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La città

Barletta, la movida e gli eccessi post Covid

Quando dal “so' ragazzi” alla violenza è un attimo

Poco più di tre settimane sono trascorse dalle prime riaperture dei luoghi della movida a Barletta dopo i difficili mesi di lockdown da Covid 19. Primo bilancio: una rissa a bottigliate, due locali chiusi (ingiustamente a parere di chi scrive) e, qualche notte fa, l'aggressione a due coppie di fidanzati da parte di tre giovani probabilmente in stato di alterazione alcolica. Roba che neanche Terence Hill nella celeberrima rissa al magazzino ne "Lo chiamavano Trinità".

Ironia e riferimenti cinematografici a parte, si è molto polemizzato nei giorni immediatamente successivi la riapertura, a proposito di luoghi della movida, sull'opportunità o meno da parte organi di informazione, semplici cittadini e persino parlamentari, di evidenziare con fotografie o brevi filmati, il mancato rispetto della giusta distanza di sicurezza tra le persone o i famigerati assembramenti. Un argomento che, soprattutto sui social, ha letteralmente scatenato più di qualche mal di pancia in alcuni cittadini evidentemente autoproclamatisi paladini della barlettanità tout court.

Naturalmente non siamo né virologi, né tanto meno nei giorni del lento ritorno alla normalità vorremmo atteggiarci a profeti di sventura. Non solo, riteniamo spesso esagerata l'isteria da Coronavirus che ancora fa capolino in non pochi barlettani affetti da "panico da assembramento", i quali a volte dimenticano di vivere in un territorio attualmente tra i meno colpiti al mondo dalla pandemia.

Quel che si è voluto piuttosto evidenziare, prendendo spunto dalla storia degli assembramenti, è purtroppo una certa propensione al mancato rispetto delle regole del vivere civile da parte di tanti avventori del centro storico e non solo, che già era evidentissima ben prima del ciclone Covid 19. Un andazzo che, se trascurato, col tempo poi porta a conseguenze come quelle di queste notti.
Sia chiaro, la nostra non è affatto una criminalizzazione della movida e di chi grazie a quest'ultima fa la spesa, manda i figli a scuola e paga il mutuo di casa. Anzi, come già accennato a proposito della storia delle bottigliate, i gestori di bar e pizzerie - tra chiusure, sanzioni e non di rado danni materiali – spesso sono le prime vittime di queste brutte storie.

Sarebbe un segnale importante quindi se, come annunciato dal sindaco Cannito, l'amministrazione comunale si costituisse parte civile nel processo agli aggressori dell'altra notte, non tanto per gli imputati in se (la pena, ricordiamo, Costituzione alla mano serve a recuperare alla società gli imputati, non a decretarne la morte civile), quanto piuttosto per dare un segnale di svolta alla città intera.

Si tratterebbe in pratica di porre finalmente fine a quel deleterio lassismo di inizio millennio verso le cosiddette "ragazzate" che, sedimentandosi anno dopo anno, ha portato alla violenza e ai deprecabili eccessi di questi giorni e di questi anni.

Tutti episodi, questi ultimi, che si iniziano a prevenire invitando giovani, e non solo, al rispetto delle regole: anche quelle apparentemente più banali. Alle istituzioni il compito di farle rispettare. Al cronista quello di raccontare.
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