Emanuele Paolucci, Lega Pro
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Calcio

Paolucci: «Barletta polo importante per azionariato popolare»

Intervista all'Assistente Direzione Generale Lega Pro

Mattinata di confronti e "investiture" ufficiali quella vissuta sabato presso la sede del Barletta Club "I Biancorossi": una tavola rotonda alla quale hanno preso parte membri del direttivo del club, stampa e rappresentanti di progetti di azionariato popolare e Lega Pro, è stata animata da discussioni su temi caldi come il rapporto tra società sportive e tifosi, la prossima suddivisione dei campionati di terza serie e la necessità di riorganizzare alcuni ambiti della quotidianità del calcio italiano. All'appuntamento hanno preso parte Gianluca Sostegno, vice-presidente della Fondazione Taras, il dottor Lorenzo Vicenti, sindaco monocratico della Fondazione, Emanuele Paolucci, Assistente Direzione Generale Lega Italiana Calcio Professionistico e l'avvocato Diego Riva, membro del consiglio di coordinamento di "Supporters in Campo" e rappresentante in Italia di "Supporters Direct Europe". Con Paolucci abbiamo tracciato il punto sull'iniziativa e sul rapporto tra Lega Pro e presente calcistico italiano:

Dottor Paolucci, l'azionariato popolare è ormai realtà a Barletta. Quali sensazioni ha avuto conoscendo la piazza?
Sono in contatto con i rappresentanti del costituendo trust di Barletta da ormai due mesi e hanno idee molto chiare: avranno grande sostegno dalla Lega Pro, per noi il progetto di insieme è fondamentale. Supporters Trust e stadi senza barriere sono ormai fondamentali. Abbiamo incontrato diversi trust, da Ancona a San Benedetto del Tronto a Lucca. Sul discorso della premialità da parte della Lega alla società che fa accedere nel Cda i suoi tifosi , ci stiamo lavorando. È però forse più importante che nasca prima l'idea dei tifosi di associarsi. È fondamentale che si creino quanto prima dei trust».

Non bisogna però pensare a questa come unica soluzione: sarebbe errato in un calcio infeltrito sin dall'ossatura.
«Assolutamente no, però bisogna avere dei punti di partenza e noi li abbiamo individuati: è necessario anche regolarizzare le problematiche finanziarie, trovare sistemi più certi di regolarità e avviare così una riforma di sistema».

Che progetti avete per conciliare spettacolo e risparmio nella composizione della Lega Pro unica?
«Anche da noi, ma questo resta un mio personale parere, dovrebbe esserci una composizione mista nei gironi, sarebbe utile per preparare un'eventuale serie B. Però credo che nell'ottica del contenimento dei costi terranno immutata la suddivisione territoriale. Siamo sicuri che il dialogo con la Prefettura e le istituzioni sia fondamentale anche in questo».

Capitolo-streaming: cosa succederà nel prossimo campionato?
«Nel prossimo campionato trasmetteremo in diretta streaming le gare di Lega Pro e sarà finalmente possibile guardare le partite dallo schermo del proprio pc. Siamo convinti che non sarà un deterrente per le trasferte: vogliamo che rinasca la passione per la Lega Pro».

Abbiamo visto esempi di successo di azionariato popolare soprattutto nei Dilettanti in Italia: nelle altre nazioni grandi realtà come Barcellona e Bayern Monaco ne vivono. Quando ci arriveremo da noi?
«Io credo sia sicuramente applicabile in Italia, è questa la soluzione in un momento così complesso sotto il punto di vista economico. A Lecce, Rimini, L'Aquila ci sono dei Trust. E' un modello applicabile, la Lega ne è convinta e lo sosterrà con forza. Il nostro rapporto con i tifosi è molto migliorato negli scorsi anni. E' anche una via per responsabilizzare maggiormente i supporters di una squadra, anche dopo qualche brutta storia che abbiamo raccontato recentemente, in cui le responsabilità sono da suddividere tra tutti. Questa evoluzione può aiutare anche a isolare il tifoso violento, che indubbiamente è una sparuta minoranza che infanga il nome di una grande maggioranza».

Guardando l'altro lato della medaglia, non temete che nel tempo in qualche progetto di azionariato popolare possano inserirsi eventuali sacche di tifo malsano?
«Non credo possa avvenire: il trust è espressione del tifo sano di città e società, e questo mal si concilia con una gestione in cui possano inserirsi persone di dubbia moralità. Non credo sia uno scenario possibile».

Barletta potrebbe diventare un polo di riferimento per l'azionariato popolare?
«Assolutamente sì. Io e il dottor Ghirelli siamo stati a Venezia, Rimini, San Benedetto, Lecce: tutte le iniziative dei tifosi per la creazione di qualcosa di positivo per le nostre società è ben accetta. Siamo felici di essere stati a Barletta per veder sorgere qualcosa di positivo anche qui».
(Twitter: @GuerraLuca88)
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