Centenario Barletta
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Calcio

Centenario biancorosso, dall’approdo al “Comunale” alla beffa di Cava de’ Tirreni - Seconda parte

Gli anni Settanta si aprono con il nuovo stadio, e si chiudono con una cocente retrocessione

17mila spettatori, tutti (tribuna coperta esclusa) rigorosamente in piedi. Tale è la capienza del nuovo "Stadio Comunale" di Barletta, sito in Via Vittorio Veneto. Siamo nel 1970, l'anno dei mondiali in Messico e dell'epocale "Italia-Germania 4-3". Un anno caratterizzato da grandi tensioni e mutamenti sociali, a cui non resta certo insensibile una città in piena espansione economica come Barletta. Ed è così che minigonne e blue jeans mandano brutalmente in soffitta le gonne e i pantaloni "della domenica" rigorosamente cuciti dalla "comare" della porta accanto. Il tutto mentre alla radio, "Venus" degli Shocking Blue spazza letteralmente via dalle classifiche quel che resta della canzone melodica italiana.

Ma il battesimo del Barletta calcio in quello che diventerà il "Puttilli" non è altrettanto travolgente. Nel 1970, infatti, solo la penalizzazione di 8 punti del Latina consentirà ai biancorossi di restare in Serie C. Tuttavia l'infausto destino è solo rimandato di un anno, quando il Barletta del neo presidente Nicola Filannino finisce malinconicamente in Serie D in compagnia di Enna e Internapoli.
A risollevare le sorti del calcio barlettano viene richiamato mister Ottorino Dugini. L'obbiettivo dell'immediata risalita viene centrato al termine di un lungo duello a distanza con il Teramo, deciso il 29 maggio 1972 da una doppietta del vecchio bomber Luigi Lobascio al Nardò. Il Barletta, dopo un solo anno, fa così ritorno nel calcio professionistico. Vi resterà ininterrottamente fino al 1995, anno del primo fallimento.

E' un periodo di transizione questo per il Barletta, caratterizzato da salvezze sofferte, quando non addirittura da infarto, come quella della stagione 1974/75, quando il Barletta, pur perdendo a Sorrento, riesce a salvarsi praticamente per un solo gol di differenza reti, e grazie anche al concomitante e inaspettato pareggio del Crotone a Frosinone. Un colpo di fortuna che purtroppo sconterà qualche anno dopo.

Sono gli anni in cui lo storico blocco dei Lobascio, dei Milillo, degli Scarpa, dei Di Paola ecc. sta passando il testimone ai vari Paolo Cariati, Ruggiero Cannito, Vito Iosche, ma anche a futuri grandi protagonisti della Serie A come i fratelli Claudio e Stefano Pellegrini, con il primo che avrebbe sfiorato nel 1981 lo scudetto (e la Nazionale) con il Napoli del grande Ruud Krol, ed il secondo brillante e prolifico attaccante in A con l'Avellino, prima di perdersi nel 1980 nelle paludi del calcio scommesse.

Al termine di una stagione 1976/77 senza infamia e senza lode il neo presidente Francesco Francavilla, in vista del campionato 1977/78 allestisce una rosa abbastanza competitiva con il chiaro intento - in vista della grande riforma della Serie C - di centrare almeno il dodicesimo posto che garantirebbe al Barletta l'accesso alla nuova Serie C/1. Arrivano così a Barletta il portiere Vincenzo Laveneziana, il forte centrocampista Franco Merafina, la guizzante ala Ivo Perissinotto, ma soprattutto dalla Ternana arriva il bomber Bruno Zanolla, che con Ciro Bilardi andrà a costituire uno dei tandem offensivi più prolifici della categoria. In panchina viene scelto niente meno che Francisco Ramon Lojacono, uno dei tanti oriundi argentini "dalla faccia sporca" venuti dal Sud America a deliziare la Serie A dei tardi anni Cinquanta.

Quello di Lojacono - dopo quello di Ottorino Dugini e del quinto posto in C della stagione 1966/67 -, numeri alla mano, sarà fino a quel momento il miglior Barletta di sempre. La squadra è solida, efficace, e per larghi tratti della stagione resta a ridosso della zona promozione, per poi staccare la spina, una volta raggiunto il piazzamento sufficiente a garantirsi il passaggio in Serie C/1 per la stagione successiva.

Due promozioni e quattro retrocessioni per ciascuno dei due gironi. Questo prevede il regolamento della nuova Serie C/1, alla quale prende parte il Barletta nella stagione 1978/79. In panchina c'è di nuovo Francisco Ramon Lojacono, capitano è sempre Paolo Cariati, in porta c'è sempre l'inconfondibile baffo di Vincenzo Laveneziana, ma non ci sono più né Bilardi né Zanolla, e purtroppo si nota fin troppo bene in campo.

L'inizio del torneo non è neanche malvagio, tanto che il Barletta dopo tre gare è primo in classifica con cinque punti, grazie alle vittorie in trasferta sul campo del forte Benevento e della Turris. Ma dopo l'exploit di Torre del Greco i biancorossi subiscono tre sconfitte di fila (di cui due in casa) contro Reggina, Salernitana e Matera.

La squadra fatica dannatamente a trovare il gol e ben presto si ritrova invischiata in piena zona retrocessione. Dai piani alti si prova a dare una scossa dando definitivamente il benservito a Lojacono e affidando la squadra a mister Vincenzo Margiotta. La mossa sembra dare i frutti sperati, tanto che un Barletta dato praticamente per spacciato dopo due terzi di torneo, inanella un filotto di risultati utili che lo porta domenica 9 giugno 1979 a giocarsi la salvezza sul campo della Pro Cavese. La partita termina con un 2-2 che va strettissimo ai biancorossi. Ma il calcio sa essere sport dannatamente crudele, e a Cava de' Tirreni il Barletta edizione 1978/79 sconta con gli interessi la fortuna di quattro anni prima a Sorrento. Il Chieti, infatti, ottiene un incredibile pareggio sul campo di un Catania in lotta per la promozione in B fino a 90 minuti dalla fine del campionato. Ma soprattutto la Turris, finita quartultima a pari merito con il Barletta, perde a Teramo per 2-0, ma si salva per un solo gol grazie alla migliore differenza reti nei confronti dei biancorossi, che tra l'altro avevano gli scontri diretti a favore.

Una beffa atroce per Cariati e compagni, dal momento che al Barletta, per evitare la retrocessione in C/2, sarebbe bastato un altro gol del Teramo contro la Turris, o quella che appariva come una scontata vittoria del Catania sul Chieti.
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