mi è impossibile rispondere. Poiché vedo che i giovani vivono i media tra alienazione e socializzazione virtuale. A mio avviso è ancora lontana la figura del media educator. C'è ancora tanto da fare". La speranza per il direttore del Corecom è di aver tracciato con la ricerca "la strada giusta per la Media Education"

Dei 1183 "plessi" di scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio regionale, 344 sono rientrati nel campione della ricerca "Le buone pratiche della Media Education nella scuola dell'obbligo", a cura del media educator Lucio D'Abbico e di Alessia Mandato, assegnista di ricerca dell'Università del Salento. Al lavoro di indagine hanno risposto in 249, pari al 72% del campione: quarantadue scuole primarie e ventotto secondarie in provincia di Bari, quattordici elementari e undici medie in provincia di Brindisi, quarantuno e ventisette nel leccese, ventisette e quattordici nel foggiano e venticinque e venti nel tarantino.
Obiettivo della ricerca era di rivolgere l'attenzione sulle buone prassi della Media Education nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, analizzando le zone geografiche della Puglia, nel rispetto dei criteri di rappresentatività delle diverse realtà provinciali.
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