Crollo di via Canosa
Crollo di via Canosa
La città

Crollo via Canosa, una mostra commemora la tragedia di Barletta

Mercoledì l'inaugurazione per i 60 anni dal terribile accadimento

«La tragedia più distruttiva che ha "sconvolto" la vita a centinaia di persone, è il crollo del palazzo in via Canosa al civico 7, avvenuto alle 6,25 del 16 settembre del 1959 a Barletta. Quella è da annoverare tra le sciagure, non causate dalla guerra, più luttuose accadute in Italia in quanto le vittime di quel dannatissimo disastro furono ben 58». Sono le parole di Michele Grimaldi, responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta.

«Trattare il tema, per i barlettani, è alquanto doloroso se si pensa alle vittime che, in 60 anni, sono state piante da famiglie intere, testimoni sconvolti ed addolorati, ma proprio per questo abbiamo il dovere di ricordare perché, come affermava George Santayana, "coloro i quali non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo"…quanto è vero se riferito alla nostra Città!».

E proprio in ossequio a questo, mercoledì 11 settembre 2019, alle ore 10,30, presso Palazzo Prefettura a Barletta, verrà inaugurata la mostra storico-documentaria e video-fotografica "Il Crollo di via Canosa…60 Anni dopo" che resterà aperta, per tutti coloro che vorranno visitarla, dall'11 al 22 settembre 2019.

L'evento, curato da Michele Grimaldi, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta e da Nino Vinella, Presidente del Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia, è promosso dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta in collaborazione con il Gruppo di lavoro costituitosi fra i Parenti delle Vittime e l'Associazione Nazionale Cavalieri di San Nicola Ordine della Nave, con il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Presidenza, Giunta e Consiglio Regione Puglia, della Provincia Barletta Andria Trani, del Comune di Barletta e di RAI Comunicazione.

«Nella nostra Città - prosegue Grimaldi - il dolore è sempre più accentuato, perché gli avvenimenti successi prima e dopo quel dannatissimo 16 settembre hanno tracciato un sottile e maledetto "file rouge" che li unisce e che ha come ignobile matrice l'insipienza e la mala edilizia. Quel crollo ebbe eco in tutta Italia e nel mondo intero e ciò lo si può constatare guardando l'abbondantissima documentazione conservata dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta e quella altrettanto interessante donata alla Sezione dalla Casa Editrice Rotas, messa in mostra nel Palazzo del Governo. Basti, come esempio, il numero delle testate giornalistiche che si occuparono dell'avvenimento, ben 63 tra le più prestigiose e famose d'Italia come la Gazzetta del Mezzogiorno, il Corriere della Sera, La Stampa e il Tempo e l'Unità.

Altra dimostrazione della partecipazione, quasi planetaria, alla tragedia, afriva dagli oltre 200 telegrammi giunti all'allora giovanissimo Sindaco di Barletta Giuseppe Palmitessa, tra i quali vogliamo riportare quello del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi " […] Profondamente addolorato notizie tragico crollo edificio codesta Città giunga alla S.V. e alle famiglie colpite dalla sciagura espressioni di vivo cordoglio e commossa solidarietà e voti affettuosi ai feriti"; del Presidente del Consiglio dei Ministri Antonio Segni "[…] Giungemi tragica notizia e La prego presentare alle famiglie delle vittime mie profonde condoglianze e alla Cittadinanza i sensi della mia solidarietà nel dolore" e dell'Avvocato Giovanni Cassandro Giudice della Corte Costituzionale in Roma "[…] Voglia accogliere Signor Sindaco i sentimenti della mia viva e commossa partecipazione al grave lutto che ha colpito la nostra Città".

Ma il telegramma che più colpisce per la sua tragicità è quello inviato da Domenico Russo, figlio di una delle vittime, il quale trovandosi a Milano così scrisse al Sindaco "[…] Non fate funerali mamma, arrivo stasera". In sole sei parole tutto il dolore e lo sgomento di chi, in pochi istanti, aveva perso la persona più cara della sua vita.

La partecipazione al dolore della Città di Barletta non è dimostrato soltanto dai telegrammi, ma anche dalle centinaia di lettere provenienti da ogni parte del mondo. Una per tutte quella giunta al Primo Cittadino di Barletta dal signor Frank Williment abitante in Lyall Parade n. 2 Wellington Est Nuova Zelanda, il quale appresa la notizia scrive "[…] Caro Signor Palmitessa, la triste notizia del crollo è stata pubblicata nel nostro giornale di Wellington recentemente. Desidero offrire la mia solidarietà a tutti i sofferenti che sopravvivono alle tragedie […] Mentre mando a voi e ai vostri cittadini la mia sincera solidarietà e preghiera al Dio di Israele in vostro favore". Alla lettera il signor Williment allegava un buono ordinario postale di 5 scellini destinato ai superstiti del crollo e che fa capire come nelle situazioni difficili ogni persona si sente fratello di chiunque soffra.

Ai funerali delle 58 vittime, che si svolsero il giorno 18 settembre, partecipò anche il Presidente della Repubblica Gronchi che per l'occasione annullò tutti i ricevimenti previsti per la concomitante inaugurazione della Fiera del Levante ed incontrò i feriti e i parenti delle vittime rimanendone profondamente colpito e addolorato tanto da inviare un secondo telegramma dove rendeva note le sensazioni provate.

Desidero chiudere con le parole scritte dall'inviato del giornale La Stampa Nicola Adelfi che nell'editoriale intitolato " La fatalità non basta a spiegare la sciagura" (quanto è attuale questa considerazione!) così concludeva "[…] Ci auguriamo sinceramente che a tutti questi interrogativi gli inquirenti possano dare risposte soddisfacenti dalle quali risulti che il disastro di Barletta è avvenuto non già per la malizia di un costruttore o per la dabbenaggine più o meno interessata di qualche funzionario, ma unicamente per un capriccio del destino […] Se invece dovesse risultare il contrario, vorremmo che la severità dei Giudici fosse un esempio per quanti mettono in gioco vite umane al solo scopo di aumentare le loro ricchezze. I colpevoli, in questo caso, anche se si presentano con fattezze umane, hanno nel petto un cuore di tigre". Come non dargli pienamente ragione?».
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