Daniele Simoncelli
Daniele Simoncelli
Calcio

Simoncelli: «Barletta sempre nel cuore, peccato non aver creato zoccolo duro»

Angolo-amarcord con l'esterno romagnolo, in biancorosso dal 2009 al 2013

Dopo sette mesi di inattività, Daniele Simoncelli è pronto a tornare al calcio giocato: il 24enne di Cattolica, protagonista di un quadriennio con la maglia del Barletta Calcio, è infatti ripartito dal Savona, club oggi quarto nel girone A di Prima Divisione. Prima della rescissione del contratto in agosto, la storia di Simoncelli in biancorosso è stata ricca di alti e bassi. Arrivato nella stagione 2009-2010 nel Barletta del duo Sfrecola-Sciannmanico fu uno dei maggiori protagonisti della splendida cavalcata culminata con l'arrivo ai play-off di Seconda Divisione e il conseguente ripescaggio in Prima Divisione. L'anno successivo Simoncelli contribuì alla salvezza del Barletta allenato prima da Sciannimanico e poi da Cari collezionando 4 reti in 28 presenze. La parabola discendente del romagnolo cominciò nell'annata 2011-2012 nella quale ha trovato la via del gol solo nella gara di apertura contro il Frosinone su un totale di 23 presenze. Il resto è storia recente, che Simonceli ripercorre con noi in un'intervista-amarcord:

Daniele, bentornato al calcio. Come va a Savona?
«Ho subito ripreso a lavorare per recuperare la condizione fisica, ho esordito domenica contro la Cremonese, ma sto cercando di sopperire con grande impegno e voglia di rimettermi in gioco. Mister Corda ci fa lavorare sempre al massimo, tira fuori sempre il meglio da tutti, credo sia questo il vero segreto del quarto posto del Savona».

Con la maglia del Barletta 95 presenze, 12 reti in campionato, una promozione e quattro anni indimenticabili. Ce li sintetizzi in tre reti?
«Direi quello di Aversa, che è stato il primo con il Barletta, poi quello contro il Brindisi, che è stato probabilmente il più pesante, quello nel 2-2 di Pisa a gennaio 2011, che è probabilmente il più bello tra quelli da me sin qui realizzati».

A Barletta hai avuto ben sei allenatori, nel dettaglio Sciannimanico, Cari, Di Costanzo, Novelli, Stringara e Orlandi. A chi devi di più?
«Direi Sciannimanico e Cari, sono i due allenatori che ricordo più volentieri tra quelli avuti. Sono allenatori e uomini diversi, che mi hanno migliorato molto nei panni di esterno destro: Sciannimanico mi ha dato tanta fiducia in me stesso ed è stato il primo a spostarmi a destra, mentre in precedenza avevo sempre giocato a sinistra».

10 reti nelle prime due stagioni con il Barletta, 2 centri negli ultimi due anni: da cosa è dipeso?
«Nel 2011-2012, quando andai a segno solo contro il Frosinone, ebbi tanti problemi fisici che mi condizionarono sin dalla quarta giornata, però feci un discreto numero di assist. Il gioco di Novelli, invece, credevo potesse farmi decollare, invece per tanti motivi non ho potuto giocare molto e ho trovato poco spazio. Con Orlandi, poi, ho accettato anche di giocare come seconda punta, ma era una situazione in cui tutti abbiamo cercato di dare una mano, pur giocando fuori posizione».

Con Novelli cosa non ha funzionato?
«In realtà con il suo modulo io ero convinto che avrei giocato tanto. Poi, non sono andate bene diverse cose...».

C'è stata la sostituzione di Frosinone, quando tu entrasti in campo e venisti richiamato in panchina 20 minuti dopo...
«Io contro di lui non ho nulla, e lui mi ha sempre mostrato stima. Quello di Frosinone non è stato un bell'episodio, ma penso di aver pagato una confusione generale».

La tua storia con Barletta è finita giocando poco nella gestione-Orlandi, ma con una salvezza indimenticabile in tasca.
«Se penso che stavamo rischiando di retrocedere con una squadra che aveva in rosa tanti giovani così forti come Molina e Dezi, non trovo altro motivo che la grande confusione. Abbiamo perso diverse partite perchè ci è girata male: nonostante nella scorsa stagione dopo Pagani io non abbia praticamente più visto il campo, complessivamente sono molto contento di essere approdato in una squadra in Seconda Divisione e averla lasciata una categoria più su».

Il tuo ricordo più bello a Barletta.
«La promozione dalla Seconda alla Prima Divisione e la festa con il presidente Sfrecola. C'era un ambiente troppo bello, sereno: con questo non voglio togliere niente al presidente Tatò, che spero dia ancora tanto all'ambiente del Barletta Calcio. Ho lasciato tanto affetto e ne ho ricevuto tanto».

Parliamo dell'attualità biancorossa. Ti ha stupito il fatto che la squadra allestita in estate sia stata poi privata di elementi come Allegretti, Picci e Prutsch in itinere?
«La scelta societaria è stata forse dovuta ai risultati: probabilmente pensavano di poter restare nel gruppone dei playoff e così non è stato. Sicuramente mi sono molto stupito di come si sia risolta la questione che riguarda Riccardo Allegretti. La cosa che più mi dispiace è che a Barletta negli ultimi anni i calciatori più apprezzati sono andati via allo stesso modo: non si è mai voluto costruire uno zoccolo duro della squadra ed è un peccato, perchè Barletta è una piazza dove i calciatori stanno bene».

Con chi hai ancora un rapporto di amicizia solido fuori dal campo tra le conoscenze fatte a Barletta?
«Sono tanti, tantissimi, Menicozzo, Infantino, Cutrupi su tutti; e ancora Allegretti, Guerri, Masiero, Zappacosta, Pane, Sicignano, il dottor De Prezzo e tanti altri, che temo di dimenticare. Io credo di averci sempre messo la faccia, ho sentito molto l'appartenenza alla maglia biancorossa. Molti mi sono stati vicini in questi mesi in cui sono rimasto fermo, se le cose vanno male bisogna fare gruppo per uscirne, è il calcio ed è la vita».

Quale saluto vuoi fare a piazza, tifosi e Barletta Calcio?
«Volevo salutare tutti i tifosi del Barletta augurando enormi soddisfazioni dalla loro squadra del cuore: l'augurio è di chiudere al meglio questo campionato e fare una grande stagione l'anno prossimo».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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