Servizi sociali

Aborto: diritto e necessità? L’applicazione della legge 194 in Italia e Puglia

Incontro al Brigantino a cura del Rotary Club di Barletta

La recente autorizzazione da parte dell'AIFA dell'acquisto in farmacia, senza ricetta medica, della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo segue l'introduzione negli Ospedali Italiani della pillola abortiva RU486. Come cambia il panorama dell'applicazione della legge 194 in Italia in Puglia? Il numero elevato di obiettori di coscienza rende difficile ottenere quello che l'OMS definisce il diritto delle donne ad ottenere dalle Istituzioni un aborto sicuro? Questi gli argomenti che saranno trattati nel corso dell'incontro che si terrà oggi presso il "Brigantino 2" in via Regina Elena a Barletta in cui interverrà il ginecologo dr. Belpiede. Il tema sarà: "Aborto: diritto e necessità? L'applicazione della legge 194 in Italia e Puglia" ed è organizzato dal Rotary Club di Barletta. Ingresso libero per la cittadinanza.

La pillola dei cinque giorni dopo potrà essere richiesta senza ricetta medica, tranne che dalle minorenni. Non sarà nemmeno necessario il test di gravidanza. È quanto è stato deciso dalla commissione tecnico scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco, in parziale disaccordo con il Consiglio superiore di sanità e con l'Agenzia europea. L'indicazione dell'Ema infatti era quella di rendere disponibili a tutte le donne la somministrazione senza condizioni, mentre l'organo italiano chiedeva che ci fosse sempre la richiesta di prescrizione e test. Alla fine l'Aifa ha scelto una via di mezzo: "Per tutelare le più giovani", ha detto Luca Pani direttore dell'Aifa, "e visto che in Italia esiste la possibilità di prescrivere la pillola in ogni momento in ospedali e consultori".

L'Agenzia europea dei farmaci (Ema) nel novembre scorso si era pronunciata a favore della possibilità di rendere disponibile in tutta Europa il contraccettivo di emergenza senza obbligo di ricetta. "Rimuovere il bisogno di ottenere la prescrizione dal medico", aveva spiegato l'Ema, "dovrebbe velocizzare l'accesso delle donne a tale medicinale e quindi aumentarne l'efficacia". Il farmaco è stato approvato in Europa, con l'obbligo di prescrizione medica, alla fine del 2009. "Negli ultimi 5 anni – secondo quanto affermato dall'azienda produttrice – il farmaco è stato utilizzato da più di 3 milioni di donne in 70 paesi e il nuovo approccio renderà possibile un rapido accesso alla contraccezione d'emergenza a più di 120 milioni donne in tutta Europa".

Solo il 10 marzo scorso – su richiesta del ministro della salute Beatrice Lorenzin – il consiglio superiore di sanità aveva invece espresso la sua posizione sul contraccettivo: prescrizione obbligatoria e test in caso del sospetto di una gravidanza in corso. E la stessa Lorenzin si è espressa oggi sulla decisione dell'Aifa: "Ha agito come agenzia regolatoria trovando una mediazione molto positiva e indicando di non applicare la normativa europea per le minorenni. Per me l'unica cosa importante è che la donna abbia contezza della propria situazione clinica e non ci siano rischi per la salute". Molti tuttavia non ci stanno.

"È una follia – commentano alcuni primari di ginecologia -, togliendo l'obbligo della ricetta medica la donna pensa di poterlo usare come un normale contraccettivo ogni volta che vuole. E invece deve essere un rimedio solo occasionale. Un sovradosaggio può causare effetti sui muscoli uterini, rendendoli non idonei a una futura gravidanza, la scomparsa delle mestruazioni per un lungo periodo, diarrea e nausea. Insomma, non va presa come una bibita al bar. Ma chi glielo spiega adesso? Il medico nel suo studio informa la paziente sulla pillola, sulle sue controindicazioni, sulle malattie trasmissibili sessualmente in mancanza di precauzioni, e sui metodi di contraccezione più sicuri. Non previene le malattie sessuali. E troppa gente lo ignora. C'è la convinzione che la pillola anticoncezionale ripari dal contagio dell'Hiv, ma è un errore. Non è un caso che l'Italia è all'ultimo posto in Europa per l'uso del profilattico, che invece è un ottimo rimedio. Ecco perché è fondamentale fare educazione sessuale nelle scuole".

La rete di sorveglianza degli ospedali pubblici, coordinata dal Centro operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità, nel suo ultimo report (giugno 2014) rileva che tra il 1991 e il 2012 ha registrato 96.752 nuovi casi di infezioni sessualmente trasmesse (Ist). Le diagnosi di infezioni più comuni sono quelle da Clamydia trachomatis, soprattutto nei giovani tra i 15 e i 24 anni, da Trichomonas vaginalis e da Neisseria gonorrhoeae. Dal 2006 si è verificato anche un aumento delle segnalazioni di linfogranuloma venereo. Un altro dato preoccupante è che nel 2012 l'Hiv è risultato quasi 20 volte più frequente nelle persone con Ist e che circa il 20 per cento di queste ha scoperto di essere Hiv positivo quando ha ricevuto la diagnosi della malattia sessuale.
Sulla liberalizzazione della pillola dei 5 giorni dopo, il 10 marzo era arrivato il parere contrario del Consiglio superiore di sanità (Css), interpellato dal ministero della Salute.
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