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Caso Utd Sly Trani. I possibili colpi di mercato del Barletta e la crisi irreversibile del “calcio minore”

Il caso non è che l’ultima di una serie di tristi vicende che ormai caratterizzano il calcio cosiddetto “minore” made in Italy

Per i calciofili di tutta Italia si sa, agosto è il mese dei sogni. Poi però a un certo punto, ad ogni sogno corrisponde un risveglio che può essere dolce o amaro a seconda dei casi. Nel caso della United Sly Trani il risveglio si è rivelato repentino, perché avvenuto a un mese abbondante dall'inizio della stagione, ma soprattutto amarissimo, in quanto la seconda compagine calcistica tranese (l'altra è la Vigor), al pari del Barletta 1922 si presentava come una delle massime favorite ai nastri di partenza del prossimo campionato d'Eccellenza Pugliese, vista la rosa allestita dal discusso presidente Danilo Quarto.

E invece a sole 48 ore dai roboanti e baldanzosi proclami da parte di Quarto ("Barletta? Se loro sono la squadra da battere, noi cosa siamo?") ecco il clamoroso colpo di scena con lo stesso Quarto che "deluso dagli appena 300 abbonamenti" molla squadra, staff tecnico e società al suo destino perché "stanco di essere lo Zio Paperone". Ed è di queste ore la notizia dello svincolo da parte di giocatori e staff tecnico della United Sly Trani, i quali hanno tempo sino al 15 settembre per accasarsi altrove.

Naturalmente l'evolvere di tale situazione viene seguita con grande attenzione da altre società dilettantistiche pugliesi, tra le quali proprio il Barletta 1922 tanto snobbato dall'ex proprietario della Unite Sly Trani. La società biancorossa, oltre alla punta ex Fidelis Andria Loris Palazzo, starebbe seguendo in particolare il forte ed esperto centrocampista argentino Facundo Ganci che però piace anche a squadre come il Corato e soprattutto il Taranto.

Tornando però al caso United Sly, vi è da notare che in ogni caso la compagine tranese risulta regolarmente iscritta al campionato di Eccellenza, e ciò fa si che con ogni probabilità, a partire da settembre potremmo dover assistere - salvo ulteriori colpi di scena come rinunce, ripescaggi o addirittura ulteriori e clamorose retromarce - all'ennesimo campionato falsato da una compagine il cui organico è al momento composto da un pezzo di carta: il titolo sportivo. Non un inedito purtroppo a queste latitudini calcistiche, dove è abbastanza frequente passare in un batter d'occhio dalle campagne acquisti faraoniche ai decreti ingiuntivi per mancati pagamenti di fitti, acqua, luce e gas.

Naturalmente il caso United Sly Trani non è che l'ultima di una serie di tristi vicende che ormai da qualche decennio caratterizzano da Nord a Sud il calcio cosiddetto "minore" made in Italy. Un movimento da troppo tempo abbandonato a se stesso da una federazione ormai capace solo di discutere di diritti TV, nel vano tentativo di copiare (malissimo) altre realtà europee ben più strutturate, e di garantire in maniera democristiana (nell'accezione peggiore del termine) poltrone e potere sempre alle solite facce in maniera diretta o per interposta persona.

Tutto questo mentre il calcio dilettantistico (e non solo), un tempo fucina di straordinari talenti del nostro calcio, sta morendo tra il colpevole disinteresse anche di una stampa sportiva da anni impegnata più a rincorrere fantomatiche "bombe di mercato" che a fare il proprio mestiere. Ma in fondo che importa di tutto questo? Tanto quando non si va ai mondiali basta immolare il Ventura di turno.
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