Centenario Barletta
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Calcio

Centenario Biancorosso: storia di quattro anni (forse) irripetibili - Sesta parte

1987-1991: biancorossi in B tra miracolose salvezze, grandi giocatori e dure contestazioni

L'estate del 1987 degli sportivi barlettani è in pratica una festa che dura ininterrottamente per tre mesi: dal 7 giugno, giorno dell'apoteosi di Sorrento, al 13 settembre, la domenica dell'esordio in B a Piacenza. In mezzo, tutto è entusiasta e trepidante attesa, tra l'inaugurazione dell'impianto di illuminazione dello stadio, la squadra rivoltata come il proverbiale calzino e infarcita per lo più di giovani guidati da veterani come Pileggi, Cipriani, Magnocavallo e al "reduce" Scarnecchia, il nuovo mister Giorgio Rumignani da Gemona del Friuli, il girone di Coppa Italia in cui il Barletta perde solo ai rigori contro il Milan di Sacchi, Gullit e Van Basten, che qualche giorno prima ne aveva dati cinque al ben più quotato Bari.

Poi però arriva la dura realtà del campionato, e a Piacenza è subito sconfitta. Sarà così anche nella trasferta di Lecce e in quella di Trieste, dopo lo scialbo 0-0 contro l'Arezzo sul terreno "amico" di Foggia.

La Serie B va in scena per la prima volta nella città della Disfida domenica 11 ottobre 1987, quando al "Comunale" è di nuovo 0-0, questa volta contro il Brescia, nel quale milita il nazionale brasiliano, nonché futuro campione del mondo Branco.

Due punti in cinque partite, questo è il magro, ma tutto sommato preventivabile bottino di un Barletta che in quella Serie B sembra quasi capitatoci per sbaglio, visti i nomi delle squadre partecipanti. Dalla A, oltre al Brescia, sono scese l'Udinese e quell'Atalanta che proprio in quella stagione raggiungerà un'incredibile semifinale di Coppa delle Coppe. E poi vi sono Bari, Lecce, Parma, Cremonese, Genoa, il Bologna di Maifredi che stravincerà il campionato, e, dulcis in fundo, la Lazio allenata da Fascetti, che ha tra le sue riserve un giovanissimo Paolo Di Canio. Inutile quindi prendersi in giro: per solo poter pensare di provare a salvarsi, il Barletta deve fare la corsa su squadre come Arezzo, Modena, Sambenedettese, la penalizzata Triestina (che però ha già vinto per 2-0 il primo scontro diretto), e il Taranto, contro il quale i biancorossi ottengono, sotto una pioggia torrenziale, l'unico successo di un disastroso girone di andata, terminato con dieci miserrimi punti, a garanzia di una retrocessione che pare ormai scontata.

Dopo un breve e non certo indimenticabile interregno di Enzo Riccomini, in panchina viene richiamato Rumignani, e tutt'ad un tratto nella testa e nelle gambe dei giocatori del Barletta si accende un qualcosa di letteralmente impensabile. Al "Comunale" ci lasciano le penne Piacenza, Lecce e Triestina, mentre sul proprio campo, l'Arezzo si salva dalla sconfitta solo nei minuti di recupero, e il Brescia, al "Rigamonti", viene letteralmente incornato da "tavolone" Guerrini.

Incredibile ma vero, il Barletta adesso è fuori dalla zona retrocessione. Lo è anche in virtù del fatto che, grazie alla riforma della Serie A, nella stagione 1987/88 sono previste solo tre retrocessioni. I biancorossi resteranno in bilico tra paradiso e inferno fino alla 36esima giornata, quando un missile di Magnocavallo contro il Genoa (che a questo punto rischia seriamente la Serie C) sancisce in pratica per il Barletta una storica e incredibile salvezza, che sarà poi formalizzata con due pareggi all'insegna del "volemose bene" contro Bari e Bologna. In C retrocederanno invece il Modena (battuto in casa dal Genoa in un drammatico scontro diretto), la Triestina e l'Arezzo.

Secondo anno di B, e seconda rivoluzione. Via tra gli altri il portiere Savorani (destinazione Como, in Serie A), i senatori Scarnecchia e Pileggi, e il vecchio ma utilissimo bomber Loriano Cipriani. Dentro il portiere Amato, l'ala Mauro Nardini, l'attaccante ex Roma e Milan Francesco Vincenzi e tanti giovani provenienti dalla Serie C, tra cui il promettente Alessandro Marcellino. A guidare la squadra viene chiamato Francesco Paolo Specchia, reduce da discrete stagioni alla Centese.

Non è obbiettivamente un mercato che solletica la fantasia dei tifosi, e i mugugni in città si sprecano. Il girone di Coppa Italia poi - dove il Barletta perde piuttosto male contro il Napoli di Maradona e Careca e il Bologna, e pareggia a fatica in casa contro Bari, Sambenedettese e Spezia - non aiuta a lenire il forte scetticismo dell'ambiente, che poi diventa catastrofismo quando mister Specchia si dimette proprio alla vigilia di Barletta-Cremonese, prima gara del campionato 1988/89, lasciando la panchina all'allenatore in seconda Gesuldo Albanese.

Tutti si attendono ormai il peggio. E invece ecco il Barletta, e soprattutto il Di Cosola che non ti aspetti. Domenica 11 settembre 1988, a l "Comunale", la forte Cremonese di Bruno Mazzia strappa letteralmente per i capelli un soffertissimo 2-2, mentre in settimana Di Cosola porta a Barletta l'esperto portiere Coccia, l'attaccante ex Lecce Panero, e soprattutto Evaristo Beccalossi: protagonista assoluto dello scudetto dell'Inter 1979/80, croce e delizia della tifoseria nerazzurra e (con il romanista Pruzzo) grosso problema mediatico per Enzo Bearzot fino al trionfo mondiale del 1982.

Nel giorno in cui, alle Olimpiadi di Seul, scoppia fragoroso lo scandalo doping del velocista canadese Ben Johnson, i prestigiosi "nuovi arrivati" fanno il loro esordio in Barletta-Sambenedettese. Ed è subito un'altra cosa. I biancorossi, trascinati dal duo "bresciano" Beccalossi-Vincenzi, riscattano la sconfitta di Taranto e annichiliscono i rossoblu marchigiani con un inequivocabile 4-1. Nasce così, in quel controverso settembre del 1988, il Barletta più forte di sempre. Quello dei 35 punti in serie B (la vittoria, ricordiamo, all'epoca valeva due punti) e della salvezza anticipata, ma soprattutto quello del secondo miglior attacco del torneo, a pari merito con la Cremonese promossa in A dietro Genoa, Bari e Udinese, e dietro soltanto a quello del Messina di Zdenek Zeman e di quel Salvatore "Totò" Schillaci che di li a poco sarebbe incredibilmente assurto alla ribalta mondiale.

Nella stagione 1988/89 non sono mancati tuttavia i momenti difficili, soprattutto quando domenica 3 gennaio 1989, un brutale 0-3 subito in casa dal Parma fa esplodere la prima dura contestazione da parte del tifo organizzato. Una brutta pagina che però il Barletta di Gesualdo Albanese saprà ben presto archiviare a suon di gol e di bel gioco, raggiungendo alla fine una più che brillante permanenza in cadetteria.

La stagione 1989/90 inizia con un cauto ottimismo, vuoi perché Di Cosola non stravolge più di tanto la squadra (via i "vecchi" Beccalossi, Magnocavallo e Guerrini, dentro il libero Marcato, il rientrante Lancini e i fratelli Signorelli), vuoi perché il Barletta elimina nel primo turno di Coppa Italia (non ci sono più i gironi,… purtroppo) niente meno che il Verona di Bagnoli: squadra in disarmo, d'accordo, ma che solo quattro anni prima vinceva un incredibile scudetto. E non va male neanche l'inizio di campionato, dove il Barletta ottiene due importanti vittorie contro il Padova e soprattutto contro il nascente Foggia di "Zemanlandia" (rete di Ferdinando Signorelli). Poi però c'è la trasferta di Torino, contro i granata vincitori annunciati del torneo, che la domenica prima ne hanno dati sette al Pescara. Finisce con un "onorevole" 3-0 per Cravero, Muller e compagni, ma il problema è che tra Di Cosola e la tifoseria si rompe qualcosa, e il rapporto tra le due parti finirà con l'incrinarsi progressivamente e definitivamente. Non sta a noi stabilire ragioni e torti del contendere, anche perché chi scrive, all'epoca dei fatti, altro non era che un ragazzino da curva, con la sciarpa biancorossa al collo e poca voglia di studiare.

Da quel momento per i biancorossi iniziano le difficoltà, e alle onorevoli sconfitte in trasferta contro Parma e Cagliari, fanno da contraltare due sofferti pareggi interni contro Reggina e Triestina. Il parziale sollievo per la vittoria contro un Como in caduta libera viene poi subito soffocato dal rovinoso 0-4 di Licata. E il peggio deve ancora venire. La domenica successiva, infatti, la Reggiana del bomber Silenzi sbanca il "Comunale", e dopo l'effimero 0-0 di Messina, la situazione precipita domenica 3 dicembre 1989, quando una doppietta dell'avellinese Sorbello, condanna il Barletta al secondo Ko interno consecutivo, che costa la panchina a mister Albanese, ma soprattutto scatena una violenta contestazione dagli spalti che costerà ai biancorossi due turni di squalifica del campo.

Esiliato dal suo stadio, e con mister Mariolino Corso in panchina, sul neutro di Brindisi, Il Barletta da segni di risveglio battendo il Monza e pareggiando con il Catanzaro dopo il secondo 0-4 della stagione, incassato stavolta in casa del Brescia.

Poi, una volta scontata la squalifica del campo, inizia l'ennesima esaltante rimonta in classifica grazie a un Barletta in formato "Furie rosse" dei primi anni Ottanta. Al "Comunale" cadono infatti uno dopo l'altro, squadroni come Pescara, Torino (gol storico di Lancini) e Parma. Ma la vera e propria svolta della stagione va fatta risalire alla trasferta di Foggia, dove un Barletta semplicemente eroico, resiste in 9 contro 11 all'uragano rossonero, con mister Corso finito anch'egli anzi tempo negli spogliatoi, e con un giovane portiere barlettano, Nicola Dibitonto, che para tutto quel che c'è da parare (compreso un calcio di rigore), e conquista un punto di platino, se non altro dal punto di vista del morale. La salvezza, sicuramente più sofferta della stagione precedente, arriverà all'ultima giornata sul campo del già retrocesso Catanzaro.

La terza permanenza consecutiva in cadetteria viene accolta dall'ambiente quasi senza entusiasmo. Come se i tifosi percepissero nell'aria che i giorni migliori fossero ormai alle spalle. Purtroppo stavolta a corroborare la tesi dell'infallibile intuito del tifo biancorosso, vi sono anche i fatti, con la sempre più contestata famiglia Di Cosola che inizia la lenta fase di disimpegno affidando in primis le sorti della squadra all'amministratore Stefano Laera, e poi facendo letteralmente piazza pulita della squadra che aveva conquistato la salvezza a Catanzaro (eccezion fatta per Strappa, Gabrieli e Ferdinando Signorelli), consegnando a mister Salvatore Esposito un Barletta pieno di ragazzi provenienti dalle categorie minori.

Che sia una stagione disgraziata lo si intuisce subito dalla gara di ritorno del primo turno di Coppa Italia contro il Cosenza, quando il Barletta (che aveva vinto per 1-0 l'andata in Calabria) - che già pregustava la sfida del turno successivo contro il Napoli dell'ultimo Maradona - riesce nell'impresa di farsi battere per 0-3 in casa, e di "regalarsi", al posto del gran galà con il "Pibe de Oro", l'ennesima fragorosa contestazione contro la società.
Con queste premesse, il campionato che va ad iniziare il 9 settembre 1990, sembra avere l'esito già scritto. E invece ancora una volta la società sembra avere azzeccato gli uomini giusti, e dopo un avvio incerto, non solo inizia a incamerare risultati positivi, ma lo fa con un gioco brillante e offensivo mai visto all'ombra di Eraclio. Mai da quando era salito in B, si era infatti visto un Barletta così spavaldo e propositivo dettare il gioco sul campo di avversari come Verona, Cremonese, Salernitana, Reggiana, Ancona ecc. Non solo, ma per il secondo anno consecutivo, con un gol di Sottili quasi identico a quello di Ferdinando Signorelli di un anno prima, il Barletta supera al "Comunale" il super Foggia di Zeman destinato a far strame del campionato di Serie B 1990/91.
Tra i biancorossi si fanno notare in particolar modo: il possente e prolifico attaccante Pistella, il giovane trequartista Antonaccio, il laterale sinistro Tarantino, e il già citato Stefano Sottili, il quale arriverà addirittura a vestire in due occasioni la maglia della storica Under 21 di Cesare Maldini, futura campione d'Europa di categoria.
L'apice della stagione del Barletta di mister Esposito è l'entusiasmante 3-0 rifilato in 9 contro 11 all'Avellino, che porta incredibilmente i biancorossi a soli due punti dalla zona promozione. Poi però succede un qualcosa che a tutt'ora resta inspiegabile, e che ha inizio con l'1-5 del 3 marzo 1991 contro il Verona, per poi proseguire con la sconfitta per 0-2 sul terreno di un Foggia che sta letteralmente ammazzando il campionato. Certamente due sconfitte pesanti, ma subite contro la prima e la seconda in classifica. Tutto nella normalità quindi, per una squadra data dai suoi stessi tifosi già per retrocessa sin dai giorni del ritiro precampionato, e che invece si era sino a quel punto rivelata una delle più belle sorprese della stagione. Ma in società non la pensano così, e dopo il Ko di Foggia danno il benservito a mister Esposito, affidando la squadra a Roberto Clagluna.

Quanto accaduto di li in poi è tristemente noto. Il Barletta delle ultime 13 giornate vincerà solo una partita (contro la Lucchese) ed inanellerà sconfitte su sconfitte, fino a Barletta-Cosenza del 2 giugno 1991, quando sul punteggio di 1-1, un gol forse regolare annullato ai biancorossi scatena l'ennesima violentissima contestazione della tifoseria, condita da lancio di pezzi di gradinata in campo che costringerà l'arbitro a sospendere la gara, e il giudice sportivo a decretare, con la sconfitta a tavolino, l'aritmentica retrocessione del Barletta in Serie C.
  • Asd Barletta 1922
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