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Voglio fare la volontaria, ma a Barletta nessuno ha bisogno di me

Un’associazione accetta, ma prima di iniziare impone un corso di formazione a pagamento

Ecco la storia di Speranza, nome di fantasia, scelto appositamente da questa giovane donna che, laureata da poco, ha provato a cercare un impiego come volontaria nella sua città, Barletta, ricevendo una serie di dinieghi, se non spesso risposte poco delicate e a scopo di lucro. Adesso Speranza dovrà affacciarsi molto probabilmente in altre città per potersi dedicare al volontariato. Abbiamo deciso di raccontarvi la sua storia attraverso le sue stesse parole che nascondono nella loro cruda verità, l'amarezza di una situazione al limite del possibile.

Da quanto tempo stai cercando un posto come volontaria?
«Sono circa tre mesi che quasi ogni giorno vado in giro a cercare un "impiego come volontaria"».

Verso quale tipologia di associazione hai indirizzato la tua richiesta?
«Ho iniziato a chiedere di collaborare con le associazioni no profit, con onlus e cooperative sociali. Successivamente mi sono affacciata presso enti che si occupano di donne minori e associazioni che curano disabili che versano in condizioni disagiate».

Cosa ti è stato risposto generalmente?
«In quasi tutti i casi non sono mai riuscita a parlare direttamente con la responsabile di queste associazioni, quindi il più delle volte ho lasciato il mio recapito telefonico a segretarie o figure simili, sperando inutilmente in una futura richiamata o anche in una risposta seppur negativa, che non è mai arrivata. Una in particolare, tra tutte le persone con cui mi sono interfacciata, mi ha addirittura richiesto l'abilitazione per esercitare la professione (forse non avendo minimamente presente di cose intendessi io con "volontariato") precisandomi di non volersi relazionare con persone che vanno presso la sua associazione solo per perdere tempo. Avevano bisogno di persone che si rendessero collaborative (facendomi comprendere la sua scarsa fiducia in noi "volontari") e che prima di iniziare avrebbe organizzato un corso di formazione a pagamento».

Secondo te per quale motivo è così difficile fare la volontaria nella nostra città?
«Credo che il più delle volte la nostra proposta collaborativa venga accantonata come "un qualcosa in più che non sempre può esser utile" considerandoci privi di esperienze, soprattutto perché la maggior parte delle persone che si affacciano al mondo del volontariato sono giovani, quindi, secondo chi si occupa di selezionarli, privi di quelle qualità che possano essere utili per valorizzare la loro attività».

Quali sono le motivazioni che ti spingono a cercare un impiego nel volontariato?
«Dopo aver conseguito la laurea ho pensato che iniziare a comprendere cosa significasse lavorare, responsabilizzarsi e rendersi utile mediante il volontariato sarebbe stato un buon inizio. Poi soprattutto mi piacerebbe fare esperienza, quell'esperienza che da un po' di anni è richiesta per essere assunti in quasi tutti gli ambiti lavorativi. Ciò che mi spinge a cercare è la speranza (da qui il mio nome di fantasia), la fiducia, la voglia di poter trovare l'occasione giusta che possa darmi l'opportunità di imparare e nello stesso tempo di dare anche il mio contributo nel collaborare ma soprattutto nel proporre, nel mio piccolo, delle iniziative sfruttando quel bagaglio culturale che ho costruito nei miei anni di studio e di vita»

Te la sentiresti di lanciare un appello a chi si occupa di associazioni umanitarie o impiegate nel sociale a Barletta?
«Certo. Come ormai ben sappiamo le opportunità lavorative, soprattutto in questi tempi e nel nostro paese, sono scarsissime quindi apprezzate la volontà di questi giovani che, costretti a rimaner in silenzio, hanno ancora la forza di farsi sentire, di dar spazio alle loro volontà, non chiedendo nulla in cambio se non la semplice fiducia di poter scoprire in loro qualcosa che possa esser utile. Non accantonate le loro proposte, il più delle volte sono le fonti più preziose per poter costruire qualcosa. Se davvero volessimo perder tempo non lo faremmo tramite il volontariato perché abbiamo tanti altri modi per farlo e non staremmo certamente a sfruttare il nostro tempo libero prestando collaborazione gratuitamente».
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