
Politica
Corso Vittorio Emanuele, Coalizione Civica: «Dal salotto buono alla retromarcia, il fallimento di un centrodestra senza visione»
La nota di Carmine Doronzo e Michela Diviccaro
Barletta - venerdì 3 aprile 2026
12.48
«La chiusura del corso era stata presentata dal sindaco, e dai suoi fedelissimi, come un primo passo verso una visione moderna della città: più sostenibile, più vivibile, più attenta alla qualità degli spazi urbani. Non dimentichiamo le immagini fantasiose fatte circolare sui social network da parte di consiglieri e assessori dell'attuale maggioranza, con cui si illudeva la cittadinanza che, ben presto, il corso principale della città avrebbe conosciuto una nuova vita. Tuttavia, a quella scelta non è mai seguita una strategia coerente. La riapertura al traffico, oggi, certifica la sconfitta di chi è del tutto incapace di amministrare con serietà e lungimiranza: non il risultato di un percorso pianificato, ma la conseguenza dell'assenza di qualsiasi alternativa concreta». Così Carmine Doronzo, Michela Diviccaro e gli attivisti di Coalizione Civica.
«Il nodo principale resta la mancata approvazione del PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, tenuto ancora nel cassetto nonostante l'esoso esborso di risorse pubbliche pagate con le tasse dei cittadini. Uno strumento fondamentale, ormai adottato da numerose città italiane, che avrebbe dovuto definire una visione complessiva della mobilità cittadina: trasporto pubblico efficiente, riduzione del traffico veicolare, maggiore facilità di raggiungere i punti di interesse, integrazione tra parcheggi e servizi, incentivo alla mobilità dolce.
A Barletta, invece, il PUMS è rimasto lettera morta, simbolo di una programmazione mai decollata.
A questa grave lacuna si aggiunge l'assenza totale di un progetto, anche solo preliminare, di riqualificazione per Corso Vittorio Emanuele. Nessun intervento strutturale, nessuna idea di valorizzazione urbana, nessuna strategia per rendere il corso un vero polo attrattivo per la popolazione tutta (soprattutto bambine/i, famiglie e anziani/e), commercianti e turisti. Senza una visione, la pedonalizzazione è stata vissuta come un'imposizione e non come un'opportunità. Nessun evento, nessuno spazio verde, nessuna area di gioco o socialità, nessuna traccia di programmi strutturati o di esibizioni artistiche o musicali.
Ancora più evidente è la mancanza di una pianificazione complessiva per tutto il centro cittadino. La pedonalizzazione, per funzionare, richiede un sistema integrato: trasporto pubblico capillare, parcheggi di scambio nelle aree periferiche, collegamenti efficienti e frequenti verso il centro. Nulla di tutto questo è stato realizzato con il risultato di un centro isolato e desertificato, privo di alternative credibili per cittadini e lavoratori, e progressivamente svuotato.
La riapertura del corso, quindi, non risolve i problemi: li sposta semplicemente indietro, riportando traffico e congestione senza affrontare le cause strutturali. È il segno di una politica che ha rinunciato a governare i processi urbani, limitandosi a inseguire un consenso immediato ed effimero.
A maggior ragione risultano tardive, patetiche ed offensive le dichiarazioni di tutti gli esponenti del centrodestra cittadino e regionale che oggi tentano di intestarsi i meriti di un risultato che altro non è che il proprio fallimento politico e amministrativo.
Barletta meritava – e merita ancora – una visione diversa: una città capace di pianificare, di investire, di innovare. Il fallimento del centrodestra è evidente proprio nella mancanza di tutto questo. Senza programmazione, senza coraggio e senza progettualità, ogni decisione diventa precaria e dannosa, e la città torna preda del caos, dell'inquinamento e del cemento. Ma questa è la storia dei quasi 10 anni della destra al governo della città».
«Il nodo principale resta la mancata approvazione del PUMS, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, tenuto ancora nel cassetto nonostante l'esoso esborso di risorse pubbliche pagate con le tasse dei cittadini. Uno strumento fondamentale, ormai adottato da numerose città italiane, che avrebbe dovuto definire una visione complessiva della mobilità cittadina: trasporto pubblico efficiente, riduzione del traffico veicolare, maggiore facilità di raggiungere i punti di interesse, integrazione tra parcheggi e servizi, incentivo alla mobilità dolce.
A Barletta, invece, il PUMS è rimasto lettera morta, simbolo di una programmazione mai decollata.
A questa grave lacuna si aggiunge l'assenza totale di un progetto, anche solo preliminare, di riqualificazione per Corso Vittorio Emanuele. Nessun intervento strutturale, nessuna idea di valorizzazione urbana, nessuna strategia per rendere il corso un vero polo attrattivo per la popolazione tutta (soprattutto bambine/i, famiglie e anziani/e), commercianti e turisti. Senza una visione, la pedonalizzazione è stata vissuta come un'imposizione e non come un'opportunità. Nessun evento, nessuno spazio verde, nessuna area di gioco o socialità, nessuna traccia di programmi strutturati o di esibizioni artistiche o musicali.
Ancora più evidente è la mancanza di una pianificazione complessiva per tutto il centro cittadino. La pedonalizzazione, per funzionare, richiede un sistema integrato: trasporto pubblico capillare, parcheggi di scambio nelle aree periferiche, collegamenti efficienti e frequenti verso il centro. Nulla di tutto questo è stato realizzato con il risultato di un centro isolato e desertificato, privo di alternative credibili per cittadini e lavoratori, e progressivamente svuotato.
La riapertura del corso, quindi, non risolve i problemi: li sposta semplicemente indietro, riportando traffico e congestione senza affrontare le cause strutturali. È il segno di una politica che ha rinunciato a governare i processi urbani, limitandosi a inseguire un consenso immediato ed effimero.
A maggior ragione risultano tardive, patetiche ed offensive le dichiarazioni di tutti gli esponenti del centrodestra cittadino e regionale che oggi tentano di intestarsi i meriti di un risultato che altro non è che il proprio fallimento politico e amministrativo.
Barletta meritava – e merita ancora – una visione diversa: una città capace di pianificare, di investire, di innovare. Il fallimento del centrodestra è evidente proprio nella mancanza di tutto questo. Senza programmazione, senza coraggio e senza progettualità, ogni decisione diventa precaria e dannosa, e la città torna preda del caos, dell'inquinamento e del cemento. Ma questa è la storia dei quasi 10 anni della destra al governo della città».
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