
La città
Barletta, nel giorno dei suoi 27 anni la città ricorda Francesco Diviesti: striscioni contro l’omertà
Nel compleanno che non potrà più festeggiare, amici e familiari rilanciano l’appello alla verità
Barletta - domenica 22 febbraio 2026
13.53
Non fiori o palloncini. Ma parole forti affisse lungo le recinzioni, nei sottopassi, nei pressi del Castello. Messaggi che chiamano in causa il silenzio e l'omertà. Così Barletta ha ricordato Francesco Diviesti nel giorno in cui avrebbe compiuto 27 anni, il 21 febbraio.
«Il silenzio ha un prezzo», «L'omertà tace», «La verità resta». Frasi che campeggiano su grandi striscioni firmati con quel soprannome che per amici e familiari è identità e memoria: "Kekko x sempre".
Un compleanno trasformato in presidio civile. Per la famiglia resta una data che fa male, ma anche un momento per ribadire che il tempo non ha attenuato la richiesta di giustizia.
Francesco, 26 anni, era scomparso il 25 aprile 2025. Il suo corpo venne ritrovato quattro giorni dopo, il 29 aprile, in un rudere di campagna tra Canosa e Minervino Murge: carbonizzato e raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco. Un delitto che la Direzione distrettuale antimafia di Bari ha inquadrato con l'aggravante del metodo mafioso. Cinque le persone indagate nell'inchiesta, ancora in corso, tra accertamenti tecnici e perizie disposte nei mesi successivi.
Gli striscioni comparsi in città non sono soltanto un omaggio affettuoso. Sono un atto pubblico, un richiamo alla responsabilità collettiva. A quasi un anno dall'omicidio, amici e parenti ribadiscono che Francesco non può essere archiviato come una pagina chiusa.
La sua storia, scrivono, "resta". E con essa la domanda di verità.
«Il silenzio ha un prezzo», «L'omertà tace», «La verità resta». Frasi che campeggiano su grandi striscioni firmati con quel soprannome che per amici e familiari è identità e memoria: "Kekko x sempre".
Un compleanno trasformato in presidio civile. Per la famiglia resta una data che fa male, ma anche un momento per ribadire che il tempo non ha attenuato la richiesta di giustizia.
Francesco, 26 anni, era scomparso il 25 aprile 2025. Il suo corpo venne ritrovato quattro giorni dopo, il 29 aprile, in un rudere di campagna tra Canosa e Minervino Murge: carbonizzato e raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco. Un delitto che la Direzione distrettuale antimafia di Bari ha inquadrato con l'aggravante del metodo mafioso. Cinque le persone indagate nell'inchiesta, ancora in corso, tra accertamenti tecnici e perizie disposte nei mesi successivi.
Gli striscioni comparsi in città non sono soltanto un omaggio affettuoso. Sono un atto pubblico, un richiamo alla responsabilità collettiva. A quasi un anno dall'omicidio, amici e parenti ribadiscono che Francesco non può essere archiviato come una pagina chiusa.
La sua storia, scrivono, "resta". E con essa la domanda di verità.
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