Pompeo Camero
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Barlettalife intervista l'assessore provinciale Pompeo Camero

Dal declassamento dell'Inail di Barletta ai banchi sponsorizzati. «Non bisogna estromettere la scuola dalla società civile»

La scorsa settimana, in occasione del tavolo tecnico per la salvaguardia dell'autonomia della scuola media "Dimiccoli", abbiamo intervistato l'assessore provinciale alla pubblica istruzione e alle politiche attive del lavoro per la sesta provincia, Pompeo Camero. Con molta disponibilità e partecipazione, l'assessore ha risposto dettagliatamente alle nostre domande.

Su sua sollecitazione, al termine dell'estate è stato istituito l'Osservatorio del Mercato del Lavoro nella Bat: come procede il lavoro e quali dati concreti sono stati riscontrati?

Non ci sono ancora risultati ed è prematuro attenderli: abbiamo già avviato l'organizzazione in collaborazione con l'ISTFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) e ItaliaLavoro. Eravamo in presenza di una risorsa non sfruttata quale quella degli operatori nella formazione professionale che lavorano da anni presso i centri territoriali per l'impiego, fra cui anche quello di Barletta, già addetti ad un osservatorio del mercato mai attivato. I risultati maggiori sono giunti invece con l'altra iniziativa del masterplan, con cui poter riscontrare i primi dati essenziali in termini statistici. Per ottenere dati utili relativi alla sesta provincia, fin'ora si è dovuto disaggregare quelli inerenti le province di Bari e Foggia e nuovamente riaggregarli. Spero di coinvolgere al più presto anche l'Università degli Studi di Bari.

Notizia di questi giorni è il tentativo di bloccare il declassamento dell'Inail di Barletta. Come mai la sesta provincia, a 6 anni dalla sua costituzione, si trova ancora stretta nella morsa delle vecchie province di Bari e Foggia e sembra ancora lontana dalla completa autonomia istituzionale e burocratica? Abbiamo già trattato questa problematica in un nostro articolo parlando di una sorta di "pigrizia" per la nostra provincia.

Non c'è pigrizia, stiamo solo subendo inesorabilmente gli effetti dei cosiddetti tagli orizzontali. Nel caso dell'Inail questo declassamento dipende anche da una mancata riorganizzazione: a tutt'oggi l'Inail non sovraintende ancora i tre comuni del foggiano (Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando) . L'accorpamento è solo preannunciato, ma siamo certi di poterne ancora discutere visto che in questo riordino non si tiene conto del numero delle aziende. Si ritiene possibile anche la formazione di una nostra Camera di Commercio, per la quale sono state raccolte – tramite Unioncamere – ben 45mila adesioni. Se applichiamo questo dato alla questione Inail, possiamo ritenere molto lontano il declassamento. Oggi è diventato difficile, a tutti i livelli, limitare la spesa pubblica; tuttavia considerare Barletta alla stregua di Manfredonia o di Monopoli credo sia assolutamente improponibile. Io farei una proposta alternativa al ministero: chiudano tutte le sedi minori, come le due in provincia di Bari, le due nel leccese e una in provincia di Foggia, e salvaguardino invece Brindisi e Barletta.

Lei è famoso ormai in tutta Italia per la questione dei banchi-etichettati. Le reazioni sono state generalmente negative. Ne cito due essenziali: quella dello scrittore-giornalista Antonio Stella e del giudice costituzionale Gustavo Zagrebelsky, che abbiamo già riportato tempo fa sul nostro giornale. Presuppongono che la sua proposta conduca alla graduale privatizzazione della scuola pubblica. L'ha sorpresa il così vasto scalpore a livello nazionale che ha ottenuto la sua proposta? E' pentito della sua sortita?

No, anzi sono molto soddisfatto che il dibattito sia andato ben oltre la semplice proposta. Persino i tabloid spagnoli hanno parlato ampiamente di questa iniziativa [in effetti abbiamo trovato alcuni riferimenti sul sito web della testata spagnola El Mundo: "Publicidad... hasta en los pupitres del cole" e "Las escuelas italianas pondrán publicidad en las aulas para financiarse", ndr.]. Ho scoperto che la Spagna ci somiglia molto e vive le stesse problematiche italiane. Io sgombrerei subito il campo da questo tipo di remore: la scuola non si svende perché un banco è pubblicizzato. Sarebbe come censurare il nome di una marca famosa, citata durante la spiegazione di un professore, che invece in quel momento cerca di formare il giusto background professionale per i ragazzi.

Ma in quel caso non sarebbe un riferimento funzionale all'insegnamento, mentre la targhetta sul banco potrebbe essere completamente svincolata dal contesto?

Questo l'abbiamo già previsto: nel nostro bando c'è una serie di esclusioni, che evita riferimenti sconvenienti (legati alla politica, alla religione, al sesso). Ma la mia riflessione è questa: prima della scuola, non c'è la famiglia come principale agenzia formativa? Immaginate una mamma costretta ad occultare marche di prodotti o spot televisivi al proprio bambino? Dobbiamo poi ricordarci che stiamo semplicemente cercando di traghettare i ragazzi nella società civile: non possiamo pensare che la scuola venga estromessa da questo orizzonte. Anzi la scuola deve lavorare in funzione della società civile, portandone all'interno pregi e difetti. Ho apprezzato molto coloro che, pur non essendo d'accordo, hanno riflettuto sulla mia iniziativa - che era al tempo stesso già una provocazione - con le mie stesse perplessità. Facendo nostra l'ipotesi che arrivi una quantità superiore di risorse, sarebbe pericoloso pensare di estromettere i fondi pubblici: occorre aggiungere ai soldi pubblici, che devono essere comunque sempre investiti, quelli privati. Inoltre, sono assolutamente contrario alla soppressione delle gite scolastiche, che con la legge del '99 sono stata una grandissima conquista per l'offerta formativa, la quale non può essere mortificata con l'estromissione di un'attività extracurriculare solo perché non è retribuita. Sono convinto che tutti stiamo attraversando un periodo difficilissimo, a partire dalla nostra scuola, e per questo i docenti hanno comunque la mia solidarietà. In conclusione, dobbiamo ricollocare la scuola al centro degli interessi della società, e far capire a chi ci governa che la scuola non è solo importante, ma vitale.
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