Donne, politica e lavoro: quale futuro
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Quale futuro per "Donne, politica e lavoro"?

Se ne è discusso sabato 29 ottobre a Barletta. Durante un convegno organizzato dal Psi donne

Rotonda contro semaforo, accomodamento contro suddivisione del tempo, inclusione contro rispetto del principio economico. Questa, in metafora, la contrapposizione che ha animato il convegno "Donne, politica e lavoro: quale futuro", volto alla riaffermazione dello "women power" nella nostra società. L'evento si è tenuto nel pomeriggio di sabato 29 ottobre, presso il Centro artigiani di via Foggia, 18, a Barletta. Pia Locatelli, presidente dell'Internazionale socialista donne, Magda Terrevoli, presidente commissione regionale Pari opportunità, Rita Saraò, portavoce movimento Donne in rete per la Rivoluzione gentile, e Lia Masi, fra le fondatrici dello stesso, hanno offerto dal palco il loro contributo alla discussione esaminando la realtà e lanciando proposte per cambiarla, a cominciare dalla legge elettorale, passando per la collocazione delle donne sul mercato del lavoro, fino ad arrivare a capire come gli stereotipi di genere siano creati e declinati strumentalmente per confinare la donna a un ruolo di icona non da contemplare ma da mercificare. L'incontro, Il convegno, promosso dal consigliere regionale Psi Franco Pastore, è stato egregiamente moderato da Alessandro Porcelluzzi, redattore di Barlettalife.it, unico uomo sul palco tra 4 donne.

L'incontro si è articolato intorno a 3 macroaree con un unico filo conduttore, il legame "uno e trino", con evangeliche reminenze, tra 3 dei motori della nostra società, le donne, la politica e il lavoro, sono state oggetto di discussione durante l'incontro.

Il primo punto toccato ha inerito l'annosa, oramai, questione dell'accesso delle donne al mondo del lavoro, spesso vissuto a spese di quella "cappa", come spesso è interpretato dal sesso femminile la necessità di ottemperare agli obblighi familiari. La Terrevoli ha auspicato un cambio di approccio mentale circa il legame donna-lavoro: "La distanza tra i paesi nordici e la realtà italiana è sempre più netta, con particolare riferimento ai congedi parentali, limitato nelle richieste nel nostro paese, il che riduce la possibilità di partecipare alle dinamiche familiari da parte dei mariti a causa della renitenza ideologica presente nell'uomo italiano. I problemi dei figli si comprendono attraverso un tempo trascorso insieme a loro adeguati sul piano quantitativo e qualitativo". Auspicio ribadito dalle parole della dottoressa Masi, dalle cui parole è tracimato un sano femminismo: "Noi vogliamo arrivare a una differenza di giudizio non più basata sul genere, ma sul merito, sulla ragione, sul welfare, sulla vocazione. Ognuno deve poter scegliere lavoro non dove c'è posto, ma dove ognuno sente di potersi esprimere al massimo, secondo le proprie aspirazioni".
Meno passionale ma altrettanto coerente la voce della Saraò: "Il welfare in Italia lo facciamo noi donne, che curiamo bambini, adolescenti e genitori anziani. Questo governo nazionale continua a tagliare su ogni cosa che possa rendere le donne italiane maggiormente emancipate. La nostra responsabilità oggi non è dire cosa non va, ma evidenziare cosa vogliamo che si faccia".

Un punto cardine ha inerito la concliazione all'interno della coppia e della comunità, lavorativa e sociale. Sulla necessità di moderare gli impegni nella coppia ha insistito la Locatelli: "La conciliazione riguarda uomini, donne ma soprattutto i tempi. Una grande rivoluzione è nelle giovani coppie: i padri di oggi hanno scoperto la paternità e tutta la quotidianità propria di questa condizione. Non basta, però: è necessario coinvolgere la famiglia e sistemare in modo diverso le relazioni nella coppia, non secondo la dipendenza, ma secondo l'assoluta regolamentazione spontaneamente costruita, oltre all'organizzazione aziendale, che deve guadagnare in flessibilità, alla pari dei servizi urbani". Tagliente la considerazione della Locatelli: "E' una fortuna che le donne vadano in pensione prima, perchè suppliscono alle carenze non curate dallo Stato".

Si è poi discusso di un altro argomento che ha infuocato il pubblico presente, perlopiù composto da donne, ossia la presenza-assenza delle donne nelle istituzioni politiche italiane: un punto critico che raggiunge l'acme a Barletta, ove si rinviene un primato negativo (assenti donne nelle ultime 2 giunte, assente anche la Consulta delle donne) per la presenza delle quote rosa. La Terrevoli ha raccontato dell'emblematico caso di Molfetta, rilevando come "la Commissione delle Pari Opportunità abbia sollevato all'eco nazionale l'assenza di donne nel Consiglio Comunale. Il ricorso è arrivato in Consiglio di Stato, quando il Sindaco ha dovuto nominare una donna, la signora nominata si è invece detta d'accordo con la decisione del Primo Cittadino". Il neo è stato additato per estensione alla Giunta Regionale pugliese, ove "solo 3 componenti su 70 sono donne", suggerendo l'adozione del modello campano (doppia preferenza in sede elettorale) come soluzione vincente. La Locatelli ha espresso la posizione dell'Osservatorio Nazionale Socialista Donne: "La cultura cambia, non sempre in senso positivo, quindi sperare che il tempo aiuti a migliorare è vano. L'unico meccanismo per cambiare la situazione in Italia è l'aspetto legislativo vincolante, a livello nazionale e regionale. Esistono uomini di potere e donne di potere: è questo che dobbiamo imparare, anche forzandoci, ovviamente augurandomi e augurandoci che arrivi il momento in cui vivremo senza forzature".

Sull'ingresso delle donne in politica ha insistito la professoressa Masi: "Le donne non sono refrattarie alla politica, ma devono inquadrare il sistema nel quale entrare, se quello in cui si accetta lo stato quo . Al momento esiste ancora un gruppetto elitario, che come me è diventato femminista per la politica, per rispondere a una società nella quale ti compravano le scarpe ma non ti facevano pensare. L'equità è discriminazione dei bisogni e applicazione delle soluzioni. E' questo che la politica deve capire!". "Le donne vengono selezionate tra le lenzuola dalla politica"- ha tuonato la Terrevoli a margine del discorso.

Durante la conferenza è stato proiettato un significativo video riguardante le definizioni e le categorizzazioni ruotanti intorno al significato della parola "donna", con particolare attenzione al linguaggio pubblicitario, che ha spesso imposto la figura femminile come necessitante dell'aiuto dell'uomo per realizzarsi. Una raffigurazione decisa, quasi dal tono ossimorico, di quanto l'evento si proponeva di cancellare per le donne, nell'agone politico e quello lavorativo, costruendo un'autonoma identità femminile giocando finalmente sulla stessa scacchiera dell'arena maschile. Un programma già ascoltato, stavolta da adottare con forme diverse, si auspica.

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