Protesta ambulanti
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La città

Il grido degli ambulanti: «Ci è stato proibito il diritto al lavoro!»

La manifestazione di ieri ai piedi di Palazzo di città

Palazzo di città, nel pomeriggio di ieri, è stato teatro di una manifestazione pacifica di disagio da parte della categoria degli ambulanti costretti ad uno stop forzato da inizio marzo, che all'orizzonte non vedono ancora una data certa per la ripartenza e sono soggetti alle decisioni che, di volta in volta, provengono dagli organi superiori della politica.

Da parte dei diretti interessati l'accusa, univoca, è quella di essere stati privati dell'inalienabile diritto al lavoro e di apparire molto spesso "invisibili" agli occhi della politica locale, ritenuta colpevole del blocco di questa estate per giostre e bancarelle, che da anni illuminano il secondo week-end di luglio della città della Disfida, portando folklore, gioia, colore ed economia tra le strade del centro storico e del lungomare barlettano, mentre la componente religiosa della festa si è svolta ugualmente, come testimonia il pellegrinaggio di un gruppo di fedeli al santuario qualche giorno fa.

A rappresentare la categoria in essere, in questa "manifestazione di disagio", ci sono Savino Montaruli, coordinatore "CasAmbulanti", e Sebastiano Tortora, il dirigente A.C.A.B. (Associazione Commercianti Ambulanti BAT), secondo i quali le direttive emanate dallo Stato non sono state rispettate, trascinando la società in un clima di tensione e crisi che annulla anche le tradizioni storiche e colpisce il patrimonio culturale, tanto che la provocazione si è spinta fino ad un: «Consegneremo le nostre licenze, visto che, a quanto pare, non valgono nulla».

La manifestazione di oggi ha raccolto le lamentele di una porzione di territorio comprendente il sud del foggiano, la provincia di Barletta-Andria-Trani e le zone del nord-barese e sono stati espressi alcuni concetti alla base della decisione di una protesta, che è stata svolta in maniera pacifica e nel rispetto delle normative anti-Covid, in presenza anche di organi di polizia: l'accusa principale è, come detto, quella di essere stati privati del diritto al lavoro e di apparire invisibili agli occhi della politica nostrana, mentre tanti altri settori sono tornati al lavoro già da mesi, convivendo con l'emergenza Covid-19, rispettando le consuete misure di prevenzione per evitare il contagio e la diffusione.

Inoltre, da inizio giugno sono state riaperte anche le frontiere tra regioni, che hanno permesso a molti cittadini di muoversi dal resto d'Italia verso la Puglia, dopo aver affrontato i consueti controlli che escludano la positività al virus.

E se questo lavoro è, a detta di molti, un lavoro "stagionale", non altrettanto stagionali sono le spese che queste famiglie hanno dovuto e devono ancora affrontare, tanto da chiedere, in alternativa alla riapertura, almeno un contributo economico.
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