Lucilla
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Cronaca

Negli occhi di Lucilla lo strazio della seconda ondata Covid

«Io li ho visti. In questi giorni, non a marzo. I giovani sani, le mamme positive in ospedale con i bambini a casa»

Come ai tempi dell'inizio pandemia, quando a marzo ci commuovemmo per le terribili esperienze vissute dal personale sanitario, da quei medici e infermieri che imparammo a chiamare "eroi". Oggi le lancette dell'orologio sembrano tornare drammaticamente indietro nel tempo per farci rivedere quelle immagini che già avevamo archiviato come un triste, ma sbiadito ricordo.

L'emergenza è tutt'altro che sbiadita, anzi è ardente, incalzante, e cerca anche di superare l'ignoranza e la leggerezza che in troppi stanno dimostrando in questo avvio di seconda ondata Covid. Quell'ardore, quello strazio di chi vede la sofferenza ma vuole lottare per sconfiggerla, viene raccontata dalle parole ma soprattutto dagli occhi di Lucilla Crudele.

Lucilla, giovane barlettana, è una specializzanda al Policlinico di Bari. Il suo sfogo, postato su Facebook, ha fatto il giro del web, lanciando un messaggio di consapevolezza verso chi si ostina nel sottovalutare l'emergenza. Contro complottisti, negazionisti, ignoranti e irresponsabili, le sue parole sono un dardo che dovrebbe trafiggere tutti, e portarci a un serio esame di coscienza. Nessuno escluso.

«Io li ho visti. In questi giorni, non a marzo. I giovani sani, non gli anziani superobesi. Le signore con la manicure fatta e la piega in ordine, non quelle trasandate di cui pensi che magari sono disattente a loro stesse. Io li ho visti. I figli terrorizzati. Le mamme positive in ospedale con i bambini a casa. I ricoverati a cui nessuno può portare i cambi della biancheria perché tutta la famiglia è in quarantena. E le ho ascoltate le videochiamate che abbiamo ricominciato a fare. Li ho visti e fuori fa ancora caldo, possiamo far cambiare aria alle stanze e prendere il caffè all'aperto. Cosa sarà di noi fra 15 giorni? Perché io li ho già visti i 118isti stremati, i colleghi in burnout e gli infermieri a pezzi. La prospettiva è la guerriglia fuori dagli ospedali per un posto letto. Perchè intanto chi doveva decidere, programmare, prevenire e risolvere ha pensato bene di sminuire, smentire, rassicurare senza alcun fondamento, visto che anche ad agosto c'erano i positivi in giro ma la campagna elettorale era più importante. Quindi smettiamola di dire che 15 giorni di #lockdown o restrizioni dure sono la fine della nostra economia perché nel caso stiamo solo rinviando di qualche giorno l'inizio di sei mesi di morte, crisi irreversibile (che non si basa solo sul vostro pareggio di cassa) e disordini sociali. Quelli veri, non quelli programmati dalla camorra. E nel mentre, tutti complottisti con i morti degli altri. A 'sto giro, gli altri siamo noi».

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