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Anziani senza energia elettrica in casa da mesi, aiutati dai volontari della Caritas Barletta

Due casi di "barbonismo domestico" scoperti a Barletta nei giorni scorsi

Si definisce "barbonismo domestico": è un fenomeno silenzioso ma preoccupante che riguarda l'isolamento sociale di chi - anziano o giovane - vive esattamente come un barbone, ma dentro la propria abitazione. Affianco al cosiddetto hikikomori, altro fenomeno sociale che si è diffuso dai tempi della pandemia tra i giovani, è una piaga sociale che passa inosservata e per questo motivo diventa ancor più pericolosa.

Tuttavia enti benefici come la Caritas di Barletta cercano di porre sempre una specifica attenzione anche a casi di questo genere, come accaduto proprio a Barletta nei giorni scorsi.

«I volontari Caritas invitano a sconfiggere l'egoismo e a prendersi cura dell'Altro intercettando il disagio come sentinelle silenziose. La pandemia, complice anche i continui rincari, l'impossibilità di arrivare a fine mese, ma soprattutto la solitudine il dimenticarsi del vicino questi i veri mali della nostra società» scrive il direttore Caritas Lorenzo Chieppa.

«In due distinti interventi curati dai volontari Caritas Barletta, vere sentinelle della solidarietà, hanno permesso di far emergere due fenomeni di "barbonismo domestico", una piaga che interessa non solo anziani, ma anche giovani affetti da disagi e patologie della persona e questo è accaduto a Barletta, in pieno centro a poche centinaia di metri uno dall'altro.

In un caso due anziani vivevano senza energia elettrica da mesi, tanto da richiedere il pronto intervento alimentare a cura della nostra mensa in Via Cialdini, con la veicolazione dei pasti a domicilio. Nell'altro lo stato di degrado ambientale era tale da richiedere l'intervento dei Servizi Sociali del Comune, che con i nostri volontari si sono resi subito partecipi e prodighi a trovare una soluzione.

Questi racconti forse dovrebbero essere sottaciuti per senso di vergogna - evidenzia Chieppa - noi crediamo invece che debbano essere partecipati anzi attenzionati, per sviluppare una rete sociale ma soprattutto educativa rispettosa dell'altro, perché queste sono le buone pratiche e compito dei volontari Caritas è raccogliere queste istanze, come sentinelle attente e silenziose sul territorio».
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