Ciminiera della cementeria Buzzi Unicem. <span>Foto Mario Sculco</span>
Ciminiera della cementeria Buzzi Unicem. Foto Mario Sculco
Associazioni

Biomonitoraggio a Barletta: «Sono preoccupato come padre e medico»

La dichiarazione del dottor Antonio Zagaria in vista della manifestazione del 30 luglio

Venerdì 30 luglio le associazioni ambientaliste di Barletta si uniranno per combattere insieme una battaglia comune: nasce Uniti X l'Ambiente. L'obiettivo delle realtà associative è coinvolgere la cittadinanza per avviare con essa un dialogo sullo studio condotto in città.

«Questa vicenda è nata nelle scuole. C'è quindi, la necessità di far comprendere alle famiglie, ai lavoratori, alla comunità quanto sta avvenendo» dice Lello Corvasce di Legambiente. Tra le note positive, si ricorda questa stretta collaborazione con ASL BT che ne è nata e che c'è il desiderio di proseguire congiuntamente al livello ambientale.

Prosegue il dottor Antonio Zagaria, specialista in anestesia e rianimazione oltre che responsabile scientifico di Legambiente Barletta: «I bambini di Barletta esposti alla ricaduta dei fumi della cementeria hanno accumulato nel loro organismo maggiore quantità di Nichel, Cadmio, Mercurio, Arsenico rispetto ai bambini meno esposti. Quale sarà il rischio per i nostri figli?

Questo emerge dallo studio condotto egregiamente dal Dott. Di Ciaula, su un campione complessivo di 366 bambini tra 6 e 10 anni. Quali effetti avranno sulla salute dei nostri figli il Mercurio e l'Arsenico? Sono personalmente molto preoccupato come padre di una bambina di 17 mesi, come medico e in qualità di responsabile scientifico di Legambiente Barletta. Come medico purtroppo so che determinati inquinanti possono produrre danni irreparabili. Il risultato dallo studio del Dott Di Ciaula induce alla ricerca rapida delle soluzioni, in particolare la prevenzione primaria degli effetti nocivi che tali sostanze inquinanti provocano sulla salute pubblica.

Se la cementeria rappresenta una questione politica più complessa, la cittadinanza esige comunque delle risposte rapide. Il Sindaco ha la possibilità e il dovere di mettere in campo azioni mirate a ridurre un accumulo di inquinamento agendo su altre fonti non trascurabili. Questo può farlo da domani, questo rientra nelle sue possibilità e ad oggi, tranne qualche maldestro tentativo, poco è stato fatto. Questo è il consiglio che sento di dare al Sindaco e alla cittadinanza, cominciare a limitare tutte le fonti di inquinamento, anche minori, e agire da subito. Questo significa salvare vite umane!

Per fare un esempio pratico: l'Agenzia Europa per l'Ambiente dice che ogni anno in Italia muoiono 70.000 cittadini a causa della qualità dell'aria scadente, di questi circa 15000 per il Biossido di Azoto, un record a livello europeo. La Bat si classifica tra le prime 20 in Italia per questo genere di inquinante. Mi chiedo quanti morti a Barletta, si contano solo per questo genere di inquinante. Cosa è stato fatto per prevenire questi decessi? L'ASL BAT che ha finanziato lo studio e che sento di ringraziare, porti avanti questa proficua collaborazione e dedichi una pagina importante del suo operato a questa problematica.

Parallelamente alla riduzione del rischio, la situazione andrebbe monitorata con i dati, ricordiamo che nel 2019 la media annuale del PM10 è risultata superiore al limite fissato di 20 microgrammi/m3 dalla WHO. Tengo a ribadire che difronte a tali verità incontrovertibili, si debba da subito rimediare in termini di prevenzione primaria e non aspettare di sapere che ormai il danno è compiuto. Ringrazio il Dott. Di Ciaula per il prezioso contributo scientifico, tanto utile alla nostra comunità e al nostro territorio».

«A volte, si sottovalutano i riscontri positivi che possono dare le associazioni in generale. Credo che noi, più di ogni altro, siamo il reale collegamento con il territorio, tra cittadini e istituzioni. Tutto quello che facciamo, lo facciamo per dedizione, per il bene della comunità. Sarebbe esemplare rafforzare questo legame con l'amministrazione» dice ancora Lello Corvasce.

La ricerca svolta è stata, a prescindere dai risultati che ne deriveranno, una scossa che ha rotto la cappa rassicurante in cui siamo stati coperti, per evidenziare un problema esistente. Oltre la gravità o l'irrilevanza dei possibili danni, come è stato detto durante la riunione del 21 luglio:
«Se Barletta vuole cambiare, deve incominciare a ripulirsi partendo dalle piccole cose. Questa questione è solo l'exploit di una situazione critica che evidenzia che non possiamo più andare avanti così».
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