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Questione Timac, richieste di chiarimenti alle autorità

Legambiente cerca di far luce sulle leggi in materia. «Gli episodi hanno sempre la stessa causa»

La questione Timac non si placa, lasciando dubbi e preoccupazioni ai cittadini barlettani, che subiscono, comunque sia, un danno da parte dell'industria di concimi. La stessa, infatti, è sita in via Andria, completamente inglobata nel tessuto abitativo della città. L'episodio in questione, ultimo di una lunga serie, è avvenuto nel pomeriggio di venerdì 22 Febbraio, infestando la città di un odore nauseante.

Ce ne siamo già occupati con un intervento del prof. Ruggiero Quarto, e oggi pubblichiamo l'intervento del gruppo barlettano di Legambiente, a firma del presidente Giuseppe Cilli.

«Siamo andati a informarci al comando di polizia municipale – racconta Cilli - venerdì pomeriggio, e abbiamo ricevuto le rassicurazioni sull'intervento tempestivo del comando di polizia municipale ma tali dichiarazioni ci sembrano alquanto vaghe. Per questo, il circolo Legambiente Barletta ha presentato una lettera di chiarimenti e approfondimenti al commissario prefettizio nel richiedere analisi e controlli da parte dell'Arpa Puglia, in quanto ente pubblico preposto a campionare e spiegare eventuali danni ambientali e alla salute pubblica. Già in precedenza nei controlli effettuati nello stabilimento di produzione di fertilizzanti, sono state riscontrate incongruenze riguardo all'emissione di acido solforico, e ricordiamo che l'azienda è in fase di rilascio V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale). La normativa sulla qualità dell'aria e sulle emissioni in atmosfera, individua per alcuni inquinanti valori limite di concentrazione in atmosfera delle emissioni ma le esalazioni che causano i cattivi odori, non sono sottoposte a valori limite. Sebbene presenti nei principi, le alterazioni dell'aria provocate da emissioni odorigene, mancano completamente, a livello nazionale, di riferimenti normativi sui livelli di accettabilità degli odori e del disagio olfattivo.

Tuttavia – conclude la nota di Legambiente, chiedendo chiarimenti alle autorità competenti - è previsto un monitoraggio delle emissioni di odore attraverso una caratterizzazione chimica qualitativa e quantitativa delle stesse, e la verifica di concentrazione di odore mediante analisi inolfattometria dinamica (UNI EN 13725)».
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