Barletta Calcio. <span>Foto Gazzetta del Mezzogiorno anno 2000 - Foto Calvaresi</span>
Barletta Calcio. Foto Gazzetta del Mezzogiorno anno 2000 - Foto Calvaresi
Calcio

Centenario biancorosso, da un'illusoria promozione alla crisi più nera - Nona parte

1998-2002: tra campionati anonimi e amministratori da avanspettacolo, il Barletta precipita dalla Serie D alla Promozione

L'ultima volta che il Barletta aveva militato nella quarta serie nazionale, risaliva alla stagione 1971/72, quando i biancorossi diretti da mister Dugini, e trascinati dai gol di Luigi Lobascio, stravinsero il campionato di Serie D, facendo immediato ritorno in quella Serie C persa appena un anno prima.

Questo era più o meno lo scenario immaginato da larga parte della tifoseria alla vigilia del Campionato Nazionale Dilettanti Girone G edizione 1998/99, quasi come fosse che certe categorie spettassero al Barletta per diritto acquisito. E' un errore che spesso gli sportivi barlettani commettono, soprattutto alla luce di un passato difficilmente ripetibile, visto il contesto economico di una città, ahinoi, radicalmente mutato rispetto agli anni Settanta e Ottanta.

Il classico errore che in quella tarda estate del 1998 porta gran parte dell'ambiente a vedere nei soli Campobasso e Potenza i maggiori ostacoli sulla strada del ritorno al calcio professionistico. E non aiuta a tenere i piedi per terra neanche la collocazione del Barletta nel girone G, che evita ai biancorossi le insidie delle "caldissime" trasferte in Campania e nell'entroterra napoletano, come sarà invece una decina di anni dopo.

L'avvio del campionato sarebbe anche incoraggiante, viste le due vittorie nelle prime due gare contro Renato Curi Pescara e Cerignola, che collocano il Barletta al primo posto in condominio con il favorito Potenza. Ma alla terza giornata ecco la prima doccia fredda della stagione, quando al "Comunale" di Via Vittorio Veneto, un grande Terracina, seppur in rimonta, impartisce ai ragazzi di Dino Bitetto una severa lezione di calcio, condita per altro dagli inqualificabili ululati di parte del pubblico nei confronti dell'attaccante dei ciociari Kanyengele.

Dopo il successo esterno ottenuto di misura al "Ventura" di Bisceglie, il Barletta ottiene solo due punti in cinque partite pareggiando in casa contro Ortona e Isola Liri e perdendo in trasferta contro Isernia e Anagni, e al "Comunale" contro il Potenza. La crisi di risultati costa cara a Dino Bitetto che viene sollevato dall'incarico in luogo di Vincenzo Ronzulli.

Li per li il cambio di guida tecnica sortisce gli effetti sperati, con i biancorossi che ottengono tre belle e importanti vittorie contro Real Piedimonte (1-0) e Sezze Setina (3-0) in trasferta, e contro il Luco dè Marsi (4-2) in casa. Poi però altrettante sconfitte consecutive contro Ceccano, Lanciano e Campobasso decretano la fine di ogni ambizione d'alta classifica di un Barletta che di li alla fine del campionato procederà tra i soliti alti e bassi verso un tutto sommato tranquillo piazzamento a centro classifica.

Nel frattempo sono però ricominciate le tribolazioni a livello societario, con il presidente Di Vittorio che il 15 giugno 1999 presenta le dimissioni perché "lasciato solo" da imprenditoria locale e amministrazione. Un ritornello ormai in voga da quasi un decennio. La tifoseria non la prende benissimo ed organizza un corteo sotto Palazzo di Città dove non mancheranno momenti di forte tensione.

Quattro giorni dopo Di Vittorio ritira le dimissioni, mentre intanto si assiste alla toccata e fuga dell'imprenditore altamurano Michele Maggi, e all'avvicinamento di Savino Maffei e Cosimo Vitobello, che di li a poco saliranno al timone della società.

Con un simile tourbillon societario è chiaro che la squadra allestita per disputare la stagione 1999/2000 non solletica più di tanto la fantasia dei tifosi, tanto che per risollevare il morale di una piazza ormai disincantata viene chiamato il caro vecchio mister Claudio Tobia, nell'ambito di una delle tante patetiche operazioni amarcord che ogni tanto il mondo del calcio ci regala, soprattutto a certe latitudini. Perchè per quanto bravo e competente mister Tobia possa essere (e indubbiamente lo era), un conto è poter contare sui Romiti, i Doto, gli Alivernini e i Di Maria, ben altra cosa è gestire un Barletta in Serie D dichiaratamente allestito, se possibile, per "mantenere la categoria". Ed è così che a conti fatti il Barletta di Tobia 2.0 riesce ad emulare la sua più che illustrissima versione originale (quella della stagione 1985/86) solo ed esclusivamente per il rovinoso 0-4 di Taranto.

Dopo il pesantissimo rovescio subito allo "Iacovone", il Barletta si issa tuttavia in posizioni di classifica ben più tranquille grazie a tre vittorie di fila ottenute di misura contro Locorotondo (2-1), Manfredonia (1-0 al "Miramare") e Pro Vasto (2-1), prima di incappare in un'altra crisi di gioco e di risultati che pone definitivamente fine all'illusione Tobia.

Nella trasferta di Campobasso (sconfitta per 0-1) sulla panchina biancorossa fa il suo esordio Maurizio Codispoti, classe 1964, ex terzino di Foggia e Atalanta, nonchè ennesimo figlioccio tecnico di Zdenek Zeman. Con il nuovo mister il Barletta cambia in qualche modo marcia. Infatti laddove c'era una cadenza di risultati fatta di due o tre pareggi di fila, una vittoria e un paio di sconfitte, adesso vi è il classico tutto o niente zemaniano costituito da una perfetta alteranza di sconfitte fuori e vittorie in casa che comunque porta il Barletta per il secondo anno consecutivo a concludere il torneo in una tranquillissima posizione di centro classifica, con tanto di successo per 1-0 in casa sul Taranto (anche stavolta stesso risultato del Barletta di Tobia 1985/86, quando si dice la cabala) che costa ai rossoblu jonici la promozione in serie C sul campo.

Il bel finale di campionato del Barletta di mister Codispoti riaccende in qualche modo un po di entusiasmo nella tifoseria biancorossa. Ad incrementare l'ottimismo (sic) della piazza contribuisce inoltre l'annuncio dell'ingresso in società dell'imprenditore, ingegnere e finanziere campano Italo Ghergurov, il quale, seppur con un certo stile, non perde occasione per lasciarsi andare alle solite promesse. Purtroppo però nell'ambiente biancorosso è ancora doloroso e freschissimo il ricordo di Piazza Caduti 1994 (con Perina e l'ex sindaco Fiore li a preannunciare "il Barletta nuovamente in Serie B"), e la realtà viene subito a galla sotto forma di un ennesimo caos societario che come prima conseguenza , a meno di un mese dall'inizio del campionato 2000/2001 , da il via ad un fuggi fuggi generale di calciatori e tecnico appena confermato.

La sarabanda societaria giunge al suo culmine tra gennaio e febbraio 2001, quando dapprima Ghergurov rileva l'intero pacchetto societario per poi cederlo a Franco Di Terlizzi, il quale fa appena in tempo a scongiurare un clamoroso sciopero dei calciatori prima di passare definitivamente la mano al commercialista foggiano Pasquale Amicarelli. Nel frattempo, giusto per non farci mancare nulla, oltre che quella dei tifosi e dei calciatori che oramai non percepiscono lo stipendio da mesi, le assurde vicende riguardanti l'AC Barletta catturano l'attenzione della Guardia di Finanza che il 20 febbraio 2001 opera una perquisizione nella sede della società.

A tutto questo indecoroso baillamme si aggiungono inevitabilmente i desolanti risultati sul campo, con il Barletta malinconicamente ultimo in classifica che, in pratica, già a metà marzo dice addio alla quarta serie nazionale, vista la decisione del presidente Amicarelli di mettere fuori rosa - in quanto "non aderenti al progetto" - elementi come Stea, Gallo e Salvemini: tra i pochi a sputare letteralmente sangue per la maglia in quella disgraziatissima stagione che culmina con la seconda deprimente retrocessione (questa volta sul campo) in Eccellenza.

Se mai vi fossero contesti perfettamente adattabili al vecchio detto "al peggio non v'è mai fine", quello del Barletta Calcio di quei mesi sicuramente è tra quelli che più ci si avvicina. Infatti, se nell'estate del 2000 gli sportivi barlettani hanno dovuto assistere ad uno spettacolo indecoroso, lo scenario dell'estate del 2001 - anno in cui lo stadio di Via Vittorio Veneto viene intitolato a Cosimo Puttilli - rasenta la farsa più indecente.

Il 25 giugno del 2001 Amicarelli dichiara di credere nel ripescaggio in Serie D. Peccato però che lo stesso Amicarelli non riesca nemmeno a presentare la domanda a causa del fatto di "non aver ricevuto in tempo la modulistica necessaria" (sic), oltre che per la ormai proverbiale "mancanza di garanzie, da parte dell'amministrazione, sulla gestione dello stadio".

Nell'attesa sempre di una fantomatica cordata di imprenditori pronta a rilevare la squadra, in un modo o nell'altro Amicarelli riesce il 12 luglio ad iscrivere il Barletta al campionato di Eccellenza pugliese, prima di nominare Savino Voltarella alla carica di amministratore delegato della società.

Guai finiti? Nemmeno per sogno. Anzi, il peggio deve ancora venire. Il 20 agosto, una rosa di calciatori lasciati letteralmente allo sbando più totale decide di disertare il raduno. Due giorni dopo, come se non bastasse, il neo amministratore delegato Voltarella è protagonista di un diverbio "piuttosto acceso" con un vigile urbano di Cerignola che gli costa una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.

Fine della commedia? Ancora no. Dopo l'esordio in Coppa Italia al "San Sabino" di Canosa, dove i rossoblu locali superano per 4-1 un Barletta infarcito di juniores, accade qualcosa che va oltre il surreale. Domenica 9 settembre 2001 è in programma Barletta - Cerignola, seconda partita del gironcino di coppa. Al momento del varo dei gironi il "Puttilli" è temporaneamente indisponibile, causa rifacimento del manto erboso. Un problema però decisamente risolvibile qualora fosse stata inviata un'apposita istanza nei tempi e nei modi prescritti dalla normativa comunale. A questo punto del racconto il lettore si chiederà: "mica va a finire che Barletta e Audace Cerignola trovano chiusi i cancelli dello stadio, con conseguente sconfitta per 0-3 a tavolino?"

Si, caro lettore. È andata a finire proprio così, e a questo punto onestamente c'è ben poco da biasimare nella feroce (ma non violenta) protesta del giorno dopo da parte della tifoseria organizzata, per quello che - a prescindere da ciò che accadrà di li a poco sul campo - è a tutti gli effetti il punto più basso della storia del Barletta Calcio. Un vero e proprio "11 settembre biancorosso", due giorni prima del vero "11 settembre".

Del campionato di Eccellenza pugliese 2001/2002 disputato dal Barletta a questo punto è quasi superfluo parlare. I biancorossi di mister Lello Giannini, con una media di tre gol subiti a partita e con i calciatori che in più di un'occasione vanno a giocare in trasferta con le proprie auto e a proprie spese, - tra il totale disinteresse di tifosi, imprenditori e amministrazione comunale - sprofondano nel campionato di Promozione regionale.
  • Asd Barletta 1922
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