Antonio Fucci. <span>Foto Tommaso Francavilla</span>
Antonio Fucci. Foto Tommaso Francavilla
La città

«Mussolini era un avventuriero pazzo»

Il ricordo del generale Ettore Fucci, nelle parole di suo figlio Antonio

Ritrovare la memoria dei padri, nel ricordo dei loro figli. E' il caso del bersagliere Ettore Fucci, cittadino barlettano che ha combattuto nelle due guerre mondiali, ricoprendo l'incarico di comandante del Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nell'ultima guerra. Alla vigilia della festa della Liberazione, suo figlio Antonio, 89enne, ex partigiano, ci racconta qualche aneddoto del suo illustre padre. Incontriamo Antonio Fucci, sua moglie Costanza Savino e la loro figlia Stefania, in visita a Barletta, dove sono stati ricevuti dal sindaco Pasquale Cascella e dal prefetto dott.ssa Clara Minerva.

Ettore Fucci andò via da Barletta, ventenne, come bersagliere semplice, per combattere nelle trincee della prima guerra mondiale, attraversando molteplici campagne militari fino a diventare generale di corpo d'armata, durante la seconda guerra mondiale. Ruggiero Graziano, presidente della locale sezione ANMIG, ha accolto la famiglia Fucci a Barletta, decidendo di cointitolare la locale sezione ANMIG al generale Ettore Fucci.

Immancabili alcune domande ad Antonio Fucci che, oltre ad essere imparentato con la famiglia Cafiero (sua madre si chiamava Fortunata Cafiero ), è cugino dei fratelli Casardi e del barlettano Alfredo Reichlin, ex dirigente nazionale del PCI.

Suo padre Ettore ha partecipato alla prima guerra mondiale. Le raccontava aneddoti particolari sulla Grande Guerra?
«Vide un soldato austriaco che lo stava sparando, si buttò per terra, ma il proiettile lo raggiunse poco sopra il cuore, rimase a terra, privo sensi e fu fatto prigioniero. Gli Austriaci lo catturarono e lo portarono a Mathausen. Dopo poco tempo, la guerra si concluse e fu liberato. Noi conserviamo quella divisa con il buco del proiettile. Mio padre considerava quella guerra un macello di sangue, ma è sempre stato in prima linea, anche nelle campagne militari successive, coi suoi soldati. Ha sempre rispettato il nemico, pur trovandosi in situazioni rischiose».

Ettore Fucci ha combattuto nello stesso battaglione del bersagliere Enrico Toti.
«Si, comandava la stessa compagnia di Enrico Toti. A Roma, presso il museo dei bersaglieri, è esposta un foto che ritrae mio padre con Enrico Toti».

Aveva un porta-fortuna, da portare in battaglia?
«Si, sua madre gli regalò un fazzoletto tricolore, che lui ha portato sempre con se, in tutte le battaglie. Lo conserviamo tuttora».
Colonnello Ettore FucciEttore Fucci nella guerra di Spagna
Suo padre Ettore ha combattuto nella guerra di Spagna?
«Si, entrò clandestinamente in Spagna, con un passaporto falso e vi rimase per tutta la durata della guerra (1937- 39). Comandava la divisione "Frecce Azzurre":un corpo di volontari».

Il generale Fucci stimava Benito Mussolini?
«Lo riteneva un pazzo avventuriero. Mio padre è stato sempre anti-fascista, sebbene avesse dovuto partecipare alle campagne militari ideate da Mussolini, per evitare pericolose ritorsioni. Infatti, dopo l'8 settembre, il reparto di Ettore Fucci è stato l'unico che ha battuto i nazisti in Corsica. Poi, fu convocato dal Governo Badoglio per creare una unità di combattimento, il "Corpo Italiano di Liberazione" (CIL), costituito da due brigate. Mio padre comandava la prima brigata e fu vice comandante del CIL; il comandante era il generale Umberto Utili. Hanno combattuto sul versante adriatico e liberato molti paesi dagli occupanti nazisti, come ad esempio l'Aquila».

Un aneddoto di quelle battaglie?
«La brigata doveva conquistare una obiettivo strategico, ben difeso dai nazisti. Quando i nazisti si sono accorti che erano quegli stessi bersaglieri che li avevano battuti in Corsica, se la diedero a gambe! Il generale tedesco Rommel disse:" Il soldati tedeschi hanno stupito il mondo, i bersaglieri hanno stupito i soldati tedeschi!"».

Come avvenne e dove saltò sulla mina, che lo mutilò?
«Nel settembre 1944 sul versante adriatico, durante una ricognizione in prima linea con una jeep, saltò su una mina anticarro. Sulla jeep c'erano anche il suo attendente e l' autista, che non ebbero gravi conseguenze. Fu operato all' ospedale da campo americano, subendo l'amputazione della gamba all'altezza della coscia sinistra, riportò anche la frattura del malleolo della gamba destra e la frattura di una vertebra cervicale. In seguito, gli fu applicata una protesi e camminava aiutandosi con dei bastoni. Per la convalescenza, si trasferì a Barletta, presso il palazzo Cafiero (Corso Vittorio Emanuele). Restammo a Barletta fino al 1948, per poi trasferirci definitivamente a Napoli, dove è deceduto il 22 novembre 1980».

Suo padre Ettore, si è sentito dimenticato dalla città Barletta?
«Non credo si sia sentito dimenticato da Barletta, non si è mai lamentato in questo senso, ha fatto il suo dovere e non si aspettava niente altro, era molto riservato e non amava le manifestazioni pubbliche.
Parlava spesso di Barletta, ricordando quando era giovane e viveva li».

Sig. Fucci, come è venuto a conoscenza dell'articolo su suo padre, pubblicato su BarlettaViva?
«Sono venuto a conoscenza dell' articolo su Barletta Viva, tramite uno dei miei figli, Ettore, che vive in Canada, digitando su Google. Colgo l' occasione per ringraziarvi per l' affetto e l' ammirazione che avete per il generale Ettore Fucci».
12 fotoIl generale Ettore Fucci, dalla prima guerra mondiale alla guerra di liberazione
Ettore Fucci durante la guerra di liberazioneEttore Fucci nella guerra di SpagnaEttore Fucci e sua moglie Fortunata CafieroEttore Fucci è il quinto bersagliere a destraIl medagliere di Ettore FucciCasa natale di Ettore Fucci a Barletta, piazza Monte di PietàAntonio Fucci, sua moglie Costanza Savino e sua figlia StefaniaAntonio Fucci, sua moglie Costanza Savino e sua figlia Stefania, Ruggiero Graziano e il prefetto Clara MinervaAntonio Fucci e il sindaco Pasquale CascellaAntonio Fucci e Ruggiero Graziano ricevuti dal sindaco Pasquale CascellaAntonio Fucci, sua moglie Costanza Savino, la figlia Stefania e Ruggiero GrazianoEttore Fucci durante la guerra di liberazione
Il generale Ettore Fucci sposò Fortunata Cafiero, da cui ebbe quattro figli: Rosa, Stefania, Maris e Antonio. Antonio Fucci è sposato con Costanza Savino e ha tre figli: Stefania e Vito (residenti ad Amsterdam), Ettore (residente in Canada).

Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) fu un contingente di truppe italiane regolari che, costituito il 18 aprile 1944, fiancheggiò le operazioni degli alleati (soprattutto del V Corpo britannico e del II Corpo polacco) contro i tedeschi. Operò sulle pendici nord-orientali delle Mainarde molisane, nelle alte valli del Volturno e del Sangro, poi nel settore adriatico fino a Urbino. Fu protagonista delle conquiste del Monte Marrone e del Monte Cavallo, e di quella di Filottrano. Fu disciolto il 24 settembre 1944, ma l'impegno e la volontà dimostrata convincono gli alleati, i quali decidono di aumentare la possibilità d'impiego dei reparti italiani e di assegnare nuovi equipaggiamenti, consentendo la nascita di 6 divisioni denominate Gruppi di Combattimento.

Enrico Toti (Roma, 20 agosto 1882 – Monfalcone, 6 agosto 1916) è stato un prodigioso inventore, un ciclista e un eroe italiano della prima guerra mondiale. Nell'agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell'Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per effettuare l'aggancio a una doppia locomotiva e per fare rifornimento d'acqua, a causa dello spostamento delle locomotive, Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Subito portato in ospedale, l'arto gli fuamputato al livello del bacino Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all'attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando "Nun moro io!" (io non muoio!)[1], poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto.
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