Nicola Dibitonto
Nicola Dibitonto
Calcio

Nicola Dibitonto: vi racconto il mio Barletta Calcio

L’ex preparatore dei portieri si racconta in esclusiva per Barlettalife

Un portiere, una parte della storia del calcio moderno. 25 anni di professionismo in giro per l'Italia, 2 ritorni a Barletta, sia da tecnico che da "uomo ragno". Una carriera pluriennale costellata di successi. Nicola Dibitonto è uno dei tanti ex di questo Barletta Calcio. Fino allo scorso maggio era il preparatore dei portieri biancorossi, ma subito dopo la società ha deciso di cambiare assetto, "silurando" i vecchi componenti dello staff tecnico (e non solo). Abbiamo a lungo "rincorso" Nicola, che volentieri si è prestato ai nostri microfoni per un'intervista davvero interessante e molto simpatica in esclusiva per i lettori di Barlettalife. Non mancano aneddoti interessanti e piccole chicche...

Nicola, siamo qui ad analizzare il cammino di questo Barletta che sta un po' balbettando in questo inizio di campionato. Solo 3 punti prima della sosta. Ci si aspettava di più?
A tutto c'è un tempo: c'è un tempo per maturare. Ogni squadra ha un suo percorso. Ovviamente, facendo una squadra giovane, di conseguenza ci vuole più tempo. I ragazzi devono crescere, molti sono alla prima esperienza professionistica. Quindi bisogna avere pazienza per fargli acquisire l'esperienza necessaria per poter proseguire il cammino in campionato. Ho visto solo una partita del Barletta, contro la Nocerina. Quando vedo una squadra che gioca con applicazione, con un'idea di gioco, penso che il mister svolga un ottimo lavoro. Purtroppo però nel calcio non sempre si viene giudicati per il lavoro che si fa, quanto per i punti che si ottengono. Ci sono davvero pochi giocatori con esperienze professionistiche alle spalle, e tutti gli altri sono under. Nonostante tutto io penso che la squadra giochi bene, lavori bene. Credo che questa squadra necessiti solo di tempo, anche se non so se nel calcio il tempo esiste…

Caratteristica "nuova" rispetto alla scorsa stagione è un gioco spumeggiante, ma a questa squadra mancano tanti gol nonostante le occasioni create…
Penso che sia una caratteristica fondamentale quando si forma una squadra giovane: c'è molta spensieratezza, vanno spesso all'arma bianca. Nel momento di gestire la partita, si entra in grossa difficoltà. Io penso che fino alla fine del campionato, semmai dovesse restare questa rosa di giocatori, vedremo sempre questo tipo di incontri: belle partite, giocatori che daranno sempre il massimo. Però devono compensare quello che non hanno con il furore agonistico e atletico.

Tornando alla scorsa stagione, quanto vi è dispiaciuto non aver partecipato ai playoff? Mi riferisco soprattutto a voi dello staff tecnico che avete vissuto tutta la stagione sportiva…
Noi sul campo siamo arrivati ai playoff. Purtroppo poi c'è stato un problema che tutti sappiamo che non ci ha permesso di raggiungere il traguardo. Però la squadra ha raggiunto l'obiettivo. Personalmente, e la pensano alla stessa maniera Nanula, Falcone, Napoletano, tutti coloro che in questo momento non ci sono più, mi dispiace tantissimo, perché pensiamo di aver dato il nostro contributo a livello umano e a livello lavorativo, offrendo un servizio molto professionale. Purtroppo poi quando non si raggiunge l'obiettivo, capita quello che è successo…

Quanto ti è dispiaciuto lasciare questo Barletta e quanto "non ti è dispiaciuto" lasciare il posto ad un tuo amico qual è Nicola Di Leo?
Sono rimasto deluso per i tempi e i modi della nostra non riconferma. Penso di aver fatto un'onesta carriera, 25 anni di professionismo in tutte le categorie. Mi è dispiaciuto che questa situazione è capitata a Barletta nella mia città, dove prima di essere un professionista, e penso di esserlo sempre stato, ritengo di essere stato impeccabile a livello umano. Credo che in società non ci sia una persona che abbia da ridire sul mio lato umano. Sono deluso per questo, sapendo dagli altri della mancata conferma. E mi è dispiaciuto non riuscire a parlare con il Presidente. Quando volevano parlarmi, ero fuori Italia, ma quando sono tornato ho richiesto io un colloquio, perché mi sembrava giusto. Quando si chiude un rapporto, mi sembra giusto ringraziare, scambiare qualche opinione e valutare gli anni di lavoro. Purtroppo questa opportunità non mi è mai stata concessa, sono amareggiato per questo. Per quel che riguarda il mio "successore", Nicola Di Leo, è stato mio preparatore e sono stato anche suo collaboratore. Il calcio ti riserva queste cose, sono cose che capitano, ma con lui mantengo un buon rapporto.

Analizziamo da vicino l'andamento dei portieri del "nuovo" Barletta. Conosci molto bene Pasquale Pane, l'hai allenato, sai quali sono i suoi pregi e i suoi difetti. Poi parliamo anche di Liverani, di questo suo inizio di stagione da "attore non protagonista"…
Andiamo per ordine. Io a fine campionato consigliai a Pasquale Pane di andar via. Gli dissi: "tu sei un giovane, se faranno la squadra dei giovani, tu non sarai più un giovane, sarai un "vecchio", nonostante sei del 1990. Ricordati che qualsiasi cosa succeda, qualsiasi gol prenderai, sarai sempre sul banco degli imputati". Stranamente si è verificato. Una situazione analoga mi è successa ad Andria con Gaetano Romano. In questo momento, non parlo delle prestazioni di Pasquale, perché lo reputo uno dei migliori portieri della categoria, e ha tempi di uscita che in categoria non ha nessuno. L'anno scorso si è visto, su ogni palla alta era un fenomeno. Certo, deve crescere sotto altri aspetti, però ha delle caratteristiche con cui si può lavorare. Quando una squadra ha fatto 6 gol e ne ha subiti 13, non pensi che siano tutti colpa di Pasquale. Purtroppo nel calcio spesso si va alla ricerca di un colpevole, e purtroppo in questo momento è Pasquale, e mi dispiace, perché lui è un ragazzo che poi soffre, anche se è un ragazzo che risponde bene. Per quel che riguarda Liverani, conosco le sue statistiche, non lo conosco di persona. È un portiere non molto alto ma è molto reattivo tra i pali. Ha sempre lavorato con la mentalità "zemaniana": a Celano c'era Modica due anni fa, ed è stato acquistato proprio per questo.

Vogliamo anche aprire una piccola parentesi su Marco Cilli, che di recente si è infortunato?
Mi dispiace per Marco, l'ho chiamato l'altro giorno ma non mi ha risposto stava dormendo (sorride ndr). Mi dispiace davvero per Cilli, è un peccato. Ha un futuro importante, per me ha grosse possibilità, ma deve migliorare sotto l'aspetto della personalità. A volte porta la sua timidezza in campo, e se sbaglia ne risente: deve crescere sotto quell'aspetto, perché a livello fisico è eccezionale.

Parliamo del tuo presente e del tuo futuro. Sappiamo che hai anche il patentino da allenatore. Ti vedremo mai su una panchina, magari quella del Barletta?
Assolutamente no, per un semplice motivo: prima ho parlato di professionalità. Io penso che nella vita bisogna essere coerenti con le proprie idee. Ho iniziato come preparatore dei portieri e mi voglio specializzare in quel settore. Facendo dei "cambi" vado a ledere la mia immagine. Perciò personalmente lascio da parte questa prospettiva. Ora però mi sto ulteriormente specializzando, a me piace vedere gli allenamenti dei preparatori delle categorie superiori, anche per confrontare i metodi di lavoro.

Hai avuto la possibilità di rientrare subito nel mondo del calcio?
C'è stata la possibilità, però negli ultimi anni ho fatto una scelta: quando ho scelto di avere dei figli a carico, ho scelto sempre la Puglia. Ora dopo 9 anni mi è capitata una possibilità. Forse non ero pronto mentalmente, sarei stato con un mio amico allenatore e c'erano tutti i presupposti per far bene, però ho declinato l'offerta. Ho avuto la possibilità di andare qui vicino (a 7 km circa, su una strada rettilinea ndr), ma poi non si è fatto nulla. Adesso se dovesse capitarmi qualche offerta fuori, ci penserò meglio. Dopo 25 anni, 2-3 mesi di pausa credo di meritarmeli (ride ndr). L'unico problema mio sarà il mio rientro, perché chiunque si allenerà con me, capiterà davvero male, perché poi non vedrò l'ora di tornare in campo, di recuperare (ride ndr).

Sciannimanico, Cari, Di Costanzo. Tre allenatori diversi, tre caratteri diversi, tre uomini con 3 idee diverse di calcio. Con chi ti sei trovato meglio? Con chi ti senti ancora?
Dei tre ognuno ha un suo modo di gestire. Quello che si avvicina di più alle mie idee è Marco Cari. Nella mia carriera ho fatto 9 anni di C1 e 4 di C2: conosco molto bene queste categorie. Il migliore allenatore che ho incontrato è Simonelli. Ma anche Cari è davvero bravo. Cari ti fa lavorare sapendo tutto quello che succede, ed è bellissimo, anche per noi allenatori. La preparazione delle partite di Cari era qualcosa di incredibile, che si avvicina moltissimo alle mie idee. Per quel che riguarda Sciannimanico, lavora più sui giovani, è bravo a gestire determinate situazioni, mentre per quel che riguarda Di Costanzo, è un gran parlatore. Ma in generale come professionalità e come metodologia di lavoro, Marco Cari è il migliore.

Chiudiamo questa simpatica intervista con un aneddoto che ti lega alla Città di Barletta e alla tua tifoseria.
Ho avuto la fortuna di giocare con il Barletta in serie B ai tempi di Di Cosola. Poi l'anno successivo sono andato a Cagliari, ma desideravo tornare a Barletta come tecnico, anche per ringraziare la città di quello che mi aveva dato. Ci sono tornato, e per questo devo ringraziare la famiglia Sfrecola e l'avvocato Russo, che mi hanno dato questa possibilità. Per i miei 3 anni da tecnico, lascio ad altri giudicare il mio lavoro sul campo. Però io penso di aver sempre lavorato con serietà, con grande professionismo, ma vorrei ringraziare tutti i collaboratori che sono all'interno: parlo di Mimmo, di Dino (i magazzinieri ndr), chi lavora in segreteria, tutte quelle persone che non hanno mai messo la faccia, però vi posso garantire che sono loro che portano avanti il Barletta. Voglio ricordare questi ragazzi che sono l'anima del Barletta Calcio ma non sono mai ricordati: i fratelli Dicorato, Dario Caporusso, tutti gli addetti stampa. (Durante l'intervista squilla il cellulare, è Maurizio Nanula, ex preparatore atletico del Barletta nonché collega di Nicola Dibitonto, che lo rassicura: "non ti preoccupare, ti ho nominato nell'intervista").

Salutiamo i lettori di Barlettalife e in particolare Dario (tu sai a cosa mi riferisco Nicola)…
Innanzitutto saluto tutti i lettori di Barlettalife. Sono anche io uno di loro, io vi seguo sempre, tutti i giorni, seguo le pagelle, tutto quello che dite. Un saluto particolare è un mio motto: riguarda Dario Dimastromatteo, che prima è stato addetto stampa, poi è partito in cerca d'amore, è ritornato con l'amore, e quindi Ciao Dariooooooooooooooooooooo ("è troppo bello, davvero" è l'ultima battuta prima di una contagiosa risata).

Ci verrebbe la tentazione di salutare Nicola alla sua maniera, ma preferiamo augurargli tutte le migliori fortune, per rivederlo al più presto in sella a qualche panchina tra i professionisti.
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