Mare di Barletta
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Cara Barletta ti scrivo

«La bella addormentata Zes di Barletta separata dalle consorelle?»

Il risveglio delle Zes di Puglia: un commento di Nicola Palmitessa

«Tra la complessità della gestione dei porti dell'Adsp Adriatico, la scarsa tempistica di relazionarsi del porto di Barletta - forse non lontana dalla flemmatica lentezza di pachiderma -, rischierebbe di appesantire anche quella della stessa Adsp Adriatica? Non spetta a noi valutare le ragioni di tale proverbiale lentezza. Tuttavia conviene ribadire - come sin dalle origini del pubblico dibattito suscitato sulle Zone Economiche Speciali, di cui siamo stati tra i primi in assoluti in Puglia e a livello nazionale - che una delle cause sarebbe ascrivibile sulla sottovalutazione degli attori di interesse, oggi definiti stakeholder, (associazioni datoriali e sindacali, di singole imprese (diportistica e infrastrutturali), di associazioni culturali e loro relative osservazioni e Piani Strategici sulla economia del mare, etc.

Se l'Amministrazione di Barletta, perseverando nel non saper (o voler) identificare e coinvolgere tali stakeholder, ripiegano nella solita stralunata burocrazia comunale, che delle Zes ed altre cose di economia del territorio connesse a quella del mare, pare non abbiano alcuna cognizione di causa. Da qui il dolce declino dell'immobilismo, generatore di ulteriore dissesto produttivo, disoccupazione e fuga di cervelli. Tutto girerebbe secondo copione già visto. La totale assenza di una visione di criticità sulla economia delle nostre città, verrebbe acquietata dai soliti proclami da banale protocollo. Gruppi o tavoli di lavoro, sulle Zes ed altre problematiche, (tra cui quella di integrare strategicamente, la città all'area portuale e sistema delle coste), sarebbero pura chimera? Perché osservando la ZES Adriatica, il polo di Barletta sembra come decapitato dall'hinterland di città e loro aree produttive? Recentemente, infatti, se la definitiva istituzione delle Zes di Città portuali della Puglia Settentrionale (Manfredonia, Molfetta e la stessa Barletta) ha sollevato le dovute e specifiche problematiche in ogni sistema locale produttivo, invece Barletta con i suoi amministratori si è trincerata nel solito silenzio assordante. Crediamo che una delle ragioni di fondo sulla lentezza burocratica nostrana sia il non coinvolgimento degli stakeholder e gruppi di interesse.

Sulla istituzione della ZES Adriatica, quella di Manfredonia si caratterizza per altro, della lettera aperta dell'on. Antonio Tasso e le mire di Syndal sui terreni ex Enichem. Per il via libera definitivo del Governo Nazionale, l'on. si congratula "con tutti gli stakeholder" (cioè gruppi di interesse) che hanno contribuito a raggiungere questo importante risultato. Si tratterebbe insomma come utilizzare al meglio i venti ettari della zona ex Anic. E così via. Per Molfetta, la città sarà parte integrante della ZES (Zona economica Speciale), anche qui è giunto il via libera dei Ministeri (Infrastrutture e dei Trasporti e quello dell'Economia e delle Finanze). La Zes comprenderà 128 ettari, di cui 11 ettari nell'area portuale e 117 nell'area retro-portuale (zona Asi e Pip). Commenta il sindaco Tommaso Minervini: la città potrà avere più forza lavoro, evitando la perdita di quote di popolazione giovanile. Servono "proficue sinergie tra i nostri imprenditori, le aziende interessate importanti investimenti e il mondo della scuola e della formazione". Vi sarà richiesta di personale specializzato (Gazzetta 6 agosto 2019). Se entrambi i commenti di Manfredonia e Molfetta, si caratterizzano per un ringraziamento e una auspicabile sinergia tra i gruppi di interesse (gli stakeholder), fino a coinvolgere, oltre il mondo dell'imprenditoria, anche quello della scuola e formazione, cosa avviene per Barletta?

Ecco ora le due dichiarazioni di rito nostrano, degli Amministratori di Barletta. La prima è quella del sindaco Cannito: la Zes "consentirà a tutti i soggetti coinvolti, istituzioni e privati, e a chi deciderà di investire, imprenditori locali ed esteri, di beneficiare di condizioni speciali". "Ringrazio, perciò, la Regione Puglia e tutti coloro che, a livello regionale, si sono spesi e impegnati per questo risultato". La seconda è quella del vicesindaco Marcello Lanotte: "rientrare nella zes Adriatica vuol dire disporre di uno strumento di sviluppo formidabile per la città e per il territorio". "Si dovrà arrivare preparati". "Imprenditori, aziende e comune devono intessere un dialogo proficuo al fine di creare le sinergie necessarie".

In realtà da queste striminzite dichiarazioni, come si dovrebbe arrivare preparati? Quali criticità soffre il sistema produttivo dell'area industriale di Barletta? Quali le effettive potenzialità di sviluppo, se da tempo la profonda crisi produttiva si caratterizza per un'offerta strutturalmente superiore la domanda, quali aziende e prodotti da richiamare negli investimenti? Gli stakeholder, cioè i tre Sindacati hanno suggerito di prestare attenzione al comparto agroalimentare, Logistica, Meccanica, Tessile, abbigliamento e calzature. Mentre Confindustria e Cna alle semplificazioni burocratiche e amministrative.

Quale governance? Quali i perigli si annidano all'interno della nostra governance istituzionale e territoriale? Che senso avrebbe parlare delle Zes come strumento di sviluppo formidabile per la città e per il territorio, quando lo stesso territorio di area retro-portuale di Barletta è stata decapitato dal proprio hinterland portuale (in pratica le dieci Città della Provincia Bat)? Cosa c'è dunque dietro i commenti laconici di prese d'atto semplicemente formali sulle Zes, se non lo stesso pessimismo dei nostri amministratori, accompagnata dalla eterna scarsa attenzione sulle complesse dinamiche sociali e produttive e culturali? A questi interrogativi, finalmente, anche se con un certo ritardo, sono giunte le opportune dichiarazioni del segretario generale della Cgil, di cui ne tracciamo una sintesi, nell'auspicio che la Zes si estenda e si integri anche in altre città e aree produttive. Osservazioni queste, da tempo già preavvertite da noi, che tuttavia non giustificano la lentezza della nostrana burocrazia comunale.

Le osservazioni della Cgil. La presenza del Polo di Barletta nella ZES non sembra adeguatamente motivata da un punto di vista delle relazioni funzionali effettivamente caratterizzanti il territorio dell'hinterland del Porto di Barletta. Così ha recentemente dichiarato Biagio D'Alberto, Segretario generale della Cgil di Barletta, Andria, Trani Alcuni "aspetti problematici" relativi al polo di Barletta. Il Piano Strategico della ZES Adriatica ignora il Piano Territoriale di coordinamento Provinciale (PTCP) della nostra Provincia che prevede due Progetti Territoriali Strategici che impattano sulla ZES Adriatica-Polo di Barletta. Inoltre per quanto riguarda il Piano strategico Territoriale 2, l'idea forza sarebbe quella di promuovere una governance delle aree produttive della BAT, capace di attuare una strategia di sviluppo fondata sulla forte attenzione della domanda reale, anche nella prospettiva di un marketing territoriale attento alle dinamiche nazionali e internazionali. In questo contesto di area vasta sono state già individuate ben 42 aree produttive profondamente differenziate tra loro. In breve, le informazioni contenute nelle analisi del Piano strategico della ZES non danno conto di questa problematica perché considera a priori solo la zona industriale di via Trani di Barletta, ma non è l'unica del territoriale che gravita sul Porto stesso.

Invece il Piano Strategico Provinciale (PST8) persegue la realizzazione di un sistema integrato di azioni che favorisca il sistema di relazioni materiali e movimento merci tra il molo di ponente del porto commerciale di Barletta e le reti della viabilità su gomma e ferrovia (adeguamento dello svincolo tra la statale 16 e via Andria, con la viabilità principale extraurbana; il ruolo del polo logistico a Barletta su via Andria collegabile alla ferrovia Bari-Nord e quindi al Porto via ferrovia; l'assenza di snodi logistici di Foggia con il porto di Barletta, etc.). Infine se alla ZES Adriatica sono da assegnare ulteriori 261 ettari ai comuni, si renderebbe necessario un rapido confronto con la Regione, attivando anche un tavolo di lavoro con la Provincia e Comuni della BAT, con funzione di creare premesse per avviare la elaborazione del Piano strategico Territoriale 8 del Piano di Coordinamento Provinciale, attivando risorse previste da fondi nazionali ed europei (Gazzetta 23/8/2019). Dopo queste osservazioni della Cgil, passiamo a Molfetta.

Il buon esempio della Zes di Molfetta. Ma queste condivisibili osservazioni della Cgil, non pare giustificano la mitica lentezza burocratica. Il comune di Molfetta, per esempio, ha già approntato quasi del tutto le adesioni alla rispettiva Zes di tutto il sistema produttivo nelle sue aree Asi, con tanto di protocollo, (particelle catastali, Zona-Asi, Foglio Particella, mq. di area Zes, etc). Mentre il comune di Barletta rimane fermo al palo dei buoni propositi. Dal video di presentazione della Zes Molfetta si legge: "La Zes, zona economica speciale, è un territorio che una legislazione economica diversa da quella nazionale con il duplice obiettivo di sostenere la crescita e l'internazionalizzazione delle attività produttive locali e d i attrarre investimenti stranieri. Tra i benefici della Zes ci saranno agevolazioni fiscali e doganali, tempi dimezzati per le autorizzazioni e oneri amministrativi e istruttori più bassi. La Zes per Molfetta comprende complessivamente 128 ettari. Di conseguenza la zona produttiva della città potrebbe presto triplicare il numero delle imprese, il fatturato e la forza. La Zes è stata presentata il 2 luglio, nel corso di un incontro pubblico, ospitato dall'azienda Omat, nell'area artigianale di Molfetta. Presenti, il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, il sindaco, Tommaso Minervini l'ingegner Giuseppe Creanza, componete del team che ha redatto i piani Zes, Saverio Tammacco, consigliere di amministrazione di Puglia Sviluppo, Gabriella Azzollini, assessore alle attività produttive, oltre ad imprenditori, investitori esteri, rappresentanti del mondo delle banche, della scuola, del mondo politico, professionisti".

Come si può notare, gli stakeholder non sono soltanto sindacati, associazioni datoriali e Banche, ma anche il mondo della scuola, professionisti e centri studi, etc. Insomma, quasi l'intero universo della cittadinanza. Dal comune di Molfetta e dalla sua cittadinanza, Barletta e la Provincia Bat, avrebbero molto da imparare, se allargassero la visione sugli specifici stakeholder del territorio. Della cui rassegna stampa di rilievo nazionale (insieme alle ipotesi progettuali di sviluppo), il nostro centro studi - a detta di molti negli scenari regionali e nazionali - ne và orgoglioso, benché inascoltata. Se la Zes di Barletta appare come la bella addormentata separata dalle consorelle città della Bat, non è detto che continui nell'oblio del proprio letargo».

Dott. Nicola Palmitessa, Centro studi: La cittadella Innova
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