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Festa della Repubblica, Grimaldi: «Una ricorrenza dal particolare valore civile e simbolico»

«Quel 1946 rappresenta occasione per dare forte e rinvigorito impulso alla parità di genere»

Elezioni Regionali 2020
«Era il 2 giugno 1946 quando, con un referendum a suffragio universale, i cittadini italiani furono chiamati a scegliere tra Repubblica e Monarchia. Da allora sono trascorsi ben 74 anni. Tale ricorrenza dal particolare valore civile e simbolico, nonché i cambiamenti che hanno caratterizzato la contesa politica nella democrazia italiana nell'arco di questi decenni, come è facilmente comprensibile, riveste una particolarissima importanza - scrive Michele Grimaldi, Responsabile Archivi di Stato di Barletta e Trani».

«Dovendo scegliere un modo non usuale di raccontare la storia della Repubblica italiana da quel 2 giugno 1946 ad oggi, ho pensato di focalizzare la ricerca archivistica sul territorio della Provincia Barletta Andria Trani, guardando soprattutto al modo in cui si avvicinarono le componenti sociali a quell'importante appuntamento elettorale. Si potrà così vedere come, nella storia italiana, ci siano stati cambiamenti epocali che hanno comportato la scomparsa, dalla scena politica attuale, di alcuni partiti storici indiscussi protagonisti nei primi anni di vita (e nel successivo mezzo secolo) della neonata Repubblica. Alla fine di maggio del 1946 c'erano ancora dappertutto case squarciate dai bombardamenti, gente ammucchiata in precari alloggi di coabitazione, famiglie in attesa degli ultimi militari prigionieri, campi inglesi e americani con la loro corte di piccoli traffici e malavita spicciola. I "nuovi" responsabili della cosa pubblica si preparavano ai compiti inediti della pace: ricostruire case e fabbriche, aiutare la gente più colpita, dare un senso nuovo a un paese uscito da venti anni di dittatura e da una guerra che aveva coinvolto, per la prima volta, i civili quanto gli eserciti.

La campagna elettorale si faceva nelle strade, nelle piazze, nei mercati, nelle case chiedendo consiglio ai più anziani che avevano vissuto nell'Italia pre fascista e nei paesi del loro esilio ma soprattutto inventando modi e luoghi. Ma i principali protagonisti della campagna elettorale furono i giovani (servivano 21 anni per votare!), la presenza più visibile nelle manifestazioni con cartelli fatti a mano, bellissimi, con caricature, fotomontaggi, scritte fantasiose, bandiere, canzoni. Erano loro ad affiggere i manifesti con la colla casalinga, acqua e farina cucinate da madri compiacenti, a fare le scritte di vernice rossa o inchiostro da stampa, se c'era qualche tipografia amica. Erano loro a distribuire volantini, ad animare i dibattiti di strada e insegnare a votare. I simboli e gli slogan attaccati ai muri, i comizi, tutti gremiti, erano l'aspetto più vistoso e nuovo ma la propaganda vera era quella di migliaia di attivisti che giravano casa per casa e creavano momenti di discussione al mercato, in piazza, nei bar. Al termine di quella contesa elettorale, non certo facile, la Puglia e Barletta in particolare, ebbe l'onore di esprimere una delle 21 donne elette a far parte della Costituente. Mi riferisco a Titomanlio Vittoria Anna Sterpeta.

Nata a Barletta in via Canosa al civico 20 alle due e venti del 22 aprile 1899 da Titomanlio Sabino, Ispettore Demaniale residente a Napoli ma a Barletta per lavoro e da De Boffe Carolina, visse i suoi primi anni nella Città della Disfida. Tornata a Napoli, dove svolgerà l'attività di maestra elementare e terminerà la sua esistenza a 89 anni il 28 dicembre 1988, viene eletta, in quel collegio, nel 1946 a 47 anni alla Costituente e poi il 3 giugno 1958 al Parlamento nel gruppo della Democrazia Cristiana. Oltre alla Costituente Vittoria Titomanlio, furono eletti alla Camera nel collegio Bari-Foggia, tra gli altri, Aldo Moro e il barlettano Vito Antonio Monterisi per la Democrazia Cristiana e Giuseppe Di Vittorio con Francesco Capacchione per il Fronte Democratico Popolare. Al Senato, nel collegio elettorale della Puglia, fecero il loro ingresso l'Ammiraglio barlettano Ferdinando Casardi e l'avvocato andriese Onofrio Jannuzzi, ambedue eletti nelle fila della D.C.

Nelle città dell'allora provincia di Bari, oggi Barletta Andria Trani, si svolsero, oltre alle consultazioni per l'individuazione dei rappresentanti alla Costituente e al Parlamento, anche le votazioni per l'elezione del primo Sindaco repubblicano. Barletta presentò quattro liste e cioè la Democrazia Cristiana con capolista Isidoro Alvisi, eletto poi Sindaco, il Partito Comunista con Teodoro Giannone, il Partito Socialista con Giuseppe Giovanni Paparella e la lista civica con simbolo Ettore Fieramosca che abbatte La Motte, Ester Alinei. Ad Andria ci fu una lista in più per un totale di cinque. I capilista furono Carlo Chicco per la Democrazia Cristiana, Onofrio Jannuzzi, poi eletto al Senato, per una lista civica collegata alla Democrazia Cristiana, Vincenzo Carbonara per il Partito Socialista, Tommaso Giuffreda per un'altra lista civica e Carlo Antolini per il Partito Comunista, eletto primo Sindaco Repubblicano. Per Trani, infine, si ritorna a quattro liste e a guidarle furono Beniamino Ricco per la Democrazia Cristiana, Giacinto Francia, risultato poi Sindaco, per il Partito Socialista, Cesare Bianchi per una lista civica e Nicola Rasoli per un raggruppamento di ex combattenti.

Quindi a 74 anni di distanza, quel 1946 rappresenta, non solo un anniversario per il Paese e per il diritto al voto acquisito dalle donne, in termini di elettorato attivo e passivo, ma anche l'occasione per dare forte e rinvigorito impulso alla parità di genere sostanziale e non solo normativa tra uomini e donne, attraverso la promozione di azioni volte a eliminare le diseguaglianze in ambito sociale, lavorativo, politico e culturale».
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